Guasticchi verso Italia Viva di Matteo Renzi

Il consigliere regionale uscente annuncia via Facebook il suo addio al Pd
Politica

Marco Guasticchi consigliere regionale uscente del Partito democratico, è uno dei grandi esclusi di queste elezioni regionali. Ha ottenuto duemila preferenze, troppo poche rispetto alle 3.500 che erano necessarie per arrivare ed entrare in Consiglio.
Notizia dell'ultimora è l'annuncia via Facebook del suo addio al Pd che prelude un imminente passaggio a Italia Viva di Renzi.
 
Quella che segue invece è l'intervista rilasciata a Michele Nucci della Nazione Umbria
Dica la verità Guasticchi, quanto è deluso dal risultato di domenica?
«Deluso non direi, me lo aspettavo in fondo. Non posso che constatare piuttosto che il Pd, un tempo pluralilsta e moderato, è tornato saldamente nelle mani di una sinistra post-Pci. Il vecchio apparato si è mosso in queste elezioni, isolando i candidati che appartenevano all'area moderata. E' un partito che sta fallendo la sua missione e che rischia di fare la fine dei Cinquestelle se continua cosi. E non ho fatto cilecca come avete scritto, mi hanno teso una trappola».
Se non è deluso, sembra molto arrabbiato però...
«Sono molto incazzato. Credo che il rinnovamento passi per le idee e non per l'età. Chi fa politica da quando aveva 14 anni e ora ne ha 35, non ha un lavoro, che ha vissuto di rendita, facendo il consigliere comunale o il portaborse, non può essere considerato il"nuovo"».
Anche lei però sono 20 anni che fa politica, giusto?
«Sì ma ho continuato a lavorare e ora tornerò a tempo pieno in banca».
Qualcuno dice che è pronto ad abbandonare, è vero?
«Falso. Sarò più che mai presente, non so in quale forma ma non in questo partito se continua così. Se si aprirà bene, altrimenti prenderò altre strade».
Par di capire che è imminente un suo passaggio con Matteo Renzi: quanto dovremo attendere?
«Io sono un renziano doc, della primissima ora. Lo portai qui in Umbria nel 2011, i miei rapporti con lui sono stati sempre buoni. Sì, è vero, sto pensando ad altre strade, ma non voglio fare una scelta di ripicca per l'atteggiamento che ha avuto il partito nei miei confronti. Dopo anni di militanza e impegno in questo giorni nessuna telefonata, nessun contatto. Eppure non mi pare di essere finito sui giornali per gli scandali. E' una chiara volontà da parte di escludere e ne prendo atto. Ma ci stanno aprendo le porte per andare con Renzí. Credo ci sarà un esodo di massa».
Che ne pensa degli attacchi interni che sta subendo il commissario Walter Verini?
  
«Vuole la verità? Penso che quelli come Presciutti abbiano un atteggiamento vigliacco. Finché Verini aveva potere, tutti pendevano dalle sue labbra. Ora tutti si sfilano. E questo vale anche per gli ex renziani che oggi sono stati eletti e che hanno abbracciato Zingaretti per interessi di bottega».
Vogliamo fare i nomi?
«Beh certo, Tommaso Bori o Simona Meloni ad esempio. La loro vittoria è sacrosanta, ci mancherebbe. Ma è un dato di fatto».
 Beh, anche lei nel momento in cui si decidevano le candidature è apparso filoveriniano...
«Ho fatto lavorare con serenità Verini in una stuazione difficile, non era il caso di fare la guerra nel partito in quel momento».
Vuol dirgli qualcosa?
«Ha fatto ciò che poteva fare in quelle condizioni, eravamo tutti annientati e sotto attacco, ma ora è troppo facile prendersela con lui. Certo si poteva fare meglio, ma questo vale in generale».
A suo avviso, infine, due personaggi di peso come Gianpiero Bocci e Catiuscia Marini, quanto hanno influito nelle preferenze del Pd?
«Non credo stavolta si siano spesi molto...».
Sarà proprio vero?