Il dem Presciutti chiede le dimissioni di Verini

Dissenso anche della ex governatrice Catiuscia Marini, che ora viene data in forza al nuovo partito di Renzi “Italia Viva”
Politica

di Francesco Castellini - “Squadra che vince non si cambia”. Ma che succede quando invece si perde in maniera così esagerata? Dopo la Caporetto delle ultime regionali in Umbria in casa Pd si comincia a fare i conti e si inizia a ricercare cause e responsabilità di tale sfacelo.
   E arrivano le prime richieste di dimissioni per il vertice Dem. “Altro che organizzare il congresso. Walter Verini deve sparire. Da subito. Ora che si è toccato il fondo non si può che risalire. Ma nel Pd serve pulizia completa. Dobbiamo ripartire. E io ci sono”. E tanto per non dar luogo ad equivoci di sorta il sindaco di Gualdo Tadino in quota Pd, Massimiliano Presciutti, chiede a chiari note le dimissioni immediate del commissario del partito umbro Walter Verini. E con lui anche l’ex governatrice Catiuscia Marini, che si è dimessa dopo lo scandalo sanitopoli e che ora viene data in forza al nuovo partito di Renzi “Italia Viva”.
   Il sindaco Presciutti già nel giugno scorso aveva manifestato pieno dissenso contro la conduzione del partito in Umbria, tanto da definire Verini «dinosauro». In quell'occasione, dalle colonne del Corriere dell'Umbria disse: “Va rifatto tutto”. I sindaci? “Vengono snobbati”. “Verini fa da collettore dell’area orfana di Gianpiero Bocci”. E ancora: “Non si convoca più un’assemblea, non ci sono più spazi di discussione. Il commissario sta pensando a un direttorio”. “Suonano l’orchestrina mentre il Titanic affonda”.
   “Dei sindaci nelle città sopra i 15mila abitanti – dice ancora Presciutti – siamo rimasti in due del Pd ad avere vinto, e al primo turno: io e Matteo Burico di Castiglione del Lago. Stirati è di centrosinistra ma ha il Pd all’opposizione. Sembra che ci sia una paura diffusa tra dirigenti di lungo corso, dinosauri come Verini, chiusi dentro al fortino”. “Più che esseri considerati come una risorsa – insiste – noi sindaci sembra che facciamo ombra un po’ a tutti”.
  E come se non bastasse: “Nel Pd non c’è più niente da salvare, va cambiato tutto, da capo a piedi. Qualcuno dovrebbe accendere una fila di ceri per tutto ciò che ha avuto in questi anni ed avere uno slancio di generosità favorendo un ricambio totale della classe dirigente. Non vedo tuttavia la volontà di farlo”.
“Non si può non ripartire dai territori – conclude Presciutti – e da coloro che li rappresentano, altrimenti i confronti interni portano a soluzioni come quelle di Agostini che francamente, con tutto il rispetto per la persona, sono più soluzioni vintage che aggreganti e tanto meno vincenti”.


Certo di fronte alla debacle del centrosinistra ormai è facile dire che fra i due schieramenti che si sono contesi la Regione Umbria non ci sarebbe stata partita alcuna, ma una cosa ce la si lasci ribadire, forse se invece di impastrocchiarsi con i vari nomi di candidati di varia natura si fosse puntato ad un personaggio della qualità e del rigore di Luca Ferrucci, di certo i numeri non sarebbero stati così impietosi e forse non si sarebbe passati dal 35% al 22 per cento delle ultime regionali per il Pd.Ricordiamolo allora, anche la nostra testata l'aveva ribadito più volte, così come per molti osservatori politici il nome c'era, e a ben vedere, siamo ancora convinti che sarebbe stato quello più efficace, di certo capace come nessun altro di aggregare il massimo consenso sulla sua prestigiosa figura. 
   Si tratta del professor Luca Ferrucci, docente all'ateneo perugino, tecnico un tempo vicino all’ex governatrice Marini con cui poi è entrato in rotta di collisione quando era commissario straordinario dell’Adisu (carica da cui si dimise nel gennaio del 2018, in polemica per la vicenda dello Studentato di San Bevignate).
   A lui il merito di essere stato il primo a rompere gli indugi di fronte alle operazioni condotte dal commissario umbro del Pd, Walter Verini, quando a metà luglio, con una mail dal titolo “immersi nel caos” sfoderò il suo manifesto del “Cantiere civico”, nel quale elencava le modalità per evitare di veder sventolare a Palazzo Donini la bandiera del centrodestra. Con alcune parole d’ordine: “lavoro, competitività delle imprese, giovani, ambiente, infrastrutture”.
  Un programma che di certo poteva ottenere solo i pareri favorevoli di tutto l'establishment del partito, delle associazioni di categoria, nonché di gran parte di quegli elettori che da sempre in Umbria si riconoscono nei valori autentici della Sinistra.
   Ma Luca Ferrucci è soprattutto una persona dalla indiscussa onestà intellettuale, come dimostra anche questo  in cui analizza con lealtà e franchezza i risultati delle regionali in Umbria.