I pozzi dell’Ast di Terni al vaglio della Procura

Si punta a verificare eventuali contaminazioni delle acque
Terni

I pozzi dell’Ast di Terni al vaglio della Procura. Sotto attento esame sono le acque usate nel ciclo di lavorazione delle acciaierie di viale Brin e poi scaricate a valle. Gli accertamenti, eseguiti tra lunedì 3 e martedì 4 febbraio 2020 dai consulenti tecnici, hanno riguardato i pozzi del Pix 1 e si sono conclusi con tre prelievi.

Al setaccio anche il pozzo 19, a 30 metri di profondità, sotto il reparto Lac 2, tra la torre verticale e il fiume Nera. E proprio durante questi carotaggi un operaio si è lievemente infortunato a un dito.

L’obiettivo degli inquirenti è verificare la presenza di sostanze inquinanti nei limiti di legge per evitare problemi alla falda acquifera. Per questo, oltre all’acqua, i prelievi hanno riguardato anche il terreno circostante.

I pozzi veri e propri, quelli cioè da cui Ast attinge l’acqua potabile, sono due e sono monitorati con cadenza settimanale senza problemi. Gli altri 30, invece, si chiamano piezometri e da questi si preleva l’acqua solo per verificare eventuali contaminazioni della falda. E il monitoraggio viene effettuato secondo un programma stabilito o su richiesta degli organi di controllo.

Giorni fa i risultati degli esami sugli scarichi idrici dell’Ast erano finiti al centro di una riunione al ministero dell’Ambiente. E non erano mancati momenti di tensione visto che alcuni dati sulla concentrazione di inquinanti, mostrati dall’Ast, erano notevolmente inferiori a quelli in possesso di Arpa e Ispra.

Alla questione è dedicato un servizio pubblicato oggi sul , nel quale viene riportato come Viale Brin abbia sempre negato che i valori siano mai stati superiori alla norma. E proprio a quella riunione al ministero parteciparono anche i rappresentanti di Cisl e Ugl che però, al momento di discutere sui risultati delle analisi, furono invitati a uscire.

Mercoledì 5 febbraio 2020 i consulenti della Procura, che si erano presentati il giorno prima all’Ast con i carabinieri del Noe e l’Arpa (LEGGI), non sono tornati. Ma in azienda parlano di normali controlli periodici.

Certo è che il materiale raccolto e inviato a laboratori analisi specializzati servirà a corrobare la tesi dell’accusa che, mesi fa, aprì un fascicolo, a firma del procuratore Alberto Liguori, proprio sull’inquinamento ambientale della Conca ternana. E che presto potrebbe portare ad altri sviluppi.

In attesa dei nuovi sopralluoghi, previsti in questi giorni, l’Ast è già corsa ai ripari e ha in animo di predisporre un piano per abbattere l’inquinamento idrico così come sta già facendo per le scorie della discarica.

Di recente l’Ast ha reso noto che le spese sul fronte ambientale sono cresciute del 16% rispetto all’esercizio precedente, arrivando a sfiorare i 34 milioni di euro nell’anno fiscale 2017-2018.

La voce più rilevante è quella riferita alla gestione dei rifiuti (16 milioni e 500 mila euro), seguita dalla protezione delle acque (9 milioni e 820 mila euro) e dalla prevenzione delle emissioni per la tutela dell’aria e del clima (6 milioni e 417 mila euro). E sono stati realizzati investimenti ambientali per 6 milioni e 635 mila euro, con un aumento del 96% rispetto all’anno precedente.