Pensieri e piccoli regali all'esterno del casale dell'orrore dove sarebbe stato ucciso il bimbo di 2 anni

Arrestata la madre, una foto ritraente il bambino insanguinato  inviata al padre. il giorno prima di uccidere il figlio, lo aveva strattonato e legato con forza al passeggino
Umbria

Il caso di cronaca nera avvenuto nella zona di Città della Pieve (cittadina turistica dell'Umbria oggi maggiormente nata perché citta di residenza fissa del presidente del Consiglio Mario Draghi ) sta facendo il giro dei media nel mondo.

Ieri gli abitanti della cittadina umbra hanno depositato, nell'area del casolare abbandonato di Pò Bandino, doni e fiori per il bimbo che sarebbe stato -si suppone - ucciso dalla madre che non ha confessato il grave atto fatto – si suppone - per rabbia nei confronti del padre.

Tra i tanti regali un peluche è stato depositato sul cancello, mentre alcune macchinine di vario colore sono state depositate a terra nell'area del cancello che porta al casolare abbandonato di Pò Bandino, dove gli agenti hanno rinvenuto il carrozzino, un fendente ed una maglietta sporca di sangue.

Il fatto

La madre è entrata nel locale tenendo in braccio il figlio di due anni: poi lo ha adagiato su un nastro trasportatore di una cassa, al momento chiusa, chiedendo aiuto. All'arrivo dei soccorritori il bimbo era già morto, con numerose ferite da arma da taglio -  sul collo, sul torace ed in altre parti del corpicino. il dramma si è svolto  nel primo pomeriggio di ieri.

 La donna 44enne ungherese, Erzsébet Katalin Bradács, domiciliata a casa di un conoscente a Chiusi, nel Senese, era in evidente stato confusionale. Sul posto, oltre al personale sanitario, sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia locale che indagano sulla vicenda.

All'esterno del supermercato è stato trovato un passeggino con alcune tracce di sangue, è questo al momento uno degli elementi al vaglio degli investigatori, che assieme al Pm stanno in queste ore cercando di ricostruire quello che è successo. Al momento dell'intervento degli agenti parrebbe che il bimbo sia stato trovato con diverse ferite da arma da taglio, all'addome e al collo, ma su questo non ci sono dichiarazioni definitive, essendo le indagini delicate ancora in corso.

Ai militari che l'hanno interrogata ha fornito una versione "contrastante" rispetto alla dinamica dell'accaduto. La sua posizione è al vaglio degli inquirenti. Intanto la Procura di Perugia procede per omicidio.la donna  dopo una presenza  presso la  Caritas, nella giornata di giovedì avrebbe raggiunto Chiusi, in Toscana al confine con l'Umbria dove aveva vissuto e lavorato alcuni anni fa. Parrebbe che  a dare ospitalità a lei ed al figlio sarebbe stato un vecchio conoscente.

Erzsébet Katalin Bradács sin dalle prime battute, avrebbe dunque fornito versioni diverse dell’accaduto alla polizia ritenuti poco credibili.

"Quello che è certo - ha detto il sindaco Fausto Risini - è che si tratta di una grande tragedia accaduta in un centro piccolo e tranquillo, ora sconvolto". 

Il padre del bimbo si troverebbe all'estero (Uncheria) con il figlio più grande. Sul caso di omicidio  indaga la Procura di Perugia ed il Pm Emanuela Comodi.

Già da ieri sera, grazie ad alcuni testimoni, le indagini si erano incentrate su un edificio diroccato poco lontano dal luogo della tragedia, circondato da erba alta e terra incolta. Si tratta di una ex centrale Enel sita dall’altro lato della strada rispetto al supermercato. Proprio tra la vegetazione sarebbero state rinvenute delle tracce di sangue, presenti anche nel passeggino dove probabilmente era tenuto il bimbo poco prima di morire. Un coltello sarebbe stato trovato nella borsa della donna. Questo elemento si trova ora al vaglio degli investigatori coordinati dalla Procura di Perugia per stabilire se si tratti o meno dell'arma del delitto. Alcuni cittadini avrebbero anche raccontato che il giorno precedente alla tragedia, nel tardo pomeriggio di giovedì 30 settembre, la donna era stata vista mentre strattonava in modo violento il bambino, Alex Juhasz, tanto da far arrivare i carabinieri. Anche queste testimonianze dovranno essere verificate dagli inquirenti.

La donna è ora accusata di omicidio volontario aggravato. Il decreto di fermo è stato emesso nella notte dal pubblico ministero Emanuela Comodi, titolare delle indagini. Si legge in una nota della Procura di Perugia guidata da Raffaele Cantone: “La misura si è resa necessaria visti i numerosi e significativi elementi emersi nelle immediate investigazioni avviate a seguito dei fatti. La mole degli indizi raccolti propende, infatti, per una presunta responsabilità della madre, una 44enne di nazionalità ungherese, la quale sarebbe l'unica ad aver trascorso le ore antecedenti all'evento delittuoso con il piccolo". Questo dato sarebbe emerso sia dai filmati registrati dalle telecamere di sicurezza della zona, sia da altri elementi raccolti anche di natura dichiarativa.

Dalle indagini è emerso

Un ulteriore elemento, ritenuto molto importante dagli investigatori, è stato l'invio di una foto, ritraente il bambino insanguinato e quindi ferito, trasmessa molto presumibilmente dalla donna al padre della piccola vittima che si trova in Ungheria.

L’immagine è stata inviata tramite una piattaforma social che ha subito allertato tutte le Autorità competenti. Anche l’uomo, che appunto non si trova in Italia, avrebbe chiamato le forze dell'ordine.