UniPg: ricercatori impegnati nel Progetto PRIMA “Omega Rabbit”

Potrebbe rappresentare un’opportunità importante per l’alimentazione nei Paesi dell’area del Mediterraneo
Perugia

I ricercatori dell'Università degli Studi di Perugia stanno lavorando sullo studio del così chiamato "Omega Rabbit". Basato sulla carne di coniglio, l'Omega Rabbit potrebbe diventare un alimento capace di rappresentare una soluzione innovativa per i sistemi agroalimentari dell’area del Mediterraneo e rispondere ad alcune delle grandi sfide che si giocano in queste regioni, a cominciare da quella dell’alimentazione.

Lo studio ha coinvolto un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali (Settore Scientifico Disciplinare AGR/20 - Zoocolture) dell’Università degli Studi di Perugia, del quale fanno parte i professori Associati Cesare Castellini e Alessandro Dal Bosco, le ricercatrici post-DOC Simona Mattioli e Alice Cartoni Mancinelli, la dottoranda al terzo anno Elisa Cotozzolo, l’assegnista di ricerca Claudia Ciarelli, il responsabile delle strutture sperimentali Giovanni Migni e i tecnici Osvaldo Mandoloni e Cinzia Boldrini.

L’Unità di ricerca partecipa al PRIMA RIA & IA - PART II dal titolo “Omega Rabbit: food for health Benefit”, tra cui partecipano anche l'Italia (capofila Università di Milano - Prof. Gabriele Brecchia e con la presenza appunto dell’Università degli Studi di Perugia), la Francia, la Tunisia e l’Egitto.

La collaborazione punta a esplorare la fattibilità di un nuovo alimento funzionale basato sulla carne di coniglio – in considerazione delle sue peculiarità sul piano nutrizionale e anche riguardo alle potenzialità di allevamento per paesi in via di sviluppo -, così da divenire un’opportunità importante per i Paesi dell’area del Mediterraneo come appunto la Tunisia e l’Egitto.

“Si chiama Omega Rabbit in quanto il coniglio, in virtù del suo metabolismo lipidico e di una dieta arricchita con acido linolenico, sintetizza, e soprattutto conserva nelle proprie loro carni gli acidi grassi polinsaturi, gli omega 3, con importanti effetti sotto l’aspetto nutrizionale e anche di benefici per la salute del consumatore”, ha spiegato il Prof. Dal Bosco.

“Omega Rabbit: food for health Benefit” è uno dei progetti per i quali il questo gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali, sta attualmente producendo un grande sforzo progettuale che vede contemporaneamente finanziati diversi Progetti nazionali e, soprattutto internazionali, nell’ambito della qualità nutrizionale dei prodotti di origine animale e con particolare riferimento agli aspetti metabolici, gestionali, tecnologici ed ambientali che sono alla base dei nuovi concetti di zootecnia di precisone e one-welfare. 

Altri 4 progetti dell’Unità di ricerca, oltre a Omega Rabbit, hanno ottenuto riscosso apprezzamento sul piano scientifico tanto da ottenere un totale di circa 1.300.000 euro di fondi nazionali ed europei. Si tratta delle ricerche sulla tutela della biodiversità delle razze avicole italiane (in collaborazione con le università di Padova, del Molise, di Pisa e di Torino); la ricerca "Use of local chicken breeds in alternative production chain: welfare, quality and sustanaibility", anche in questo caso in collaborazione con 4 Università italiane – Torino, Padova, Bologna, Milano - con lo scopo di recuperare e valorizzare razze avicole italiane sia da carne che da uova (Bionda Piemontese e Robusta Maculata).  

E ancora, la ricerca "Innovative tools for assessment and authentication of chicken and beef meat, and dairy products’ qualities che vede coinvolti 21 partner appartenenti a 9 paesi europei, che ha lo scopo di effettuare un'approfondita valutazione multicriteria delle relazioni esistenti tra i sistemi di allevamento e le caratteristiche intrinseche di qualità dei prodotti di origine animale, per finire con la ricerca "Poultry and pig low-input and organic production systems’ welfare", la quale ha l’obiettivo di creare, attraverso una cooperazione tra più soggetti (approccio multi-attore), soluzioni per migliorare il benessere di polli e suini allevati con sistema biologico e/o produzioni estensive a basso impatto. Al progetto partecipano 23 partner di 8 paesi Europei: Italia, Francia, Germania, Olanda, Belgio, Romania, Regno Unito e Danimarca.

“In un momento di grandi difficoltà logistiche, economiche, sociali e quindi scientifiche, l’attività di questi ricercatori prosegue con grande forza e tenacia, grazie allo spirito di applicazione, alla coesione, alla voglia di studiare e approfondire, al piacere di condividere i successi, ma anche alla capacità di assorbire le sconfitte, tutti principi trasmessi con dedizione e sapienza dalla prof.ssa Marcella Bernardini Battaglini, prestigioso progenitore scientifico di questo gruppo di ricerca – hanno tenuto a sottolineare i professori Castellini e Dal Bosco. E’ inoltre doveroso sottolineare come tutti questi successi scientifici siano agevolati dalla grande disponibilità e preparazione del personale tecnico-amministrativo e dall’appoggio della Direzione del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali e più in generale dell’Università degli Studi di Perugia”.