Via dagli stadi i razzisti, storica decisione dell’AS Roma

La società capitolina ha espulso a vita un suo tifoso, reo di avere insultato nei social il difensore Juan Jesus
Roma

Di Bruno Di Pilla - Un poderoso calcio sugli stinchi ai razzisti, sempre in agguato qua e là negli stadi italiani, lo ha assestato l’AS Roma, i cui dirigenti hanno per sempre vietato l’ingresso all’Olimpico ad un sedicente tifoso giallorosso che aveva ricoperto d’insulti, sui social, il difensore brasiliano Juan Jesus. Subito denunciato dalla società e preso con le mani nel sacco (la tastiera) dalla Polposta, il bellicoso individuo, poi trasformatosi in belante agnellino ed ovviamente sollecito nell’incolpare altri delle frasi ingiuriose rivolte al giocatore, mai più metterà piede sugli spalti.

Daspo “sine die” per lui, tra l’altro recidivo, al quale il club di Trigoria ha giustamente inferto, senza pietà, una storica lezione di vita. Ottimo anche il precedente giuridico. Perde valore, almeno sul fronte calcistico, il celebre motto giustinianeo “ubi còmmoda, ibi incòmmoda”, per cui vantaggi e svantaggi sono intimamente connessi e ricadono sui gestori degli eventi.

Da oggettiva qual era, infatti, la responsabilità diviene personale, come dire che i sodalizi non più risponderanno per reati e fattacci compiuti da delinquenti travestiti da fans, ma, grazie all’immediata denuncia alla Polizia Postale, nonché alla presenza di telecamere ed occhi elettronici piazzati in ogni angolo dell’impianto sportivo, non la passeranno liscia i seminatori di zizzania, odio e violenza, anche soltanto verbale oppure espressa, con infame viltà, tramite messaggi inviati da casa. Solo costoro saranno incriminati, eventualmente anche sul piano penale, e non più i clubs, dai quali, peraltro, si attendono analoghe iniziative. E’ quanto ha rilevato, con legittima soddisfazione, lo stesso Presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, che ha parlato di “svolta epocale” nei rapporti tra società e tifosi dalla testa calda.

Complimenti alla Roma, antesignana nel combattere, con l’espulsione a vita di un suo stesso “sostenitore”, l’odioso fenomeno del razzismo negli stadi. Il primo a felicitarsi con il club capitolino è stato il Premier Giuseppe Conte, cuore giallorosso non solo in politica.