Quello del pubblico dipendente è diventato un lavoro a rischio

Dopo gli episodi di violenza verificatisi in alcuni uffici il Comune di Perugia corre ai ripari
Perugia

di Francesco Castellini - Tempi duri per i pubblici dipendenti. Anche in Umbria si moltiplicano i casi di aggressione ai lavoratori del pubblico impiego. Uno degli ultimi episodi di cronaca è quello successo a Terni, qualche giorno fa, quando un dipendente comunale è stato oggetto di un violento attacco da parte di uno dei gestori dei locali della città, che gli è piombato in ufficio e senza tanti preamboli gli ha scagliato una seggiola addosso, per manifestargli così la rabbia per una pratica di occupazione del suolo pubblico non ancora “lavorata”. La sedia ha per fortuna solo sfiorato il funzionario che, per la paura, ha comunque accusato un malore ed è stato costretto a ricorrere alle cure mediche. L’episodio fa il paio con quello accaduto qualche anno prima a palazzo Grossi in piazza Morlacchi a Perugia, quando un dirigente del Comune, che si occupava di manutenzione e decoro urbano della città, fu picchiato a sangue da un cittadino, tanto da dover ricorrere alle cure sanitarie per sospetta frattura del setto nasale. E che il fenomeno stia diventando sempre più diffuso lo sancisce il numero crescente delle brutali e barbare aggressioni che vedono protagonisti loro malgrado i lavoratori statali e parastatali. Il problema non riguarda solo la pubblica amministrazione italiana ma assume una dimensione europea: in uno studio condotto a livello continentale vengono infatti riportati casi di violenza avvenuta in Gran Bretagna ai danni di dipendenti del fisco e in Spagna contro la polizia penitenziaria.
  Lo decreta il Comitato per il dialogo sociale della Ue, che rileva come in tutta Europa i dipendenti della pubblica amministrazione sono sottoposti a stress eccessivi. Tanto che è stato riscontrato un rischio elevato in oltre il 68% delle sedi oggetto di tale ricerca. Si parla soprattutto, ma non solo, di personale sanitario e sociale, polizia locale e soprattutto di ricorrenti aggressioni al personale dei Pronto soccorso. Si stima infatti che il 15 per cento dei lavoratori di questa categoria abbia subito almeno una aggressione nella corso della vita lavorativa. «Con la crisi economica - è l’analisi di Lorenzo Raia, segreteria provinciale Fpl Uil - si è creato un contesto sociale che ha aumentato le situazione di allarme. Se per la polizia locale è un rischio che dipende anche dal tipo di lavoro svolto, lo stesso non può dirsi per i dipendenti di un ufficio anagrafe. Eppure di fronte a particolari situazioni di disagio anche loro sono stati colpiti da violenze verbali e fisiche». Come dire che «più si è poveri più si diventa cattivi verso tutti».
Un allarme sociale già lanciato un anno fa dall’Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro, che è stata fra le prime a mettere in guardia contro le reazioni esagerate, sia di tipo verbale che fisico, con conseguenze imprevedibili e comunque molto molto gravi. Lo sa bene l’Umbria che 13 anni vide pagare col prezzo della vita due impiegate della Regione, uccise barbaramente in uffico mentre svolgevano il loro quotidiano compito. Daniela Crispolti, 46 anni (precaria con contratto di collaborazione) e Margherita Peccati, 61 anni, prossima alla pensione. Entrambe lavoravano all’ufficio accreditamento del settore formazione. L’uomo, un imprenditore di 43 anni, fece irruzione nella stanza con la pistola in pugno, esplose i colpi e poi si suicidò con la stessa arma. E come dimenticare la brutta vicenda avvenuta la mattina del 25 settembre 2017 nel tribunale di Perugia, quando due giudici rischiarono di morire sotto i colpi di coltello di un piccolo imprenditore depresso, disperato e convinto fino all’ossessione di essere vittima di malagiustizia. Talmente accecato da pensieri di vendetta da menare fendenti all’impazzata, tentando di uccidere la giudice civile Francesca Altrui e il collega Umberto Rana, accorso in suo aiuto. L’uomo, Roberto Ferracci, 54 anni, di Spello, è stato poi giudicato in abbreviato dal giudice di Firenze Alessandro Moneti, che lo ha condannato a 12 anni di reclusione per duplice tentato omicidio con l’aggravante della premeditazione. Ma quel caso è diventato un triste emblema. Tant’è vero che nei giorni scorsi una giudice civile del tribunale di Firenze è stata minacciata da un cittadino scontento per una sua decisione, che l’ha affrontata nel suo ufficio, di pomeriggio, quando la sorveglianza nel palazzo di giustizia è più rarefatta. E le ha urlato contro: “Ha fatto bene quello di Perugia”. Dunque come evitare che questo modo di pensare e di agire si trasformi in uno tsunami sociale? La Fp Cgil invita le Istituzioni a produrre “informazione corretta” su ciò che fanno i dipendenti pubblici, “sulle difficoltà che questi incontrano nello svolgere le proprie mansioni, considerate le poche risorse a disposizione”. Nel documento vengono dati alcuni suggerimenti per evitare di sottoporre i lavoratori statali ai rischi causa di stress: “individuare tutti i potenziali pericoli connessi allo svolgimento delle mansioni, istituire delle figure e delle strutture che dovranno supportare i dipendenti pubblici, erogare formazione specifica e, in considerazione dell’elevato numero di donne impiegate statali, prendere contromisure in modo che non possano essere esposte a molestie o violenze di alcun genere”. Vengono inoltre fornite precise linee guida sull’ambiente di lavoro, come, ad esempio, la giusta illuminazione degli uffici e la presenza delle uscite di sicurezza. Inoltre vengono date indicazioni sulle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa, dall’adozione della flessibilità degli orari alla possibilità del telelavoro sfruttando le moderne tecnologie. Del resto c’è anche da considerare l’altra faccia della medaglia: gli effetti di tale stress si fanno sentire ed hanno una ricaduta diretta sulla intera comunità: inefficienza e crollo della produttività sul lavoro, elevato numero di assenze per malattia, umore basso, un maggior rischio di infortuni per un calo dell’attenzione, aumento di reclami e segnalazioni da parte degli utenti. “Fattori - sostengono i rappresentanti delle parti sociali - che aggravano i costi, causano danni d’immagine agli enti statali e impoveriscono il servizio”.

A fronte di tutto questo il Comune di Perugia corre ai ripari. Venerdì mattina la Prima commissione, quella che si occupa di Affari istituzionali, ha discusso una serie di proposte messe sul tavolo dalla Giunta per innalzare i livelli di sicurezza delle diverse strutture comunali. 

Come riporta oggi il Corriere dell'Umbria:

“Custodi, metal detector, citofoni per il riconoscimento. Gli uffici del Comune, di qui a poco, verranno dotati di dispositivi per sicurezza per evitare che, cone accaduto, chiunque possa en:rare animato da cattive intenzioZi arrivare al suo obiettivo. Le ntenzioni future sono state illustrate ieri mattina dalla Giunta lel corso della seduta della prina comissione consiliare permanente affari istituzionali. In particolare, per quanto riguarda l'area dei servizi alla persona, tra luglio e settembre 2020 è ipotizzato il definitivo spostamento nei locali dell'ex convento di Monteluce, dove ci sarà un servizio di custodia, protetto da vetro antisfondamento, e l'accesso degli utenti sarà possibile solo accedendo all'interno di un metal detector "ad arco".
Il secondo livello di sicurezza sarà garantito nei vari piani, visto che l'accesso libero degli utenti sarà possibile solo in direzione degli sportelli aperti al pubblico, mentre le porte di tutti gli altri uffici saranno chiuse e non accessibili salvo apertura a cura del singolo funzionario. Per palazzo Grossi, già oggi esiste un servizio di custodia con apertura della porta a comando.
  Nel futuro il livello di sicurezza verrà aumentato richiedendo agli utenti la consegna del documento di identità con conseguente rilascio di un pass visitatori.
  La partita più complessa riguarda palazzo dei Priori.
  Nel prossimo futuro sarà oggetto di un importante intervento di riqualificazione a fini antisismici ed antincendio e in quella circostanza potranno essere effettuati anche gli altri interventi.
  Si ipotizza di modificare il meccanismo di apertura della porta a vetri, che non sarà più automatico, ma attivabile solo a cura dei custodi previo riconoscimento dell'utente attraverso il citofono posto all'esterno della porta. I dipendenti, invece, potranno accedere liberamente utilizzando il badge che verrà spostato all'esterno rispetto all'attuala sede. Il sistema non sarà operativo durante le sedute di Consiglio comunale e commissioni in quanto pubbliche. Un'alternativa prevede di attuare lo stesso sistema all'altezza della residenza del sindaco, in quanto lì verrà posizionata una nuova porta antincendio.
  Quanto alle sedi degli uffici di cittadinanzaurp è ipotizzabile l'installazione solo di servizi di videosorveglianza, ove possibile e nel pieno rispetto della privacy dei cittadini”.