La Metropolitana di superficie, chi l’ha vista?

Ha detto l’Assessore regionale che s’è persa la pratica: roba da matti
Terni

di Adriano Marinensi - Sull’argomento delle infrastrutture viarie, a Terni, di recente ci sono state narrate due notizie, una favorevole e una ostile.
Prima l’amaro. Se non fosse incredibile, sarebbe ridicola: la pratica tecnico-amministrativa, relativa alla cosiddetta Metropolitana di superficie Terni-Cesi, sul tracciato dell’esistente ex Ferrovia centrale umbra, è andata smarrita. Almeno negli uffici della Regione dell’Umbria risulta perduta nei meandri della burocrazia. Il collegamento urbano, pensato al passato remoto, per i “regionali” è come Carneade per don Abbondio. Circa la funzione, si tratta di qualcosa di simile al Minimetrò perugino con la non marginale differenza che quello funziona già da un decennio e quest’altra, progettata venti anni fa, per metà è rimasta sulla carta. Pur non avendo bisogno di scavare gallerie e costruire viadotti (capita la battuta?).
Anche la Terni-Cesi è “un valido strumento di mobilità alternativa”, con il fine di ridurre l’impatto ambientale prodotto dai mezzi a motore trafficanti in quantità esagerata, all’interno del popoloso quartiere di Borgo Rivo.
  Trattandosi di un treno, è quasi banale scrivere che purtroppo è fermo alle sue stazioni (le sole realizzate e in fase di disfacimento) costate 20 milioni di denaro pubblico gettati dal finestrino.
  Banalità aggiuntiva: se ci fosse un “Chi l’ha visto?” per le pratiche scomparse, la segnalazione sarebbe d’obbligo. E la Metro ternana occuperebbe un buon posto nella classifica nazionale delle opere incompiute. 
L’ex Assessore del Comune di Terni, trasferitosi, per promozione politica, dalla città dell’acciaio alla “metropoli” del bacio, ha subito mostrato solerte attenzione verso i problemi della conca per riattivare subito la procedura della Terni-Cesi, ma si è sentito rispondere: “L’incartamento non si trova. Noi perugini teniamo talmente nel cuore questa opera che l’abbiamo nascosta così bene da farne perdere le tracce”.
   Mio consiglio da profano: forse la si potrebbe cercare tra le “pratiche zoppe”, nel senso che, non avendo fatto, da epoca pregressa, manco un passo (avanti), gli arti si sono retratti. Oppure, come le bugie, le sono venute le gambe corte.
Per fare una sommaria comparazione di giustizia politica, pare che il medesimo Assessore abbia chiesto in visione alcuni fascicoli di sua competenza, riguardanti il territorio perugino.
“Subito – hanno risposto i solerti collaboratori – quelli sono in permanente nostra evidenza e li stiamo monitorando H 24”. Talché, s’è rivelata l’esistenza di due regioni, l’Umbria di sopra e l’Umbria di sotto, come nelle rievocazioni folcloristiche medievali. Magari con significati diversi.
  La parte storica, nobile, rilevante e la parte un po’ anonima, proletaria, battimazza. Insomma, agli occhi dell’Olimpo che conta, c’è l’Umbria meritevole di un occhio di riguardo, al pari delle figlie naturali della perfida matrigna e l’altra trattata quasi fosse Cenerentola. Invece, l’Umbria, per dovere politico e per la sua minuscola dimensione, dovrebbe essere una e unita  soprattutto nei progetti dei suoi governanti.
Comunque non mi pare peregrino invitare l’Assessore (rallegramenti per la promozione) - visto che ha avuto il lodevole impulso d’interesse verso la Terni-Cesi - di fare una ricerca anche per altri “fascicoli” che attengono all’Umbria di sotto. Con la sua superiore autorità e la profonda conoscenza dello stato dell’arte, spinga per mandarli a soluzione, sia che siano di diretta competenza regionale, sia che no. Per esempio, la ripresa in mano, quanto meno al doveroso scopo informativo dell’opinione pubblica, del Polo universitario, del Teleriscaldamento, del Centro ricerche per le cellule staminali, della ex Caserma della Polizia stradale di Piazza Fermi, dell’ex edificio della Banca d’Italia, del (sedicente) grande progetto edilizio di Corso del Popolo, del brutto anatroccolo dell’ex Mercato coperto;  ancora la realizzazione della città della salute, il rilancio del Parco scientifico-tecnologico.
 E le tante altre “antiche faccende” da sbrigare. Senza trascurare l’arrivo in porto - ormai pare ci manchi poco, però rimaniamo in campana - delle navi di lungo corso, in gergo chiamate Teatro Verdi e Fontana dello Zodiaco. Tutto questo ambaradan di questioni è ad Ella ben noto, al punto da rendere quasi scriteriato il mio novello e lacunoso elencare (nota con pretesa culturale: il termine ambaradan ricorda il massacro compiuto dagli italiani, in Etiopia, nel 1936). Buon lavoro Assessore! Nel suo essere ternano e perugino ad un tempo, i “meridionali” umbri fondano molte speranze perché diventino certezze.
Ora, visto il tanto inchiostro che ho già sprecato, la buona novella necessita soltanto di una telegrafica trattazione. Dice: è ufficialmente e autorevolmente confermato che la tratta Terni-Rieti della Superstrada dei Due mari, sarà sicuramente (però, visti i precedenti, l’eco avverte …mente, mente, mente) completata entro l’estate del 2020. Fosse vivo Archimede, avrebbe gridato a squarciagola: Eureka! Come esclamò quando, facendo il bagno, s’accorse che il volume del liquido spostato era pari al volume del suo corpo immerso nella tinozza. Così almeno narra Vitruvio nel “De Architectura”. Giulio Cesare, scambiando il Velino per il Rubicone, ripeterebbe di sicuro il celebre Alea iacta est. 
Dunque, “ho trovato” di Archimede e “il dado è tratto” di Cesare. Sopra quest’altra infrastruttura viaria, ch’era parsa interminabile, ideata a metà degli anni ’60 dell’atro secolo, stanno per scrivere la parola fine. Toccherà tagliare un nastro tinto dai colori dell’arcobaleno, lo spettacolo fantastico usato dalla natura per segnare il termine delle tempeste, attraverso le quali la Terni – Rieti è passata, con il rischio, io non so se scampato, di diventare marginale. La speranza è che invece serva a cementare i rapporti di vicinato tra l’Umbria e la Sabina; soprattutto a favorire la realizzazione di una programmazione comune nei settori industriale, culturale, turistico, sociale, economico, amministrativo.  Da siffatta strategica sinergia, i popoli che vivono sulle sponde del Velino e del Nera, potrebbero trarre enormi vantaggi. E così sia.