Scuola, in Umbria rientrano in classe 60mila studenti

Ma rimangono i problemi di sempre e dappertutto sale la preoccupazione
Perugia

Da oggi, mercoledì 7 aprile, rientrano in classe quasi 60 mila studenti umbri: sono 16.415 i bambini delle scuole d’infanzia, 35.527 della primaria e 7.643 gli alunni della prima media. Gli altri restano in Dad. 
E’ previsto per questa mattina in Regione un incontro con i rappresentanti del Comitato tecnico-scientifico dell’Umbria per valutare l’opportunità di ulteriori aperture in riferimento agli ultimissimi dati relativi al contagio.
 In base all’andamento del contagio,spiegano dalla Regione, si valuteranno progressivamente i provvedimenti da prendere nelle settimane successive, in ambito scolastico e non. I contenuti dell’ordinanza si basano su quanto comunicato dalla Sanità regionale che in considerazione della presenza di varianti del Virus da Sars Cov-2 in Umbria, preso atto della pressione che in parte ancora permane sul sistema ospedaliero e sui servizi sanitari territoriali in ordine alle attività di contact tracing e di assistenza ai pazienti covid positivi, ha valutato congruo svolgere le attività didattiche in presenza per le classi sopracitate.
In tutta Italia a tornare in classe saranno 5,3 milioni di studenti, vale a dire 6 su 10 dall’asilo alle scuole superiori. Tutti in aula, o quasi, ma con le vecchie abitudini e quindi con i soliti rischi. Nessuna nuova indicazione è stata fornita per alzare la soglia di sicurezza all’interno delle scuole così come fuori dagli istituti, dove i trasporti e gli assembramenti devono essere invece controllati. 
E’ già accaduto infatti una prima volta a novembre, dopo pochissime settimane di rientro in presenza, e poi di nuovo a febbraio quando, nonostante il ritorno sia stato scaglionato di settimana in settimana nelle varie regioni, sono arrivate puntuali anche le conseguenze fino alla chiusura praticamente totale a metà marzo.
L’idea di far rientrare tutti in classe con il tampone negativo, da ripetere poi di settimana in settimana tra la popolazione studentesca, per il momento è ferma. Non ci sono state neanche modifiche per quel che riguarda la situazione interna agli istituti: le mascherine sono obbligatorie, si tratta di quelle chirurgiche, e il distanziamento resta di un metro al banco singolo.
Quindi, in sostanza, tutto resta così com’era. 
«Non abbiamo avuto alcuna informazione sul tracciamento per gli studenti - spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi - non c’è un’iniziativa in tale senso e temo che il problema sia nella difficoltà dell’organizzazione logistica per fare i tamponi. Anche per quel che riguarda i mezzi di trasporto pubblico non è cambiato molto. C’è la paura di ritrovarci a dover chiudere tutto di nuovo, un nuovo stop che andrebbe a bloccare tutto di nuovo. Per questo siamo pronti a recepire eventuali nuove regole qualora il Cts decidesse di darne».
Non solo, fuori dagli istituti resta sempre il nodo dei trasporti: da oggi, nota dolente nelle città come dove le fermate dei bus si trasformano in luoghi di assembramento.  

I risultati si vedranno tra poche settimane. Intanto il ministero dell’istruzione ha chiesto al ministero della Salute di avviare procedure standard, uguali per tutti, qualora si verifichi un caso di positività all’interno di una classe avviando i controlli a tappeto con i tamponi.   

“Il comportamento molto attento che i cittadini sembrano avere avuto in questo periodo pasquale ci fa ben sperare”, dice l’assessore regionale, Paola Agabiti. La quale rimarca che l’intento della Regione, come già evidenziato nei giorni scorsi dalla presidente Donatella Tesei, è quello di procedere con gradualità. Quindi, se i numeri lo permetteranno, si potrà arrivare già da lunedì 12 aprile alla riapertura delle seconde e terze medie per poi continuare, probabilmente la settimana successiva, quindi lunedì 19, con le superiori, mantenendo in questo caso un 50% in Dad. Il Comitato tecnico-scientifico potrebbe dare il suo nulla osta. Nei giorni scorsi il professor Fabrizio Stracci aveva spiegato che “la scuola si può facilmente riaprire quando la circolazione del virus è molto bassa”.

Assicurando, però, un monitoraggio continuo della eventuale trasmissione del virus e raccomandando a famiglie e studenti quelli che sono i comportamenti da tenere anche al di fuori dalla scuola, per esempio quando si fa sport.