Draghi accetta l’incarico “con riserva”

La legittimazione del premier spetterà al Parlamento e il nome proposto da Sergio Mattarella difficilmente riceverà il rifiuto dalle Camere
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Roma

Questa mattina Mario Draghi è salito al Quirinale da Sergio Mattarella per discutere l'ipotesi di affidamento dell'incarico per la formazione di un governo di alto profilo.
“Il professor Draghi si è riservato di accettare”, ha riferito Ugo Zampetti, segretario generale della presidenza della Repubblica.
Il colloquio tra il presidente della Repubblica e l'ex numero della Bce è durato più di un'ora. All'uscita la prima dichiarazione ufficiale: "Ringrazio il presidente della Repubblica per la fiducia che mi ha voluto accordare. E' un momento difficile, dobbiamo essere all'altezza", ha detto Draghi alla stampa. "Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani, rilanciare il Paese sono le sfide", ha proseguito. E ha aggiunto: "Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie dell'Ue, abbiamo la possibilità di operare con uno sguardo attento alle future generazioni e alla coesione sociale". Per tutti questi motivi, Draghi ha annunciato: "Con grande rispetto mi rivolgerò al Parlamento, espressione della sovranità popolare. Sono fiducioso che dal confronto con i partiti, con i gruppi parlamentari e le forze sociali emerga unità e capacità di dare una risposta responsabile".

La legittimazione del premier spetterà al Parlamento e il nome proposto da Sergio Mattarella difficilmente riceverà il rifiuto dalle Camere. Mario Draghi ha un altissimo profilo ed è stimato in tutto il mondo, dove è universalmente conosciuto per essere l'uomo che ha salvato l'euro. È altamente improbabile che i partiti in Camera e Senato si opporranno alla sua designazione fatta da Sergio Mattarella. Il nome di Mario Draghi circola già da mesi nei corridoi dei Palazzi. Come riporta Marco Antonellis su Tpi.it, si mormora che per lui il passaggio a Palazzo Chigi potrebbe essere l'anticamera per il prossimo sbarco al Quirinale al termine del mandato di Mattarella. Una suggestione che ricorda i retroscena collegati all'arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi nel 2013: anche per lui si diceva che sarebbe stato il volano per arrivare al Colle. Oggi è senatore a vita.

Dal momento della sua designazione, passeranno ancora alcuni giorni prima che Mario Draghi e il suo esecutivo assumano il governo del Paese. In ogni caso, finché Mario Draghi non sarà effettivamente al governo, l'esecutivo in carica continuerà a svolgere il suo lavoro, perché la Costituzione non prevede che il Paese rimanga sguarnito. La prassi prevede che l'incaricato accetti il mandato ma con riserva, esattamente come ha fatto Draghi, in modo tale da crearsi lo spazio di manovra per effettuare un rapidissimo giro di consultazioni con i partiti. Si tratta di incontri informali, che serviranno a Mario Draghi per capire quali possibilità ci siano di formare una maggioranza solida. Se il sondaggio non dovesse portare a risultati accettabili, Mario Draghi dovrà tornare da Sergio Mattarella per rifiutare l'incarico. A quel punto si apriranno altri scenari. Difficilmente Sergio Mattarella, in questa situazione, potrebbe affidare l'incarico a un altro profilo, considerato il fatto che Mario Draghi viene già considerato come la miglior scelta. La strada che si potrebbe aprire è quella delle elezioni. L'ipotesi meno plausibile è la spedizione del governo dimissionario di nuovo in Parlamento: o fiducia o caduta.