Al Teatro Cucinelli “Arizona - Una tragedia musicale americana”

In scena, sabato 16 novembre, alle ore 21
Solomeo

Va in scena, sabato 16 novembre, alle ore 21 al Teatro Cucinelli “Arizona - Una tragedia musicale americana”, di Juan Carlos Rubio, traduzione Giorgia Maria D’Isa in collaborazione con Pino Tierno. Regia Fabrizio Falco, scene e costumi Eleonora Rossi, luci Vincenzo Bonaffini, musiche e suono Angelo Vitaliano, assistente alla regia Maurizio Spicuzza, con Laura Marinoni e Fabrizio Falco, direttore tecnico Robert John Resteghini, direttore di scena Lorenzo Trucco, capo elettricista e fonico Giuseppe Tomasi, scene costruite nel laboratorio di Emilia Romagna Teatro Fondazione, responsabile e capo costruttore Gioacchino Gramolini, costruttori Riccardo Benecchi, Riccardo Betti, Sergio Puzzo, scenografi decoratori Ludovica Sitti (capo), Sarah Menichini, Benedetta Monetti, Rebecca Zavattoni.

Foto di scena Marina Alessi, produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione. 

Durata: 1 ora e 10 minuti

Fabrizio Falco e Laura Marinoni, dopo il successo di Fedra prodotto da Ert nel 2015, tornano insieme in scena dal 19 al 27 ottobre per un testo del drammaturgo, sceneggiatore e regista di teatro e cinema spagnolo Juan Carlos Rubio.
Una storia più che mai attuale, nel suo racconto dei conflitti al confine Usa-Messico e della violenza dilagante nel mondo occidentale.


LA STORIA
George e Margaret sono una stramba coppia americana, lei con il mito di Julie Andrews, lui calato nel suo rassicurante machismo. I due arrivano nel deserto dell’Arizona perché fanno parte del progetto “Minute Man”, la milizia civile creata a partire dal 2004 negli stati Uniti, con il compito di difendere i confini dai pericolosi vicini del Sud, rendicontare gli ingressi illegali dei migranti e “riflettere sulle frontiere” come si legge nel testo.

Un progetto equivoco i cui dettagli sono poco chiari, come affermano gli stessi personaggi, ma sul quale non è concesso asserire nulla né dubitare. Un rigido e ossessivo schema di regole, che si rispecchia nella vita quotidiana e nel matrimonio di George e Margaret, esseri umani pieni di follie e nevrosi, bizzarre passioni e falsità.

Le dimenticanze quotidiane di Margaret sembrano creare un parallelismo inquietante tra la memoria individuale e quella collettiva, da cui scaturisce un’inevitabile riflessione sulla Storia che si ripete, come in un cerchio, reiterando gli stessi errori.

Dalla cinica ironia dei dialoghi, intrisi di patriottismo americano e bigottismo, traspare una tematica ben più ampia, che va oltre i confini dell’Arizona e che giunge fino a noi: la paura costante della diversità, il terrore dell’invasione dello straniero. «Loro vengono a rubare tutto ciò che è nostro… A toglierci la casa… Il lavoro… Ad assassinare i nostri figli e a violentare le nostre figlie – afferma George – (…) Questa nazione ha innalzato le sue fondamenta su una base di solidarietà».

Un umorismo surreale e grottesco serpeggia in tutto il testo; le parole sono il principale fattore scatenante di incomprensioni e di abuso di potere, che George esercita sulla moglie quasi con la sua approvazione. Una durezza verbale che produce distanza e isolamento in una situazione di costante sospetto.

Il mondo esterno, che lo spettatore non vede mai, si presenta solo attraverso una radio, dalla quale fuoriescono melodie di musical americani e notizie preoccupanti che sembrano scivolare addosso ai personaggi. Un contesto apparentemente rassicurante, quasi da sceneggiato a colori, che si sgretola pian piano quando Margaret comincia a porsi troppe domande: la commedia si trasforma così in una tragedia cruenta.

Il testo di Juan Carlos Rubio, scritto nel 2005 si rivela profetico. Dodici anni dopo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di costruire un muro che separa il suo paese dal Messico. In Europa e nel mondo il rigurgito di intolleranza per le differenze e la tragedia dei migranti rendono Arizona un racconto attuale, che tuttavia non sfocia nella cronaca, muovendosi con grande equilibrio sia in una dimensione realistica che nella finzione distopica. Un testo che ci interroga e ci lascia riflettere sul nostro conformismo, le nostre responsabilità, le nostre fobie e le nostre miserie.

Note di regia

di Fabrizio Falco

Sin dalla prima lettura, il testo Arizona di Juan Carlos Rubio espone riferimenti chiari al teatro dell’assurdo e al teatro musicale. Tuttavia, il realismo è il faro guida della mia idea di regia. Pur nel rispetto assoluto dello sviluppo narrativo, il carattere apertamente teatrale, nei suoi spigoli più esteriori, viene smussato, con l’intenzione di dare maggiore risalto alle dinamiche di relazione così ben delineate nel testo. Ho cercato di non dare niente per scontato, guardando i protagonisti George e Margaret come persone e non come personaggi. Ciò permette di creare maggiore empatia negli spettatori, coinvolgendoli nel destino, nelle scelte, nelle vite delle figure in scena.

La mia convinzione è che proprio il filtro della teatralità debba essere gradualmente abbattuto, in funzione di un linguaggio più diretto e più vicino all’esperienza di noi tutti. Nel momento in cui i conflitti che vediamo in scena appaiono affini ai nostri, il palcoscenico si trasforma in uno specchio della realtà, nel quale riconoscersi.

Una storia aspra di dipendenza reciproca, di un rapporto coniugale patologico frutto di una società malata, impaurita e intollerante. Basta guardarsi intorno per accorgersi quanto tutto questo sia vicino a noi.

Laura Marinoni

Attrice milanese, debutta a vent’anni in televisione e si forma all’Accademia Silvio D’Amico a Roma. Inizia la carriera sotto la guida di Giuseppe Patroni Griffi che la dirige nella pirandelliana Trilogia del teatro nel teatro (Premio Duse 1989). Si cimenta nella tragedia greca in Antigone, Prometeo Incatenato (Premio della Stampa 2002), Andromaca, Edipo Re al Teatro Greco di Siracusa, in capolavori classici di Corneille, Shakespeare, Marivaux, Goldoni, Čechov, Eliott, Pasolini, Brecht-Weill e in opere di autori contemporanei come Palazzeschi, Bigagli, Traverso, Pressburger, Petruzzelli, Müller, Testori, Pinter.

Lavora con registi quali Strehler, Castri, Braunschweig, Albertazzi, Lavia, Lievi, Hermanis, Schilling, Sciaccaluga, Malosti, Ronconi (Lolita di Nabokov, Premio Ubu 2001), Latella (Le lacrime amare di Petra von Kant di Fassbinder, Premio Duse 2007 e Un tram che si chiama desiderio di T. Williams, Premio Hystrio e Premio Maschere del Teatro 2012).

Per la televisione gira varie fiction tra cui La Piovra e Distretto di Polizia, nel cinema partecipa a film coi fratelli Taviani, Umberto Marino, Jean-Paul Rappeneau.

Fabrizio Falco

Nato a Messina e cresciuto a Palermo. Durante il periodo degli studi, partecipa a diversi spettacoli per la regia di Maurizio Spicuzza e frequenta la scuola “Teatès” diretta da Michele Perriera. Nel 2010 si diploma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Nelle stagioni 2010/11 e 2011/12 partecipa allo spettacolo Sogno d’una notte d’estate diretto da Carlo Cecchi.

Sotto la direzione di Luca Ronconi partecipa a In cerca d’autore, studio sui “Sei personaggi” di Luigi Pirandello, Il panico di Rafael Spregelburd, Celestina laggiù vicino alle concerie in riva al fiume di Michel Garneau, Lehman Trilogy di Stefano Massini.

Nel 2012 fa il suo esordio nel cinema con due film, entrambi in concorso alla 69ª Mostra del Cinema di Venezia: È stato il figlio, regia di Daniele Ciprì e Bella addormentata di Marco Bellocchio. Per le due interpretazioni si aggiudica il Premio Marcello Mastroianni, assegnato al miglior giovane attore emergente.

Nel 2015 vince il Premio Ubu come miglior attore under35.

Juan Carlos Rubio

Diplomato alla Real Escuela Dramática di Madrid, la prima vocazione artistica di Juan Carlos Rubio è per la recitazione: terminati gli studi, prende infatti parte a numerosi allestimenti e a fiction televisive. Dal 1992 alterna l’attività di attore a quella di autore di serie tv.

Nel 1997 scrive la sua prima opera teatrale, Esta noche no estoy para nadie. Seguono poi testi di grande successo El bosque es mío, Las heridas del viento, Humo (Premio SGAE 2005), Arizona, i cui allestimenti vedono lunghe tournée in Spagna. I suoi lavori messi in scena in Perù, Cile, Stati Uniti.