Ogni cosa è buona e giusta quando si parla di pace

Alcuni dei più importanti incontri internazionali nella storia moderna
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Storia

Di Adriano Marinensi - L’hanno definita “una stretta di mano da affidare alla storia” della pace mondiale. Il cane asiatico e il gatto americano, ch’erano nemici naturali sino a qualche settimana fa, si sono incontrati e si sono dati (s’usa dire “calorosamente”) la mano. L’evento è stato immortalato anche nelle immagini: Donald Trump a destra e Kim Jong – un a sinistra, le braccia tese (come due liceali che si ritrovano commossi dopo tanti anni), un tallone ciascuno alzato in segno di slancio l’un l’altro, il sorriso crespo, però adattato alla circostanza. Tutto inimmaginabile quando a Pyongyang sparavano missili nucleari sopra la testa dei giapponesi come fossero botti di Piedigrotta; e i “lanciatori” minacciavano sfracelli contro il nemico a stelle e strisce. Galeotte sono state le Olimpiadi di Pechino (il sacrificio dell’aria mefitica respirata dagli atleti, è valsa la pena). Hanno prima favorito il ritorno di fiamma cordiale tra nordisti e sudisti coreani, gettando le basi della buona novella ascoltata a Singapore.

Infatti, in men che non si dica, è avvenuto il miracolo con reciproche dichiarazioni d’affetto, tali da sembrare un fidanzamento tra divi di Hollywood. Patto politico ad alto livello e della ciriola in sala da pranzo, con stufato di merluzzo e ravanello, così è stato riferito al mondo. E quando si mangia insieme allegramente, segno è che, se non fosse amore, amicizia è sicura. D’ora in poi si farà come tra buoni fratelli. Sapendo quanto sono balzani e strampalati il cane asiatico e il gatto americano, la domanda è: Quanto dura? Manco la profetessa Cassandra saprebbe fare l’oracolo.

Un linguaggio più confacente va usato, scrivendo di altri meeting che si trovano narrati sui libri di storia moderna. Per esempio, la memorabile stretta a sei mani, che si ebbe alla Conferenza di Yalta, in Crimea, quando la 2^ guerra mondiale era agli sgoccioli. Dal 4 all’11 febbraio 1945, si incontrarono Franklin Delano Roosevelt (USA), Winston Churchill (Gran Bretagna) e Josif Stalin (URSS). I tre (al momento quasi vincitori) decisero i destini dell’Europa e il nuovo assetto del potere mondiale, che purtroppo, di li a poco, sarà diviso in due blocchi e darà inizio al lungo periodo della guerra fredda tra Russia e Stati Uniti. Rilevante, a Yalta, anche la decisione di una successiva Conferenza (S. Francisco – aprile – giugno 1945) per l’istituzione dell’ONU e del Consiglio di sicurezza. L’ultimo vertice di pace tra i Paesi della Grande Alleanza si tenne a Potsdam, vicino Berlino, dal 17 luglio al 2 agosto 1945, dove furono sanciti accordi per la gestione post bellica. Al posto di Roosevelt, morto il 12 aprile, vi prese parte il successore Harry Truman e per il Regno Unito, il nuovo Primo Ministro Clement Attlee.

Non ci furono strette di mano al termine della Crisi di Cuba, ma importanti decisioni pacifiste, dopo che il conflitto armato tra USA e URSS era parso inevitabile. Un ricognitore americano aveva fotografato i lavori di installazione, nell’isola di Fidel Castro, di missili balistici sovietici ed alla Casa Bianca la presero come una aggressiva minaccia. Ebbe inizio un braccio di ferro tra Nikita Chruscev e John Fitzgerald Kennedy che generò enorme tensione internazionale. Il mondo visse 13 giorni (15 – 28 ottobre 1962) di paura, perché i toni furono a livello di scontro tra le due potenze. Alcune navi russe, cariche di altri componenti missilistici, avanzarono in mare dirette verso la grande isola delle Antille e quelle americane le attesero con l’ordine di impedirne il passaggio. Solo all’ultimo momento la flotta di Mosca invertì la rotta, lo scontro venne evitato e la pace fu salva.

In tempi a noi più vicini, un’altra stretta di mano sancì una svolta positiva nei rapporti alquanto tesi tra Stati Uniti e Cina. Ebbe luogo nel febbraio 1972 e le mani furono quella di Richard Nixon e Mao Zedong. Fu il primo Presidente americano a far visita al Paese comunista, che lo considerava avversario. A preparare l’incontro ci pensò la “volpe” della diplomazia USA Henry Kissinger, ch’era Consigliere per la sicurezza nazionale. Un anno prima, la squadra americana di tennis tavolo era stata invitata ad un torneo in Cina e forse per questo si disse aveva dato inizio alla “diplomazia del ping pong”. Il 20 luglio 1969, Nixon s’era goduto il sogno: “Questo è un piccolo passo per l’uomo, ma un grande balzo per l’umanità”: furono le parole pronunziate da Neil Armstrong quando mise piede sulla Luna insieme a Buzz Aldrin. L’America aveva realizzato un primato assoluto nella corsa per la conquista dello spazio.

Ancora una stretta di mano a fare da ponte ai rapporti pacifici tra i “due blocchi”. Il 19 – 20 novembre 1985, a Ginevra, autori Ronald Reagan e Michail Gorbaciov. Gli armamenti nucleari dei loro Paesi avevano subito una progressiva e pericolosa accelerazione. Compresi i bombardieri equipaggiati con armi di distruzione di massa. Una minaccia latente per la sicurezza del mondo intero. Occorreva avviare una trattativa che, nell’immediato, non portò rilevanti risultati; Ginevra però aprì un periodo di utili negoziati tra il Presidente americano e il Segretario generale del Partito comunista sovietico.

Di diverso significato politico, ma di pari importanza per lo sviluppo dei rapporti umani, l’eliminazione dell’apartheid in Sud Africa. Apartheid significa separazione razziale a danno degli uomini di colore, condizione che, in fondo al Continente nero è durata dal 1946 al 1991. Una Convenzione dell’ONU (1976) la definì crimine internazionale e, tra le due etnie, con i bianchi da soli al potere assoluto, provocò pesanti vessazioni e cruente tensioni sociali. Era regolata da leggi che avevano soppresso tutti i diritti civili dei neri. Campione delle lotte contro l’apartheid fu Nelson Mandela, esponente di rilievo dell’African National Congress e “padre” del Sud Africa riscattato alla democrazia ed all’armonia sociale. Mandela ne è stato Presidente dal 1994 al 1999 e - in segno di pacificazione nazionale - lui nero, che, aveva subito, per le sue idee, oltre 20 anni di carcere, strinse la mano al suo predecessore bianco Frederik de Klerke.