Strane sparizioni nella Città dei Duchi

La rivista Spoletium fa una lista delle opere mancanti
Spoleto

Da un po' di tempo a questa parte a Spoleto avvengono strane sparizioni in città.
A fare un bilancio delle “sottrazioni” misteriose è la rivista Spoletium, che elenca gli ammanchi perpetrati sotto gli occhi di tutti.
La prima opera sparita è un raro lucerniere Vescovile del secolo XV, con stemma della famiglia Eroli, posto sullo spigolo del Palazzo Vescovile, tra via Saffi e via dell'Arringo.

A quanto sembra il manufatto, realizzato in ferro battuto, serviva per l'illuminazione notturna e perciò il corpo illuminante era un fascio di torce, tante quante ne entravano nel cestello di base, che era stato saldamente infisso nello spillone centrale. Lo stemma della famiglia narnese degli Eroli era sormontato da una berretta cardinalizia.
La "torciera da parete" è stata smontata durante gli importanti lavori voluti dall'arcivescovo Riccardo Fontana che hanno interessato il complesso arcivescovile dopo il terremoto del 1997. Nell'occasione, rimosso l'intonaco, in posizione sottostante è ricomparso un importante stemma lapideo sorretto da due angioletti, che completava l'omaggio allo stesso illustre personaggio, Berardo Eroli.
Il manufatto rimosso stazionò per qualche tempo nell'ufficio del Responsabile regionale per i beni culturali della Conferenza episcopale umbra, nonché della Arcidìocesi di Spoleto-Norcia. In seguito lo stemma della famiglia Eroli fu spostato in un imprecisato luogo. Nonostante le ricerche nei depositi e nei laboratori di restauro il curatore dei beni artistici non ne trovò più traccia.

Altra sparizione riguarda una bella porta bugnata documentata in “Immagini e memorie di Spoleto”, del 1963.


Tale pregiato manufatto faceva parte di un importante portale Seicentesco del palazzo Martorelli-Orsini posto, all'incrocio di via Soffi con il tratto breve di via di Visiale. Anche in questo caso il grande edificio, ora sede della Procura della Repubblica di Spoleto, è stato oggetto di un lavoro di restauro che si è protratto per molti anni (dal 1986) e, secondo una buona pratica, gli infissi di pregio sono stati rimossi, sostituiti da elementi posticci di cantiere.
A chi chiedeva della sorte della porta, per oltre un trentennio i responsabili da parte dell'Amministrazione Comunale hanno dato ampie rassicurazioni. Tuttavia, terminati i lavori e inaugurato l'edificio con la nuova importante destinazione, solo recentemente la provvisoria barriera posticcia è stata sostituita da un pannello di truciolato con una lieve velatura marroncina nel tentativo di nobilitarlo. Nella migliore delle ipotesi l'infisso originale sarà stato posto forse in qualche deposito comunale non ancora sufficientemente esplorato. Per ora, occorre costatare che è sparito anch'esso e che a nessuno sarà addebitato l'omesso controllo per la possibile scomparsa.

QUELLA DEPOSIZIONE USCITA DI SCENA
Spoletium poi punta il dito anche sull'esistenza di opere "quasi sparite".


La guida di Spoleto, descrivendo gli edifici in prossimità di palazzo Mauri, nella piazzetta intitolata a Fernando Leonardi, una casa ornata da un grande bassorilievo a stucco, raffigurante una Deposizione della Croce (sec. XVI) è “uscita di scena” dal 2001, da quando l'opera fu affidata alla Coo.Be.C. con l'incarico di portare a compimento il restauro e quindi di conservare il prezioso manufatto nel suo deposito attrezzato. Lì giace da alcuni anni in attesa che sia indicata la nuova destinazione.

IL GRANDE SIPARIO DEL TEATRO NUOVO, CHI L'HA VISTO?
Alla stessa categoria delle opere quasi sparite appartiene anche il grande sipario del Teatro Nuovo, fatto calare per l'ultima volta nel 1995 e prestamente arrotolato in un grande rullo di oltre 14 metri di lunghezza. Anch'esso è al sicuro nel laboratorio della Coo.Be.C., che da allora lo custodisce confidando che avrebbe fatto seguito l'incarico per il necessario intervento di consolidamento e restauro dell'opera. La grande tela del Coghetti esalta un'eroica e arcinota impresa degli spoletini che aveva ispirato una roboante poemata al Carducci colpito dalla rappresentazione della vicenda raccontata da Tito Livio.


MA CHE FINE HANNO FATTO I BOZZETTI DEL FESTIVAL?
Un'altra sparizione — assai triste — riguarda il mondo dello spettacolo. Spoletium sottolinea a riguardo la vicenda della raccolta dei cosiddetti “bozzetti del Festival”, vale a dire dei piccoli fogli sui quali gli artisti (scenografi, musicisti, scrittori et similia) avevano espresso con piccoli disegni le loro idee o suggerimenti per la rappresentazione di opere in cartellone. Si riteneva, non senza ragione, che costituitiissero un'interessante documentazione che avrebbe dovuto restare a Spoleto poiché non erano molte le tracce della famosa e onerosa manifestazione che restavano nella città. Molti anni fa, Francis Menotti aveva fatto aprire i locali al piano terra dell'ex convento dì San Nicolò in cui i bozzetti sono rimasti esposti per parecchio tempo. Poi su tutta questa storia cadde inspiegabilmente il silenzio, finché molti anni dopo fu annunciato un accordo, raggiunto per vie legali, in forza del quale la vicenda dei Bozzetti si intrecciava ad altro riguardante più in generale il Festival. Il Comune grazie a quest'accordo avrebbe recuperato un'ottantina dei circa trecento Bozzetti inventariati e in parte fotografati da Giorgio Lucarini. Tuttavia, nel frattempo sarebbero stati conservati in una cassetta di sicurezza di una banca cittadina e, al momento opportuno rimessi a disposizione del pubblico. Di anni ne sono trascorsi molti ma il "momento opportuno" deve ancora presentarsi e quei materiali sembrano essere spariti.