Lungo il percorso della Terni-Rieti c’è puzza di bruciato; cantieri bloccati per sospetti d’intreccio mafioso

La “pratica” della superstrada ha compiuto 50 anni e questa è l’ennesima pietra d’inciampo
Terni

di Adriano Marinensi - La sapete l’ultima sull’antica “Superstrada dei 2 mari”? (abitualmente detta Terni – Rieti).

Eccola: “Bloccati i cantieri”. Perché? Perché quelli con la toga nera hanno sniffato afrore di intreccio mafioso. Un odore poco simpatico e ancora da individuare bene, però pare sia sufficiente per stoppare i lavori. Gli eterni lavori in corso e l’ennesima pietra d’inciampo lungo il tormentato iter della pratica, piena zeppa di carte firmate e bollate da fior fiore di tecnici d’ogni qualità. Al punto da farla sembrare la sorella gemella del Ponte sullo Stretto.

Per raccontare tutta intera la saga della Civitavecchia – Terni – Rieti ed oltre, non basterebbe un volume dell’Enciclopedia Treccani. E sarebbe necessario lasciare ancora diverse pagine in bianco per poter narrare, di qui in avanti, le altre puntate della complicata vicenda. Neppure il più veggente degli aruspici riuscirebbe a prevedere gli sviluppi futuri. Abbiamo cominciato ad esaminare i “progetti esecutivi” ed a magnificare le ricadute economiche sul territorio negli anni ’60 del secolo scorso. Certo, occorre avere una memoria di ferro ed una età avanzata per ricordare i due “elaborati” iniziali che ebbero l’onore di animare il dibattito politico – amministrativo.

Erano conosciuti con i nomi dei tecnici proponenti: Corsini – Santucci contro Aguzzi. Uno ne fu adottato e si cominciò persino a realizzare la prima tratta, da Terni a Rieti, per qualche chilometro, in direzione Collescipoli. Poi, contrordine compagni, si ricominciò daccapo dalle parti di San Carlo. La prima sceneggiata. E una delle rappresentazioni tipiche della commedia all’italiana, quella che fa ridere per non piangere. Da quel momento in poi, cammina, cammina, quasi fosse la favola del gatto con gli stivali, si è andati avanti a pezzi e bocconi, coma s’usa dire da queste nostre parti, E, ad ogni pezzetto completato, una sontuosa inaugurazione con tanto di gran pavese e sotto la passerella per i “papaveri” alti, alti. L’ultimo incidente di percorso, come detto all’inizio, è arrivato l’altro giorno. Fermi tutti, qui si respira aria pesante e quindi meglio prenderci una pausa di riflessione. Quasi non bastassero le tante che ci siamo concesse in passato e che ormai hanno fatto diventare grottesca la situazione.

Siccome, nella fattispecie in esame, io mi vergogno nel coniugare i verbi al passato remoto, allora mi sia concesso di richiamare qualche capitolo di epoca recente. Ordunque, era dicembre del 2008, quando alla festa di S. Barbara, Patrona dei minatori, il Direttore centrale nuove costruzioni dell’ANAS (mica pinco pallino !) veniva a dirci : “I lavori di realizzazione dell’ultima tratta di circa 11 km da Terni al confine con la Sabina, presentano un avanzamento intorno al 40%”. Parlando della Civitavecchia – Orte - Terni – Rieti, aggiunse : “Si tratta di una trasversale fondamentale nell’Italia centrale (scusategli la rima) tra i porti del Tirreno e dell’Adriatico”.

Nei primi mesi del 2011, sono stati inaugurati, con il solito corteo di autorità civili e religiose, i 7 virgola 5 chilometri da Vetralla a Cinelli, lato sud. Nella festosa circostanza, il Presidente ANAS Pietro Ciucci ha solennemente affermato : “La nuova opera si inserisce nel progetto di completamento della direttrice Civitavecchia – Orte – Terni – Rieti, strada strategica di interesse nazionale”. In verità, che fosse “strada strategica” lo sapevamo sin dall’inizio. Strategica e incompleta anche nel suo naturale collegamento con l’ Aurelia.

Siamo al dicembre 2013 ed al taglio dell’ennesimo nastro. Viene tenuto a battesimo il Ponte sulla Valnerina (300 metri) e la omonima galleria (3694 metri) che fanno parte della strada mancante per arrivare al confine con il Lazio. La Presidente Marini espresse l’auspicio di “un rapido completamento di tutto l’asse Civitavecchia – Terni – Rieti, una struttura – sottolineò – fondamentale al servizio dell’industria dell’acciaio, della chimica e degli altri settori economici”. Anche questo un aspetto “virtuoso” che conoscevamo da mezzo secolo. Un tempo, durante il quale, gli astronauti sono andati sulla luna e noi umbri invece non abbiamo raggiunto né Civitavecchia, né Rieti.

Pure in tale occasione, non sono mancate le frasi ad effetto. “Un’opera – ancora Ciucci – che darà alle imprese ed alle aziende reatine e ternane un fondamentale accesso al sistema integrato logistico formato dalla rete stradale e dal sistema portuale italiano”. Però, sempre della serie campa cavallo che l’erba cresce. E, per quelli che videro il principio quand’erano giovani e si sono fatti meno giovani, che speranze ci sono di percorrerla per intero questa benedetta Superstrada dei 2 mari ?

Allo stato degli atti e dei fatti, la speme, ultima dea, appare una utopia. L’ennesimo intoppo l’allontana. Insieme all’ ”auspicio di un rapido collegamento di tutto l’asse” (Marini) della più volte definita, con sussiego, “infrastruttura fondamentale per lo sviluppo socio – economico dei territori attraversati”.  Ora ci mancava il tipico effluvio di stagno putrido dove – per dirla in lingua volgare - l’acqua scarseggia e la papera non galleggia. Se per superstrada si intenda la papera oppure l’acquitrino, non mi è dato sapere.