Cresce la diaspora nel Pd: “Verini se ne vada a casa”

Dopo la debacle delle regionali il partito si interroga su come voltare pagina
Politica

di Francesco Castellini - Nel Partito Democratico è iniziata la resa dei conti dopo la storica sconfitta del 27 ottobre.
   Nel mirino delle tante voci di dissenso che si alzano in coro c'è sempre più il commissario Dem per l'Umbria Walter Verini, di cui si chiede con sempre più vigore che “se ne vada a casa”.
     Se ieri il primo a puntare il dito contro i vertici è stato il sindaco di Gualdo Tadino in quota Pd, Massimiliano Presciutti (), oggi i giornali (bello l'articolo del Corriere dell'Umbria) danno eco al dissenso che si sta muovendo come uno tsunami contro gli strateghi “conduttori” responsabili di questa Caporetto.
    Da Todi Andrea Vannini, candidato consigliere regionale nella lista del Pd, (quarto dei non eletti), mette un carico da undici sul commissario Verini. Nel mirino anche la viceministra agli Esteri, Marina Sereni.
Per Vannini i responsabili "della più grande sconfitta mai subita in Umbria dal Pd" invece di "sparire, già studiano "tra correnti e correntine chi e come posizionare sui tronetti sempre più traballanti". "Dovete tornare a pulire le sezioni", attacca Vannini "ad aprire la porta per primi, ad attaccare i manifesti".

Anna Ascani, altra viceministra (all'istruzione), accusa i leader umbri di aver "pasticciato l'evento elettorale per sperimentare soluzioni avventurose in vista delle altre elezioni regionali". E sul suo profilo Facebook posta: “In questo momento così complicato il nostro partito, il Partito Democratico, ha bisogno di qualcosa in più. Ha bisogno di più energia: ! Per questo abbiamo deciso di convocare tutti i riformisti del nostro partito a Bologna il 30 novembre.
Aspettiamo, naturalmente anche te!”.

Dal canto suo l'ex consigliere regionale Vannio Brozzi, riferendosi a Fabio Paparelli, presidente uscente rieletto, afferma senza mezzi termini che “dovrebbe rimettere il mandato e fare il segretario di un circolo”.

L'ex segretario comunale di Perugia, Nicola Mariuccini, chiede che “il congresso sia gestito da un nuovo commissario”. Ma prima servono le dimissioni di Verini. “Chiediamole” esorta compagni e amici in un dialogo su Fb.
  Intanto per la prossima settimana è annunciata la costituente dei sindaci di centrosinistra, che chiede un nuovo corso.
  Ci lavorano Luciano Bacchetta, Massimiliano Presciutti e Stefania Proietti.
I colleghi Letizia Michelini e Mirco Rinaldi pretendono un cambio di passo ripartendo dal basso. Via i vertici. Ammettono che il Pd “non è stato all'altezza della sfida che si è trovato davanti, una sconfitta che non può essere ricondotta solo allo scandalo sanitopoli o all'onda verde leghista”.
La colpa è di chi ha imposto scelte dall'alto “avulse dalla realtà” e tese “a garantire l'interesse di pochi”. La stessa Marina Sereni sostiene che “serve una stagione completamente nuova. Ripartiamo da chi ha sulle spalle meno anni e meno zavorre rispetto al passato. Impostiamo per l'Umbria un congresso vero”.
   Dal canto suo Orsini da Terni ricorda che “Verini è stato nominato commissario, ma era lo sconfitto dell'ultimo congresso, rappresentava la minoranza del Pd. Non poteva farlo”. A seguire, c'è chi contesta a Verini il ruolo attivo (in supporto a Zingaretti) nelle dimissioni di Catiuscia Marini (lei stessa).
E ancora: aver spinto per le elezioni al 27 ottobre, aver scelto Fora per poi scartarlo in corsa, aver bruciato quattro nomi prima di Bianconi e non aver previsto il potenziale conflitto di interessi. Poi il patto civico, la multa da 30 mila euro per i cambiacasacca, le liste “blindate” solo per alcuni. Gli uscenti ripresentati. E l'analisi sul “Pd che ha retto”.

Intanto a Terni, a pochi giorni dal voto umbro, il Pd inizia a perdere i pezzi.
Il consigliere comunale Valdimiro Orsini ha riconsegnato la tessera del partito, facendo scendere a due i rappresentanti Dem a palazzo Spada.
Orsini, che per ora è passato al Gruppo misto, ha parlato di una scelta “maturata dopo il risultato elettorale che ha sancito la fine di un'era di governo. Negli ultimi anni il Pd ha concluso la sua spinta, con l'incapacità di essere inclusivo, di raccogliere le idee e le personalità migliori di questa regione. Da troppi anni il Partito democratico in Umbria è caratterizzato da una guerra folle tra gruppi di appartenenza o provenienza. In ogni caso assicura continuerò il mio impegno politico ponendomi in maniera antagonista a una destra a trazione leghista”.
Fuori dal Pd anche Cristhia Falchetti Ballerani, ex vicesegretario regionale dem ed ex assessore comunale a Terni. Ballerani parla di un partito in crisi d'identità che “ha gestito la vicenda umbra in modo antidemocratico e con autoritarismo. Basti pensare alla scelta di nominare un commissario straordinario che fu della mozione perdente al congresso svoltosi pochi mesi prima. Un'operazione di epurazione: si potrebbe parlare ironicamente del giglio magico umbro. Lascio il Pd e non sono dispiaciuta, ma profondamente delusa”.
Lascia il Pd anche Sara Giovannelli, ex segretaria comunale del partito, che parla di “faide interne” e “decisioni sulle candidature calate dall'alto”.

Insomma la diaspora è in atto. E siamo solo all'inizio.