Crisi regione – Cercasi stabilità (di Governo) disperatamente

I Rischi e le debolezze della strategia della “doppia tenaglia”. La minaccia di crisi della legislatura e di messa in discussione degli assetti di partito si scontra con “il fattore...
Umbria

Di Ciuenlai - Si chiama manovra a doppia tenaglia. E' quella inventata da Annibale per sbaragliare i romani a Canne ed è quella che ha distrutto la sesta armata tedesca sotto Stalingrado.

In piccolo, è la stessa che Catiuscia Marini e Giacomo Leonelli, stanno organizzando per costringere i Mo - Dem del Sottosegretario Giampiero Bocci e di Luca Barberini ad arrendersi. La minaccia dei due massimi esponenti democratici della nostra regione, è la stessa : “Se non rientrate succede un cataclisma e sarà colpa vostra”. La Governatrice vuole garanzie di fedeltà “altrimenti la legislatura è finita”, il Segretario chiede altrettanto “altrimenti me ne vado e apro la crisi nel Partito”. Pistole puntate, ma caricate, in gran parte, a salve.

La risposta dei “ribelli” temo che sarà sempre la stessa : “garantiremo le maggioranze”, come hanno fatto ieri in Consiglio Regionale. Questo però non esclude che singoli consiglieri, o singoli membri del gruppo dirigente del Pd prendano iniziative personali. E se poi queste iniziative, trovando l'appoggio delle opposizioni interne ed esterne, stravolgeranno documenti come quelli sul bilancio , pazienza. Un assaggio di questa tattica è stato il pareggio sulla mozione contro Orlandi. Toccherà alla Governatrice valutarne, di volta in volta, il peso e decidere di conseguenza. Su Orlandi ha fatto finta di niente, ma certo avere un direttore generale della sanità, che non ha la fiducia della maggioranza del Consiglio, non è certo un buon inizio. Ed i tanti distinguo del tipo “la valuteremo sulle iniziative di Governo” non promettono niente di buono.

Comunque, fiducia o non fiducia, la Regione è oggi governata da una Giunta di minoranza, che basa la sua esistenza sull'appoggio esterno di un pezzo di Pd. Una Giunta che, senza un accordo di legislatura, essendo in balia del caso per caso, non può garantire una assoluta stabilità di Governo. Cosa per cui la linea del “Morire per Orlandi” comincia a mostrare qualche crepa in alcuni settori fedeli alla Presidente.

E il tempo non gioca a favore della Marini. . In Umbria sta andando in onda quello che si pensava sarebbe stato le scenario del Pd, dopo la sua nascita. Gli ex Ds a comandare e gli ex margherita a far valere il loro peso. Ex Comunisti (Marini ed affini), ex socialisti (Paparelli & son) ed ex repubblicani (Leonelli coi suoi giovani renziani), salvo rare eccezioni (Cernicchi e Smacchi), si sono uniti contro la “banda Dc” (Bocci, Brega e Barberini).

Ma questa alleanza è tutt'altro che un“monolite”. I protagonisti non sono autonomi, dipendono tutti dalle correnti romane del Pd e dalle loro sorti. E al momento i loro fari di riferimento non godono di buona salute. Gli azionisti di maggioranza relativa, i Giovani Turchi, rischiano di trovarsi in difficoltà tra qualche mese. Se il loro capo Orfini naufragherà nelle tempeste romane ( e la vicenda delle primarie non promette niente di buono), il loro peso diminuirà di conseguenza e comincerà la ricerca affannosa di un riparo sicuro (ricerca che qualcuno dice sia già cominciata), che spappolerebbe la versione locale della corrente. Se succede , state tranquilli, che Anna Ascani ed il gruppo umbro “ amici dei renziani che contano”, non si lasceranno scappare l'occasione per dare un colpo mortale agli attuali assetti ed accaparrarsi una delle poche regioni lasciate agli alleati di partito.

La minoranza Pd, i Bersaniani, stanno per andare in rotta di collisione con Renzi alle prossime amministrative. Se davvero presenteranno Colombo a Milano, Bray a Roma e Bassolino o chi per lui a Napoli, sarà difficile mantenere rapporti di alleanza con il gruppo Renziano, anche in periferia. Gli ex popolari non avrebbero quindi che da sedersi su quella sponda del fiume ed aspettare, perchè le possibilità che il cadavere del loro nemico passi, non sono poche.

Solo che a forza di drammatizzare la cosa, la fretta può costringere gli altri ad accelerare i tempi della resa dei conti. Tutto cospirerebbe dunque per un rapido e duraturo accordo. Ma si torna sempre al punto di partenza : A Orlandi, chi glielo dice?