Ospedale da campo al Santa Maria di Terni

Potrà ospitare 24 pazienti Covid a bassa intensità e anche alcuni posti di Terapia sub intensiva
Terni

L’emergenza dei posti letto per i pazienti Covid all'ospedale Santa Maria di Terni diventa sempre più preoccupante. Anche qui, come a Perugia, entrerà presto in funzione un ospedale da campo che sta già nascendo sul piazzale che ospitava il parcheggio del Pronto soccorso. Potrà ospitare 24 pazienti Covid a bassa intensità e anche alcuni posti di Terapia sub intensiva.
Come scrive oggi , il Pronto soccorso continua però ad essere preso d’assalto, con pazienti costretti a rimanere in attesa ore su dei lettini in attesa di un posto letto. Una seconda ondata della pandemia che è sicuramente più violenta della prima e che vede anche questa volta il primario Giorgio Parisi in prima linea. «Il pronto soccorso si è dovuto adattare a questa nuova situazione tenendo i pazienti al suo interno per un tempo straordinariamente lungo - dice Parisi - ripensando ulteriormente la propria organizzazione e ricavando nuovi spazi per l’assistenza e per garantire le cure, che non vengono negate a nessuno. Già dai primi di febbraio avevamo elaborato una procedura interna per consentire il trattamento ottimale dei pazienti con Covid, procedura che abbiamo continuamente perfezionato sempre tenendo conto di due aree di Pronto soccorso ben distinte. Nel periodo estivo avevamo poi ipotizzato una recrudescenza del virus per il periodo autunnale, perciò dalla fine di agosto abbiamo aggiornato alcuni passaggi essenziali del percorso anche alla luce dell’utilizzo dei test molecolari per i pazienti suscettibili di ricovero. In realtà non ci aspettavamo un numero di accessi ed una domanda di ricoveri per Covid così elevata, soprattutto dal mese di ottobre come si è verificato in tutta Italia. L’azienda ha subito reagito con la riapertura di nuovi reparti Covid con un numero di posti letto superiore anche a quanto richiesto dalla Regione, ma la richiesta di cure ha quasi sempre superato la capacità ricettiva dell’ospedale». 
Ma sono mille le difficoltà da affrontare giornalmente: «Considerato che il Pronto soccorso di Terni - continua Parisi - ha uno tra i migliori indicatori in Italia per percentuale di pazienti che salgono in reparto entro 8 ore (sopra l’85%). Abbiamo dovuto risolvere il problema del vitto, della pulizia dei pazienti, della loro terapia e mantenere anche un contatto continuo con i loro famigliari. In pochissimi casi abbiamo avuto lunghe file di autoambulanze, ma siamo sempre riusciti ad evitare il loro stazionamento per ore come invece accaduto in altre realtà italiane».
Anche il personale è sotto pressione da mesi, e uno degli obiettivi è quello di mantenere alta la qualità del servizio. «La pressione fisica e psicologica è elevatissima - continua il dottor Giorgio Parisi- ma cerchiamo di mantenere alta la qualità del servizio grazie ad un eccezionale personale medico, infermieristico ed ausiliario che da mesi si contraddistingue per dedizione al lavoro, professionalità concentrazione, costanza, tenacia e perseveranza. Mi piacerebbe che i genitori di questi operatori potessero vedere i loro figli all’opera mentre gestiscono questo tipo di pazienti: sarebbero veramente orgogliosi di loro e forse sarebbero ripagati anche di tanti sacrifici». 
Parisi termina con un messaggio ai ternani: «Desidero più di tutto che si sentano sicuri nel venire al Pronto soccorso, perché abbiamo due distinte aree, una “pulita” e una “Covid” e garantiamo tutte le urgenze, ma quelle vere. Desidererei anche che si portasse più rispetto e considerazione anche verso i medici di famiglia, i quali non si sono mai nascosti dietro la loro scrivania; hanno fatto di tutto per seguire i loro assistiti ma hanno bisogno di più presidi per poter avere un contatto diretto, quello vero, con loro».