Boldrini offende la Polizia penitenziaria: “Guardie”

Gli risponde Donato Capece, segretario generale del Sappe: «Non siamo carne da macello»
Politica

  Dopo avere ascoltato alcune dichiarazioni della parlamentare Laura Boldrini alla Camera in cui definisce sbrigativamente “guardie” gli agenti della Polizia Penitenziaria, interviene con una nota Donato Capece, segretario generale del Sappe.
  “Vorrei ricordare a Laura Boldrini, che nelle carceri italiane non esistono e non lavorano “guardie” ma donne e uomini appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria. Da lei, come da tutti, ci aspettiamo il dovuto rispetto. E vorrei chiederle se per lei è normale che un ispettore di Polizia penitenziaria, come avvenuto nel carcere di San Gimignano, debba subire una ferita, conseguenza delle intemperanze di un detenuto nordafricano, e rimediare 12 punti di sutura perché non aveva nulla con cui difendersi, come ad esempio il taser. Boldrini, non siamo carne da macello!”.  
  Questo dopo avere ascoltato alcune dichiarazioni della parlamentare della Boldrini alla Camera. E ciò in relazione una interrogazione parlamentare. “Iniziative, anche normative, in merito all’improprio uso da parte di terzi di divise e simboli appartenenti alle forze dell’ordine. Anche in considerazione dei recenti episodi occorsi presso gli istituti penitenziari di Spoleto e San Gimignano”
  “Rammento alla Boldrini che la tutela e la sicurezza del personale in servizio presso gli istituti detentivi devono sempre rappresentare il fondamento di qualsivoglia riforma. Quella di San Gimignano è stata l’ennesima grave e intollerabile aggressione da parte di detenuti ai danni di appartenenti alla Polizia penitenziaria nell’indifferenza della politica, di chi governa, di chi è maggioranza e di chi è all’opposizione in Parlamento. A tutti gli agenti feriti, contusi e offesi va la nostra vicinanza e solidarietà. La situazione nelle nostre carceri resta allarmante e la realtà è che i nostri poliziotti continuano ad essere aggrediti senza alcun motivo o ragione. Altro che liquidarci come delle ‘guardie’ come oggi ha fatto alla Camera dei Deputati la parlamentare Boldrini!”. 


Il 22 ottobre scendono in piazza i tutori dell’ordine
L’appuntamento è per martedì 22 ottobre, dalle 11 alle 14, in piazza Montecitorio a Roma.
   Il luogo non è casuale. “La politica ha usato la polizia per giochi di partito, tralasciando la sicurezza”, sentenzia Andrea Cecchini, sindacalista e celerino a . “Per questo mostreremo ai politici tutte le promesse fatte in questi anni e mai mantenute”. Di motivi per scendere in piazza i tutori dell’ordine ne hanno a decine. Rimostranze già presentate a chi ha, o avrebbe, il potere di cambiare le cose. Senza però ottenere nulla. “Potrei stare qui tutto il giorno ad elencare i motivi della nostra indignazione”, spiega Cecchini. Gli agenti vorrebbero il riordino delle carriere, l’aumento degli straordinari e nuovi contratti. Ma sono soprattutto le tutele sanitarie e legali a impensierirli. E ora vogliono risposte.
   Se si chiede sicurezza, in fondo, bisogna garantire sicurezza a chi opera sulla strada. Ci si affida all’improvvisazione. Le manette, poi, solo in caso di “comprovato pericolo”, finché un killer non ruba le pistole a due poliziotti e li manda all’altro mondo a. Per non parlare dei Taser, promessi da tempo ma ancora fermi al palo “per colpa dei tagli”: “Se ogni agente o carabiniere ne avesse uno, oggi il contatore dei feriti sarebbe sicuramente inferiore”. E forse l’Italia avrebbe pianto qualche servitore dello Stato in meno. 
  Qui poliziotti, carabinieri, finanzieri, penitenziari e anche vigili del fuoco possono essere aggrediti senza che nessuno si scomponga più di tanto. Se invece arrestano un malvivente, il giorno dopo se lo ritrovano di nuovo libero. E se mai dovesse partire una carica, apriti cielo.
    “Il caso di Fassina è emblematico – spiega Cecchini – di come una certa politica non aspetti altro che attaccarci”.