Due condanne per turbativa d'asta

Condannati un commercialista e un agente immobiliare
Perugia

Un anno con pena sospesa. E’ questa la sentenza che è stata emessa ieri dal gup Valerio D’Andria nei confronti di due professionisti. Un agente immobiliare e un liquidatore fallimentare che a settembre erano stati destinatari di una misura interdittiva emessa dal gip, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti dell’agente immobiliare, S.G., 54enne, e del commercialista, F.M., 45enne. Le loro sospensioni, i due professionisti sono difesi dagli avvocati Nicola Di Mario e Franco Libori, erano state rispettivamente di un anno e di nove mesi. Lo riporta il , che riferisce inoltre come nel corso dell’udienza di ieri, il sostituto procuratore, Gemma Miliani aveva chiesto una condanna a due anni per l’agente immobiliare e due anni e quattro mesi per il commercialista. 
Le indagini che avevano portato all’emissione del provvedimento avevano avuto origine, nel giugno del 2019, per approfondire i rapporti d’affari esistenti tra l’agente immobiliare, da anni residente a Perugia ma originario della Locride, e soggetti attigui o appartenenti agli ambienti della criminalità organizzata della sua regione d’origine.
Nell’ambito di quella indagine, anche grazie alle attività di intercettazione effettuate, erano emersi i rapporti esistenti tra l’agente immobiliare e un commercialista, nominato dal Tribunale Civile di Perugia quale Commissario Liquidatore nell’ambito di una procedura fallimentare.
L’approfondimento di quelle conversazioni ha permesso di ricostruire come sia stato possibile, per l’agente immobiliare interferire sul regolare svolgimento di una gara per la vendita all’asta di un capannone del valore di circa 350 mila euro, da una parte approfittando del proprio rapporto di confidenziale vicinanza al professionista, dall’altra tentando di assoggettarne l’operato facendo leva su legami – anche in parte millantati – con personaggi “carismatici” del contesto socio-criminale della regione d’origine, asseritamente “da non scontentare”. Così facendo, l’agente è riuscito a far si che il commissario liquidatore condividesse con lui informazioni riservate relative alle celebrazioni delle sedute di gara, comunicandogli l’esistenza o meno di partecipanti, potenziali concorrenti dei clienti del primo, accettasse un’offerta pervenuta oltre il termine previsto, vincendo le rimostranze dello stesso (emerso essere del tutto consapevole della gravità della condotta) ancora una volta spendendo l’interesse, nell’affare, dei medesimi “personaggi calabresi”, indicati vicini ai precedenti proprietari dell’immobile.