Ex Novelli, si teme la vendita del solo marchio Ovito

Sono 150 i lavoratori di Fattorie Novelli tra Spoleto e Amelia, in prevalenza donne, rischiano di perdere il posto
Spoleto

Ore di tensione alla Ex Novelli Delusione dopo che è stato reso noto il bando di vendita che rischia di segnare soltanto la cessione del marchio Ovito.
Questo emerge all’indomani del summit tra le curatele fallimentari di Alimentitaliani e Gruppo Novelli, ossia Fernando Caldiero e Marco Bartolini, e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, che hanno spuntato soltanto il pagamento delle tredicesime e del Tfr dei lavoratori a tempo determinato, che avverrà con la busta paga di febbraio. Ma la posta in palio è ben più alta delle spettanze: 150 lavoratori di Fattorie Novelli tra Spoleto e Amelia, in prevalenza donne, rischiano di perdere il posto.

Questo avviene in un quadro in cui appare sempre più evidente e drammatica la situazione vertenziale di Fattorie Novelli ed Alimentitaliani, ex Gruppo Novelli. 
A tutto questo si va ad aggiungere ora la paura per una vendita ridotta al marchio Ovito.
Del bando di vendita e in particolare dei beni che saranno al centro della procedura si discuterà l’8 febbraio nell’ambito di un incontro in presenza in cui, a quel punto, sarà sciolto il nodo sui capannoni di Casalta (Amelia), dove ci sono gli allevamenti e le pulcinaie.
Sul sito in questione pende un’ipoteca su cui è attesa la decisione del tribunale di Terni che potrebbe aprire la strada all’asta di vendita.
In questo senso, in una comunicazione inviata ai lavoratori, Cgil, Cisl e Uil evidenziano che «l’aggiudicazione non corrisponderà allo stop della produzione» di uova a marchio Ovito, anche se a quel punto la frammentazione della filiera sarà decisamente più vicina. Ed è proprio sul punto che si manifesta l’indignazione delle sigle sindacali per gli scenari che si aprirebbero su Fattorie Novelli. «Non è stato fatto abbastanza per salvaguardare occupazione e produzione» dicono ai lavoratori i sindacalisti, a seguire la vertenza sono Loreto Fioretti, Gianluca Menichini e Mirko Ghiandoni, aggiungendo che «c’è il timore concreto che non resterà più niente da vendere: la paura fondata è che l’interesse sia solo per il marchio Ovito».