Il premier Conte sferza i suoi vice e minaccia la crisi

l’Italia ha bisogno di governanti non di capi di partito
Politica

di Alberto Laganà. Da tempo il premier rifletteva sul da farsi, ma prima di mettere in chiaro le cose dal suo punto di vista ha voluto sentire il Presidente della repubblica ed ha detto chiaro e tondo, nella conferenza stampa di ieri sera, che non intende vivacchiare e, o le due forze politiche si impegnano a lavorare sul futuro del Paese, o è meglio staccare la spina al governo e lasciare il giudizio ai cittadini.

Una scintilla che ha appiccato il fuoco alle polveri culminato con l’aut aut lanciato dal premier, è stato il rinvio del consiglio dei ministri perché Salvini doveva partecipare ad incontri per i ballottaggi.

Ed è stato allora che ha pensato che ha a che fare con dei capi politici e non con uomini di stato che hanno a cuore le impellenti decisioni che attendono una pronta risposta: dai 150 tavoli di crisi economica aperti, alla prossima manovra di bilancio con il reperimento di risorse per 40 miliardi di euro, alla complessa riforma della giustizia ed alle leggi corpose che devono essere approvate dal parlamento.

Ha fatto capire che è pronto a rassegnare le dimissioni de Di Maio e Salvini non depongono l’ascia di guerra e riprendono il cammino interrotto da mesi.

Conte lo ha escluso, ma visto il consenso personale che ha tra l’opinione pubblica, qualcuno paventa che possa scendere in campo in prima persona e sconvolgere i piani di chi pensa di avere un’autostrada aperta in caso di elezioni anticipate.

Nessuno dimentica il 40% di consenso di Renzi ed il crollo da lì a pochi giorni fino alla sua defenestrazione, certo che avrebbe sbaragliato tutti! ‘Sic transit gloria mundi’ e non esistono più i consensi a prescindere.

Nel suo discorso… di quasi commiato, Conte ha chiarito che non appoggia nessun partito in particolare; può capire che c’è ‘qualcuno che è inebriato dalla vittoria e qualcun altro deluso per la sconfitta’, ma la composizione del parlamento è quella uscita dalle elezioni politiche e non dalle Europee, pertanto o si va avanti con il programma di governo e la squadra che è stata decisa a suo tempo, altrimenti si dice chiaramente agli italiani che il contratto è carta straccia e se ne vuole scrivere un altro… senza l’attuale premier.