Mattarella concede l’incarico per il Conte bis

Ma la strada per un governo M5S-PD resta tutta in salita
Roma

Giuseppe Conte questa mattina ha ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'incarico di formare il governo.
Come da prassi, Conte ha accettato con riserva, affermando che oggi stesso comincerà le consultazioni con "con tutti i gruppi parlamentari che hanno manifestato di essere disponibili a sostenere questo progetto politico".
Secondo la prassi costituzionale il premier incaricato ha con riserva per sondare la solidità della nuova maggioranza nata dall'alleanza tra Movimento 5 stelle e Partito Democratico, cui si aggiungeranno i voti dei parlamentari di Liberi e Uguali e la non opposizione annunciata dal gruppo parlamentare delle autonomie e parte di senatori e deputati del gruppo misto.

Ma per quanto sulla carta ci siano i numeri per "ricominciare", seppur molto risicati, quella di un Conte bis si prospetta come una corsa tutta in salita. Il nodo per il nuovo governo è soprattutto Palazzo Madama: in Senato i parlamentari giallorossi si fermano a quota 158, tre in meno rispetto a quelli che servono per raggiungere la maggioranza (M5s 107 senatori, Pd 51). Considerando poi che dentro il Movimento c'è quantomeno il dissidente Gianluigi Paragone che non voterà la fiducia al governo giallorosso, diventano determinanti i voti di ogni singolo parlamentare.
Potrebbero tuttavia rientrare i senatori ex M5S (Paola Nugnes, Gregorio De Falco, Saverio De Bonis, Carlo Martelli e Maurizio Buccarella) che lasciarono il gruppo parlamentare sulla scia dei contrasti con la linea "salviniana" del Governo.
Alla resa dei conti grazie ai voti dei senatori del gruppo misto (15) e Autonomie (8) il governo giallorosso dovrebbe ricevere tra i 163 e i 171 sì. Occhio tuttavia al fattore Renzi: i senatori dem definiti "renziani" sono 40 su 51, qualificando nell'ex premier un convitato di pietra in ogni futura mediazione tra la segreteria di Zingaretti e i pentastellati.
Ma poi c'è da tener conto di tutte le fibrillazioni che scuotono i due partiti di governo, alle prese con seri problemi interni e schiere di elettori che faticano ad accettare un accordo con chi, fino a poche ore prima, ha spesso usato parole durissime uno contro l'altro al limite dell'insulto.
Conte chiederà al capo dello Stato qualche giorno di tempo, verosimilmente fino a lunedì, per sciogliere la riserva. Poi a metà della prossima settimana presterà giuramento, per la seconda volta in 15 mesi, nelle mani di Mattarella.  

Ma cosa succederà poi?
A breve sono in calendario dei test elettorali molto significativi.
Gli italiani potranno dire la loro alle urne. Ci sono infatti imminenti tre importanti appuntamenti elettorali regionali 2019.
I cittadini di Calabria ed Emilia Romagna voteranno tra novembre e dicembre 2019 e ancor prima toccherà agli elettori dell'Umbria chiamati il 27 ottobre ad eleggere il nuovo governatore dopo lo scandalo che ha colpito la presidente della Regione, Catiuscia Marini, dimissionaria pochi giorni dopo gli arresti nell'inchiesta sulla sanità regionale.
Per la nuova maggioranza, sempre ammesso che riusciranno a raccapezzarla, sarà il primo banco di prova anche in virtù dei necessari provvedimenti che andranno presentati in sede di discussione della manovra per l'approvazione del bilancio 2020.