Rogo Thyssen di Torino, due manager sconteranno 5 anni di carcere in Germania

Il Tribunale regionale superiore di Hamm ha respinto il ricorso di Gerald Priegnitz e Harald Espenhahn, già condannati in Italia
Torino

Il Tribunale regionale superiore di Hamm ha respinto il ricorso dei due manager di Thyssenkrupp che ora dovranno scontare 5 anni di carcere in Germania. Omicidio colposo e incendio doloso per negligenza i capi di imputazione. La sentenza definitiva arriva a dodici anni di distanza dal rogo in cui morirono sette operai (Torino, 6 dicembre 2007).
I dirigenti Gerald Priegnitz e Harald Espenhahn, per i fatti furono condannati in Italia, con l'accusa di omicidio colposo e incendio doloso per negligenza. In Italia la Cassazione aveva condannato Priegnitz a 6 anni e 10 mesi e Espenhahn a 9 anni e 8 mesi.
Il tribunale di Essen aveva dichiarato esecutive le pene italiane, ma le aveva adeguate al diritto tedesco, che prevede una detenzione massima di 5 anni.

L’incidente


Poco dopo l’una di notte del 6 dicembre 2007, sulla linea 5 dell’acciaieria di Torino, sette operai vengono investiti da una fuoriuscita di olio bollente, che prende fuoco. I colleghi chiamano i vigili del fuoco, all’1.15 arrivano le ambulanze del 118, i feriti vengono trasferiti in ospedale.
Alle 4 del mattino muore il primo operaio, si chiama Antonio Schiavone. Nei giorni che seguiranno, dal 7 al 30 dicembre 2007, moriranno le altre sei persone ferite in modo gravissimo dall’olio bollente: si chiamavano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo e Bruno Santino.
Degli operai coinvolti nell’incidente, l’unico superstite e testimone oculare si chiama Antonio Boccuzzi: lavora nella Thyssen da 13 anni, è un sindacalista della UILM, il suo ruolo sarà centrale nella denuncia delle colpe dell’azienda. 

Sulla questione c'è da registrare anche una presa di posizione del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede: "Il mio primo pensiero va ai familiari delle vittime che rivendicavano una risposta di giustizia. A loro va il mio più forte abbraccio. A loro avevo detto che non si poteva pensare di sfuggire alla giustizia italiana semplicemente varcando il confine. Non abbiamo esitato a sensibilizzare in ogni occasione e a differenti livelli le autorità tedesche sull'aspettativa italiana che la giustizia facesse il suo corso in tempi rapidi".