Un umbro su dieci rischia di finire nella rete degli usurai

Il segretario regionale della Fabi, Enrico Simonetti, lancia l'allarme
Perugia

Ormai più di un umbro su dieci rischia di finire nella rete degli usurai.
Enrico Simonetti, segretario umbro della Fabi, il sindacato dei bancari e dei lavoratori del settore assicurativo e dell'esattoria, lancia l'allarme.
Il fenomeno non riguarda solo l'Umbria, ma che qui presenta numeri più allarmanti, come dimostrato dai dati ricordati dalla Fabi, che rivelano appunto il rapporto che c'è fra la piaga dell'usura e il riammodernamento di tutto il sistema creditizio.
“Nella nostra regione, in meno di otto anni - afferma Simonetti al Corriere dell'Umbria - abbiamo perso oltre 400 posti di lavoro nel settore del credito, con un tasso di occupazione di nuovi assunti pari a zero. Gli sportelli si sono ridotti di oltre 150 unità, un tasso superiore alla media nazionale; con la conseguenza che il 13% dei comuni umbri non ha nessuno sportello bancario, mentre il 30% degli stessi deve operare con un solo intermediario bancario nel proprio territorio comunale. E questo, nonostante le rassicurazioni, ad ogni fusione e acquisizione, sul fatto che non sarebbe cambiato nulla”. Nel caso della Banca popolare di Spoleto, poi, la segreteria regionale della Fabi lamenta le modalità con le quali è stato comunicato l'avvio della fusione per incorporazione in Banco Desio, attraverso un comunicato stampa.
“Di fronte al ripetersi di tali dinamiche - afferma Simonetti - rimaniamo sconcertati dall'ennesimo silenzio tombale di quegli attori, soprattutto istituzionali e di categoria, che dovrebbero avere invece ben presente quanto importante sia per l'Umbria avere un sistema creditizio realmente funzionale alle esigenze del nostro territorio”. A tutti questi la Fabi dell'Umbria rinnova l'appello di voler al più presto dare un cenno di attenzione a queste tematiche e dichiara fin d'ora la sua disponibilità a ricercare tutte quelle forme di collaborazione che possano limitare al massimo le ricadute negative, in termini occupazionali ed economici di tali fenomeni.