La responsabilità di chiamarsi Breda a Terni

Il nuovo allenatore della “Ternana” come il fondatore dell’Acciaieria
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Terni

di Adriano Marinensi - Gliel’avranno detto al nuovo tecnico della Ternana calcio che il suo cognome fa parte della storia industriale dell’Umbria?

E la storia, la grande storia, ha un suo peso: occorre onorarla sempre. Soprattutto se il personaggio che ne fa parte e del quale si è omonimi, è una delle cosiddette pietre miliari dello sviluppo di una comunità. Quindi, il fresco mister dei rosso – verdi, oltre a rimettere in sesto la squadra squinternata, dovrà rendere il dovuto omaggio, con adeguate gesta, al suo “patronimico” (cognome derivato, per caso, da un antenato illustre).

Si, proprio squinternata, la squadra. Ho preso a campione, dall’almanacco, cinque stagioni calcistiche (1946 – 1951), disputate dalla Ternana, in differenti campionati, quando i suoi più fortunati giocatori (e qualche allenatore) venivano “retribuiti” con un posto di lavoro in Acciaieria. Altro che le laute prebende odierne! Tempi complicati, senza benessere, senza alcuna agiatezza. Gli stadi in terra battuta moltiplicavano la fatica.  L’attaccamento ai colori sociali di chi scendeva in campo, derivava dall’orgoglio personale, dall’ardore agonistico, dalla passione sportiva. Ebbene, quel campione statistico che ho preso in considerazione mi ha detto che mai, dopo cinque giornate: punti uno e in fondo alla classifica. Imbarazzante! Questo invece è accaduto nel tempo corrente. C’è da sperare che - se ancora dignità, decoro e rispetto esistono nel gioco del pallone - in tanti (anzi tutti), dai titolari ai panchinari, sentano il dovere di impegnarsi allo spasimo per riconquistare la reputazione perduta. Ma, torniamo all’assunto. La differenza tra i due Breda, di ieri e di oggi, sta nel nome di battesimo: il mister nuovo si chiama Roberto e l’altro Stefano. E di Stefano occorrerà raccontare a Roberto, la “statura”, la dimensione, il prestigio. Insomma, responsabilizzarlo, sapendo chi fu il Breda che, a Terni, lo ha preceduto circa un secolo addietro. Tecnico come Roberto, però non del calcio, Stefano, classe 1835, è stato un ingegnere di grandi capacità,  nato in quel di Padova. I suoi concittadini lo elessero prima Consigliere comunale, dopo lo inviarono in Parlamento per meriti patriottici, avendo combattuto nelle due prime Guerre d’Indipendenza. Un uomo di ardimento, Stefano, così dovrà esserlo Roberto, per tirar fuori dai pasticci la derelitta Ternana del pallone e nel pallone. Diventato qualcuno in Italia grazie al suo ingegno, Stefano Breda strinse un accordo con Benedetto Brin, Ministro della Marina e insieme fondarono (10 marzo 1884) la SAFFAT, Società degli Altiforni, Fonderie e Acciaierie di Terni, il cui nucleo centrale fu la Fonderia di Cassian Bon. Eccole le “TRE B” che impressero una svolta epocale al destino di Terni e di molta parte dell’Umbria. L’AST di oggi è la pronipote di quella SAFFAT, nata dall’intuizione di Stefano Breda che aveva in mente di dare avvio ad una azienda siderurgica per scopi militari, possibilmente lontana dal mare, quindi non vulnerabile. Terni venne scelta anche per la disponibilità di forza motrice derivata dai salti d’acqua.

Stefano Breda considerava Terni centro propulsore del suo ambizioso progetto riguardante pure la Val Trompia, l’Isola d’Elba e Civitavecchia. All’inizio gli affari non andarono per niente bene e l’ingegnere attraversò momenti difficili in conseguenza delle disavventure finanziarie dell’azienda. La salvezza gli venne dall’intelligenza e dalla tenacia. Più volte Presidente del complesso siderurgico, decise i futuri destini che ne fecero il gigante ch’è stato. Quando morì, nel 1903, sui muri della città, il Comune fece affiggere un manifesto di profondo cordoglio. Diceva, tra l’altro, che l’Amministrazione “sente il dovere di ricordare che Terni deve all’iniziativa di questo Benemerito la più gran parte dello sviluppo, del benessere economico e il posto importante che occupa nel campo dei commerci e delle industrie nazionali”. Più tardi, sempre in riconoscenza dei suoi meriti, la comunità ternana, a Stefano Breda ha intitolato una importante strada, proprio attorno al muro della fabbrica da lui fondata. Vuol dire che, se il quasi omonimo Roberto Breda riuscirà ad “occupare un posto importante nel campo del calcio” rosso – verde (come Stefano nel campo delle industrie nazionali), un vicoletto, da qualche parte, lo troveremo per intitolarlo pure a lui, a perenne ricordo delle sue “benemerenze”.