Il ricordo di Wolfango Montanari come compagno di liceo

E’ stato campione di razza dell’atletica leggera italiana e modello di vita
Storia d'Italia

- di Adriano Marinensi

Terni e l’Umbria hanno perduto, nei giorni scorsi, un corregionale illustre, ex campione di atletica leggera: Wolfango Montanari, velocista di spicco nei 100 e nei 200 metri piani. Gli organi di informazione locale ne hanno tracciato il profilo sportivo, raccontando l’Olimpionico di Helsinki, la sua medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo, la ripetuta partecipazione agli incontri internazionali in maglia azzurra, la Palma d’oro del CONI per meriti sportivi, l’impegno da dirigente. L’avv. Massimo Carignani, che di sport se ne intende, lo ha indicato come promotore di iniziative a favore dei giovani, “conosciutissimo non solo per i successi, ancor più per lo stile di vita”.

Io voglio ricordarlo come compagno di scuola al Liceo scientifico di Terni, quando la guerra era passata da poco, nel tempo difficile tra gli ultimi anni ’40 e i primi ’50 del secolo scorso. E quando il Liceo, a Terni, era uno solo, due Sezioni, distinte per lo studio della lingua estera: la Sezione A imparava il francese, la B l’inglese. Lo frequentavano alunni provenienti da Narni, da Amelia, da Orte e qualcuno da Rieti. Il nostro era un modo ruspante di andare a scuola, tanti in bicicletta, nessuno in automobile. Quel Liceo fu anche una buona fucina di ingegneri, medici, avvocati, insegnanti, professionisti, forgiati da metodi di studio, severo per cultura e formativo dei costumi esistenziali.

Un Preside come unico “uomo di governo” e un edificio solo, al fondo di Via Primo Maggio, a sinistra, in condominio con i Geometri. Scolaresca limitata e, in cinque anni, si faceva la conoscenza di tutti e un gran numero di amicizie indelebili, del tipo che rimangono sempre. Per alcune decine di noi, compreso Wolfango, quelle armonie scolastiche sono proseguite lungo i decenni a venire, celebrate da una ferrea consuetudine: i raduni conviviali per la scafata a maggio, per la castagnata a novembre, ogni anno, due volte l’anno, assenze giustificate esclusivamente da validi motivi. Con tanto affetto e in allegria. Finché ci siamo fatti vecchi (più vicini ai 90 che agli 80) e il COVID ci ha interrotto, causa “chiusura ristorante”, mica per sopraggiunta carenza di volontà.

Ricordo Wolfango muovere i primi passi veloci nei Campionati studenteschi, lui componente di riferimento nella staffetta 4 x 100, insieme a Franco Negroni, Giorgio Braghiroli e Otello Bifolchetti (talvolta Bianchi), in pista, sulla terra rossa di Viale Brin, di fronte all’Acciaieria: non ce n’era per nessuno, sempre spinti da un tifo clamoroso. Erano sane le rivalità di quegli studenteschi, attesi con l’ansia dello spirito goliardico e della leale competizione. Abbiamo militato insieme (io calciatore da strapazzo) nell’Unione Sportiva Lavoratori, gestita dalla “Soc. Terni” quando era “per l’industria e l’elettricità”.

Ricordo Wolfango durante i viaggi in treno Terni - Roma per frequentare l’Università. Nell’intervallo mattina - pomeriggio, la mensa universitaria, piena zeppa di commensali (si pagava una sciocchezza), in piedi nell’attesa si liberassero i posti seduti. Spesso gli orari ferroviari stringevano i tempi disponibili e allora il pasto quotidiano era il panino del pizzicagnolo in Via dei Mille, inghiottito con la collaborazione dell’acqua a spruzzo all’interno della stazione Termini. Chi arrivava per primo aveva l’obbligo di occupare l’intero scompartimento, in attesa degli altri. Occorreva distribuire i libri e gli indumenti sopra i sedili e dotarsi di una buona dose di faccia tosta per respingere, con un perentorio tutto occupato!, i tentativi d’ accesso di persone sconosciute. Perché il viaggio lo si faceva in ristretta compagnia, noi studenti e basta, senza inopportune intromissioni.

Ricordo Wolfango, sul treno, garbato narratore di barzellette, nuove e numerose, che sovente stupivano l’uditorio. E, ancora sul treno, gli scherzi giovanili, le discussioni serene. Lo stare piacevolmente insieme accorciava il tragitto alquanto lungo all’epoca e scomodo, spesso sulle panche di legno; nel torrido estivo, con la sola aria incondizionata del finestrino. E nessun dorma!

Ecco, finiscono qui le mie poche righe in omaggio ad un caro Amico scomparso la scorsa settimana, Wolfango Montanari. Ed agli altri, purtroppo numerosi compagni di scuola, morti in precedenza (quand’erano ancora di mezza età): Panzetta, in un incidente stradale ai tempi dell’Università. Poi, Fancelli, Mantovani, Toni, Baroncini, Petrini, Bifolchetti, Pieramati, Generotti, Negroni, i due Lausi, Bighi, Cicoletti, Fanelli, Dazzieri, Sorbini, Della Spoletina, Cucchetto, Barbato, Mazza, Guagliozzi, che se n’è andato pute lui giorni addietro. Un elenco triste e soprattutto estraneo all’interesse di chi legge, però doveroso, in nome di quella nostra (di ex liceali) perenne Amicizia. Con la A in grassetto.