“Un Punto” sulla Caccia

Zrc: criticate da molti, ma fondamentali per la selvaggina
Perugia

Di Andrea Lilli - Desidero riportare l’attenzione su un argomento a cui tengo particolarmente: le ZRC, criticate da molti, ma fondamentali per la selvaggina, stanziale e non, (vedi la presenza sempre più consueta di colombacci stanziali).

Attualmente la gestione delle ZRC viene affidata a Comitati di Gestione, composti dai membri delle varie associazioni (a parer mio dovrebbero essere presenti in numero paritario) i quali, con la massima dedizione e personale dispendio di tempo collaborano per il buon funzionamento delle stesse.

Non vorrei elencare qui le innumerevoli incombenze di cui si fanno carico, ne ricordo solo alcune: dalla più semplice, come ad es. rifornire di acqua gli abbeveratoi per gli animali in estate, alla sistemazione giornaliera dei recinti, alla vigilanza sul territorio, la cattura dei nocivi e via via fino alla cattura di fagiani e lepri destinate al ripopolamento, insomma un’attività ininterrotta sempre poco valorizzata e sempre più spesso criticata, da quelle persone che invece di dare il proprio contributo creano solo malumori e “chiacchiericci da bar”.

Vorrei spostare ora l’attenzione su un altro argomento scottante, a giudicare dalle discussioni nate in questi giorni sulle pagine web “Apertura Unica “.

La risposta credo sia ancora una volta dovuta al mancato e definitivo approfondimento dell’argomento “Cinghiale” e la sua attuale gestione, solo a questo punto potremmo far ripartire la discussione, in primo luogo sottolineando come il mondo venatorio non possa permettersi di perdere ulteriori giornate, dato che negli anni ottanta si contavano oltre due milioni di tesserati e le giornate di caccia iniziavano ad agosto per protrarsi fino a marzo. Attualmente le giornate sono più che dimezzate e a fronte di una diminuita pressione venatoria si sono persi oltre due mesi. Il secondo punto passa dalla revisione della legge 157/92 che ha prodotto solo restringimenti, divieti e modifiche di periodi di caccia, senza uno sguardo aperto e direzionato al prossimo futuro a modifiche attuabili in base alle attuali evoluzioni delle specie la cui presenza sta già agendo sul piano agricolo forestale, e sta già intervenendo sui cambiamenti morfologici di interi territori, dovuti in parte alle tecniche sempre più intensive che hanno già prodotto danni ingenti al patrimonio faunistico, in primis la starna e non per ultima la quaglia e il fagiano, per non entrare nel merito degli anticrittogamici, fertilizzanti, diserbanti ed altro, complici dello sterminio di insetti e lumachine, cibo essenziale e fondamentale della piccola selvaggina sia stanziale che migratoria.

Chiudo con un’ ultima, ulteriore riflessione, da cacciatore nato e cresciuto in una famiglia di cacciatori, riterrei opportuno non disperdere un patrimonio di tradizioni e saperi legati profondamente al territorio, da cacciatore desidererei per la nostra categoria, che fosse possibile riprendersi quello che a mio avviso è stato ingiustamente defraudato, desidererei affrontare una volta per tutte l’argomento Cinghiale dato che la situazione attuale mostra di avere molte falle e nessun beneficio finendo per creare un’occasione di rottura nel mondo venatorio, che si è sempre distinto per coesione e spirito di solidarietà.