Il taglio dei bus isola la città

Da domenica 7 luglio verranno ridotte le linee A e B
Todi

di Francesco Castellini - Da domenica 7 luglio il numero dei pullman pubblici a Todi, per il collegamento con il centro storico, nello specifico le linee A e B, sarà ridotto nelle ore pomeridiane. Il sindaco Antonino Ruggiano, insieme all'amministrazione, ha contestato la decisione presa dalla Regione al fine di conteneri i costi del trasporto pubblico.
«Il provvedimento - afferma il sindaco - andrà a colpire soprattutto la parte più debole e indifesa della popolazione, quella che non si può permettere altre soluzioni per lo spostamento. Inoltre appare inopportuno anche sotto l'aspetto ambientale». Da qui la decisione del sindaci di comunicare all'assessore ai Trasporti della Regione dell'Umbria e al Consorzio che gestisce il servizio di trasporto pubblico locale, lo stato di gravissimo isolamento in cui continua ad essere lasciata la Media Valle del Tevere e in particolare il Comune di Todi.


E che il trasporto pubblico in tutta l'Umbria non funzioni come dovrebbe è sotto gli occhi di tutti. Basti dire che questa nostra regione è quella con il più alto tasso di motorizzazione, che in soldoni significa 700 auto ogni mille persone residenti, con un parco macchine nettamente più vecchio di quello europeo e con Perugia che svetta su tutte le altre province con tre macchine a famiglia. E così ecco che per andare al lavoro, per portare i figli a scuola, o solo per andare a fare la spesa, si ricorre alla cara vecchia auto privata. Che conti alla mano alla fine risulta perfino più conveniente. E di certo il mezzo più comodo. A fronte di questo ci si aspetterebbe lo studio e l’adozione di una Piano Trasporti efficace e funzionale per incentivare il mezzo pubblico. E invece che sta accadendo? Che la Regione per risparmiare ha deciso di tagliare le corse degli autobus. Una su dieci. Palazzo Donini la chiama “razionalizzazione” delle corse. Una sforbiciata netta a linee extraurbane e urbane, che ha l’intento dichiarato di portare al ripianamento dei bilanci in rosso vermiglio. Un milione e trecentomila chilometri in meno dai primi di luglio a settembre, e la stessa cifra da lì alla fine dell’anno se non si individueranno soluzioni alternative. La delibera della Regione è stata al centro dell’incontro infruttuoso tra le organizzazioni sindacali e Busitalia. Mentre dal canto loro i Comuni puntano il dito: «La situazione del trasporto pubblico in Umbria appare drammatica nel merito e grave per il metodo con il quale è stata affrontata».
I sindaci, con una nota congiunta lamentano il mancato coinvolgimento da parte della Regione, sottolineano che lo squilibrio per il solo 2019 va dai 13 ai 16 milioni di euro, e spiegano che «di fronte a questo contesto il Piano regionale dei Trasporti può essere ormai considerato sostanzialmente saltato». E per questo non vogliono sentirsi scaricare addosso le colpe relative al mancato versamento dell’Iva (21 milioni per il triennio 2016-2018), annunciando che si presenteranno «con una posizione univoca frutto di un lavoro comune di carattere tecnico». «La drammatica situazione finanziaria è infatti il risultato di una evidente incapacità di programmazione da parte della Regione». «La colpa - conclude la nota - è di quel Palazzo Donini che di fatto ha continuato a operare a fronte di una gara scaduta da sette anni, senza bandirne una nuova, e si è caratterizzato per una penuria di interventi strutturali, peraltro richiesti da anni, per l’incapacità di rivisitare il sistema dei trasporti regionale nella sua interezza e di utilizzare in maniera economica e efficiente il Fondo nazionale dei trasporti a beneficio di tutti i cittadini e dell’intero territorio regionale in maniera bilanciata». Nella caccia ai risparmi i sindaci hanno chiesto che vengano coinvolti anche altri settori del trasporto e hanno informato della situazione i Prefetti. Ad andare all’attacco della Giunta è anche il segretario regionale della Lega Caparvi: «Non possono essere i cittadini a pagare le negligenze di un Pd sempre più allo sbando. I soldi per evitare il taglio di buona parte del servizio pubblico li trovi la Regione».