Matteo Orfini scuote il Pd: «L’alleanza con il M5S ci porterà alla rovina»

E il web si scatena
Politica

Matteo Orfini, che fino al marzo scorso è stato presidente del Pd, non vede di buon occhio l'alleanza Pd Cinque Stelle.
In un post su Fb Orfini critica la linea filo-M5S, suscitando un vespaio di commenti.
Questo il contenuto del .

Tra ieri e oggi i due principali leader del Pd, Zingaretti e Franceschini, hanno ribadito che la prospettiva strategica del nostro partito è un accordo coi 5 stelle, nuovo perno di un centrosinistra riformista.
Ovviamente questo accordo ha dei corollari: non possiamo mettere in discussione le leggi approvate da loro con Salvini.
Non possiamo chiedere le dimissioni dei loro catastrofici amministratori ma dobbiamo subire i loro veti e le loro offese ai nostri ben più bravi presidenti di regione (la Raggi, la Appendino, Nogarin dovrebbero passare decenni a prendere lezioni di buona amministrazione da De Luca e Bonaccini).
  Non dobbiamo fare proposte troppo forti al governo, sennò lo mandiamo in tensione. Non dobbiamo lamentarci di scelte populiste e antipolitiche come il taglio dei parlamentari, anzi dobbiamo fingere sia la nostra linea da sempre.
  La dico semplice: a me pare una linea sbagliatissima. Che ha un unico obiettivo - non perdere - ma che essendo totalmente priva di una visione politica rischia di portarci a una sconfitta rovinosa. Abbiamo fatto un governo insieme per fronteggiare una emergenza. Ma nulla è cambiato o sta cambiando nei nostri alleati da giustificare una improvvisa trasformazione da accordo emergenziale ad alleanza stabile.
  Oggi come ieri si scagliano contro la democrazia rappresentativa. Oggi come ieri considerano il garantismo una bestemmia. Oggi come ieri sull'immigrazione e sulla sicurezza usano le stesse parole di Salvini.
Non è per abbassare il capo di fronte a tutto questo che fondammo il Pd. Non è questo il riformismo radicale che servirebbe al paese.
  Abbiamo già ammainato le nostre bandiere: lo ius culturae non si fa.
  I decreti sicurezza non si toccano (e piantiamola di dire che basta recepire gli appunti del Colle. Perché ad esempio significherebbe non sfiorare nemmeno il primo dei due aberranti testi). I provvedimenti economici simbolo dei 15 mesi di governo Salvini Di Maio non li scalfiamo.
  E questa nostra remissività, questa pavidità sta indebolendo un governo già fragile. Perché nell'agenda manca quella discontinuità che avevamo promesso e mancano quei segnali forti che una parte del paese si aspetta da noi.
Così il governo appare semplicemente figlio di una operazione di potere fine a se stessa.
  Lo ripeto: è una linea sbagliata e subalterna. Che peraltro avrebbe bisogno di un congresso vero per essere legittimata, dato che nulla di quanto stiamo facendo fu discusso alle passate primarie. Credo di non essere il solo nel Pd a pensarla così.
Nel mio piccolo cercherò di far cambiare idea a chi ci sta portando verso un burrone.
Dateci una mano.

Ecco il tenore dei commenti sul web. “Il cedimento alla subcultura grillista è fatale”. “Questo partito non mi rappresenta più”. “Zingaretti verrà ricordato come colui che sterminò il Pd”. “Partito  destinato all’estinzione”. “Questo Pd è una barca che sta affondando”. “Un PD silente e apparentemente schiacciato da Di Maio che detta le condizioni. Così non si va lontano”...