Umbertide, chiusa l’inchiesta sulla Moschea

Fra i 13 indagati anche due ex sindaci e l’imam
Umbertide

La Procura di Perugia ha fatto recapitare l’avviso di conclusione delle indagini a 13 persone. L'indagine riguarda la concessione del terreno su cui è stata edificata la moschea di Umbertide, su cui grava il sospetto di un abuso d’ufficio.
Tra gli indagati vi sono i due ex sindaci, Giampiero Giulietti e Marco Locchi, e l’imam Chafiq El Oqayly, insieme ad altri rappresentanti dell’associazione islamica ed ex assessori.
Il pm Gemma Miliani, che ha aperto un fascicolo in seguito all’esposto del leghista, Valerio Mancini, accusa i 13, a vario titolo, di abuso d’ufficio e turbata libertà degli incanti.
La moschea di Umbertide ha comportato l'esborso di 150 mila euro di costo per il terreno acquistato in tre diversi momenti, ma si mettono in discussione i crismi dell’evidenza pubblica. Sotto esame una delibera che ha consentito il frazionamento del terreno per la maxi moschea attorno alla ex serra ricalcolandone il valore.
In particolare, Giulietti, insieme ai suoi assessori Stefania Bagnini, Simona Bellucci, Federico Ciarabelli, Maria Cinzia Montanucci, i tecnici comunali, Lorenzo Antoniucci e Paolo Pistoletti, l’imam El Oqayly e i consigli del direttivo dell’associazione culturale, Hassana El Abadila, Zairi Faouzi, El Nador El Mostapha (questi ultimi quali istigatori) sono accusati di abuso d’ufficio perché, sta scritto agli atti, “in violazione degli obblighi di trattare equamente tutti i soggetti portatori di interessi tutelabili, con la n.21/2013, dopo aver modificato in ubicazione, estensione e valori tutti i lotti oggetto di asta pubblica del 22.7.2011, a seguito della quale l’associazione islamica si era aggiudicata quello che in tale procedura di evidenza pubblica era denominato ‘lotto 3’ di 780 mq per un importo pari a 50.100 euro hanno proceduto all’assegnazione diretta alla suddetta associazione di due nuovi diversi lotti, oltre al lotto P, parcheggio, ubicati fronte strada, senza aver pubblicato un nuovo avviso di asta, procurando intenzionamente alla stessa associazione un ingiusto vantaggio patrimoniale e danneggiando gli ulteriori potenziali acquirenti”.