Taglio ai trasporti pubblici, via un bus su dieci

Il piano della Regione si abbatte sul servizio di mobilità cittadina e rivela l’incapacità di programmazione dell’Ente
Perugia

Francesco Castellini - Che il trasporto pubblico da queste parti non funzioni come dovrebbe è sotto gli occhi di tutti. Basti dire che questa nostra regione è quella con il più alto tasso di motorizzazione, che in soldoni significa 700 auto ogni mille persone residenti, con un parco macchine nettamente più vecchio di quello europeo e con Perugia che svetta su tutte le altre province con tre auto a famiglia. E così ecco che per andare al lavoro, per portare i figli a scuola, o solo per andare a fare la spesa, si ricorre alla cara vecchia quattroruote privata. Che conti alla mano alla fine risulta perfino più conveniente. E di certo rimane il mezzo più comodo.
A fronte di questo ci si aspetterebbe lo studio e l'adozione di una Piano Trasporti efficace e funzionale per incentivare il mezzo pubblico.
E invece che sta accadendo? Che la Regione per risparmiare ha deciso di tagliare le corse degli autobus. Una su dieci. Palazzo Donini la chiama “razionalizzazione” delle corse. Una sforbiciata netta a linee extraurbane e urbane, che ha l'intento dichiarato di portare al ripianamento dei bilanci in rosso vermiglio. Un milione e trecentomila chilometri in meno dai primi di luglio a settembre, e la stessa cifra da lì alla fine dell’anno se non si individueranno soluzioni alternative. La delibera della Regione è stata al centro dell’incontro infruttuoso tra le organizzazioni sindacali e Busitalia. Mentre dal canto loro i Comuni puntano il dito: «La situazione del trasporto pubblico in Umbria appare drammatica nel merito e grave per il metodo con il quale è stata affrontata». L’azienda ha ribadito che annualmente il servizio costa 61 milioni di euro, mentre nella delibera se ne ipotizzano 40, con tutte le conseguenze del caso.
I sindaci, con una nota congiunta lamentano il mancato coinvolgimento da parte della Regione, sottolineano che lo squilibrio per il solo 2019 va dai 13 ai 16 milioni di euro, e spiegano che «di fronte a questo contesto il Piano regionale dei Trasporti può essere ormai considerato sostanzialmente saltato». E per questo non vogliono sentirsi scaricare addosso le colpe relative al mancato versamento dell’Iva (21 milioni per il triennio 2016-2018), annunciando che si presenteranno «con una posizione univoca frutto di un lavoro comune di carattere tecnico». «La drammatica situazione finanziaria è infatti il risultato di una evidente incapacità di programmazione da parte della Regione».
«La colpa - conclude la nota - è di quel Palazzo Donini che di fatto ha continuato a operare a fronte di una gara scaduta da sette anni, senza bandirne una nuova, e si è caratterizzato per una penuria di interventi strutturali, peraltro richiesti da anni, per l’incapacità di rivisitare il sistema dei trasporti regionale nella sua interezza e di utilizzare in maniera economica e efficiente il Fondo nazionale dei trasporti a beneficio di tutti i cittadini e dell’intero territorio regionale in maniera bilanciata».
Nella caccia ai risparmi i sindaci hanno chiesto che vengano coinvolti anche altri settori del trasporto e hanno informato della situazione i Prefetti.
Ad andare all’attacco della Giunta è anche il segretario regionale della Lega Caparvi: «Non possono essere i cittadini a pagare le negligenze di un Pd sempre più allo sbando. I soldi per evitare il taglio di buona parte del servizio pubblico li trovi la Regione».
E così i sindaci e i presidenti delle Province nei prossimi giorni scriveranno le delibere con cui si dà il via libera ai tagli estivi, che partiranno il 7 luglio e dureranno fino all’11 settembre. Questa prima tranche, come emerso da giorni, colpirà in primis le linee extraurbane: 900 mila i km in meno previsti, mentre i restanti 450 mila riguarderanno le urbane. Il grosso dunque verrà scaricato sulle corse che nei mesi invernali sono frequentate soprattutto da studenti, ma è chiaro che se non si troverà una soluzione con l’avvio del nuovo anno scolastico bisognerà incidere anche su questo fronte; uno scenario da brivido per i sindaci. I tagli estivi valgono 3,2 milioni di euro, cifra che lieviterà a sei se dovessero scattare anche quelli invernali.

 A Perugia la riduzione delle corse extraurbane sarà del 50 percento, mentre per quanto riguarda le urbane saranno salvaguardate le direttrici principali. Le riduzioni si concentreranno più che altro negli orari con meno utenza, cioè tra le 9 e le 12 e tra le 15 e le 18, anche se in alcuni casi più che di una riduzione delle frequenze si dovrà parlare di soppressioni. Nelle prossime ore ci sarà l’incontro con i sindacati che si dicono pronti a indire una giornata di sciopero a fine luglio.