Scandalo Csm, il ministro Bonafede chiede a Mattarella di agire

Il silenzio del Colle non è più sopportabile mentre l'inchiesta si allarga a macchia d’olio
Roma

Di Alberto Laganà - Il Ministro Bonafede è salito il Colle per informare ma soprattutto chiedere un intervento del presidente del Csm, cioè Mattarella, che fino ad oggi non ha proferito parola sull’organo che lui presiede.

Come dicevamo lo scandalo assume proporzioni inaudite e testimonia che esisteva una vera e propria cupola che non sceglieva per merito ma per appartenenza a questa od altra corrente nomine e destinazioni. Con tutto un codazzo di faccendieri, uomini della politica e delle istituzioni ed ora si scopre anche giornalisti.

Ed il fine conclamato era avere giudici compiacenti soprattutto nelle sedi sensibili come Perugia e Bresca, ma anche in altre zone dove c’erano interessi consistenti, anche finanziari.

Ora si è arrivati al cuore finanziario del sistema eversivo e deviato della magistratura, i soldi che venivano versati sia per le nomine che per i processi aggiustati.

Vengono in mente i famosi capponi di Renzo che già i giudici dell’epoca non accettavano preferendo moneta contante dei potenti di turno.

La parte più delicata dell’inchiesta partita dal capoluogo umbro riguarda la scoperta del tesoretto accumulato ed è un compito delicato affidato alla Guardia di finanza che sta dando la caccia ai soldi. Su chi gestisse i fondi necessari ad alterare il corso delle nomine, gli inquirenti hanno pochi dubbi avendo dei riscontri chiari, era probabilmente l'avvocato siciliano Pietro Amara, o il suo entourage, che aveva a libro paga magistrati amministrativi, pm, giudici. I nuovi sviluppi ipotizzano alle sue spalle un’entità più inquietate, un coacervo di interessi fatto anche di grandi gruppi imprenditoriali decisi a difendere i loro interessi in questa sorta di Tangentopoli delle toghe.