Scuola, in Umbria oltre a 738 insegnanti mancano 2.800 banchi

La soluzione? Le sedie con le ribaltine
Perugia

Questo 2020 sarà da segnare fra gli anni più "orribilis" della scuola italiana.
Studenti diversamente abili a casa perché mancano gli insegnanti di sostegno, 2 milioni di banchi monoposto ancora da consegnare, 100mila cattedre scoperte, caos orari e tempo scuola.
E ovviamente anche in Umbria la situazione è al collasso.

Come scrive , i banchi del commissario straordinario all’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, non sono arrivati. Le scuole, una volta indicato il loro fabbisogno, non hanno più avuto notizie. E’ la situazione che emerge in entrambe le province. In quella di Perugia, considerando sei istituti per un totale di quasi 7 mila studenti, i banchi ordinati e non arrivati sono circa 2.240. Circa uno studente su tre aspetta il banco nuovo con misure 70 per 50 centimetri. Al Cavour-Marconi-Pascal, 770 allievi su tre sedi a Perugia, la preside Maria Rita Marconi spiega: “Abbiamo sopperito con le sedie dotate di ribaltine, che a tempo debito finiranno in aula magna. Mentre i rifornimenti di mascherine sono stati costanti, e va detto che il fabbisogno non è pressante perché i ragazzi arrivano per lo più con il bus e se le portano da casa, non sappiamo quando arriveranno i banchi da parte del commissario”. Il quadro si conferma altrove. Il dirigente Silvio Improta guida Capitini e Alessi, rispettivamente 1.020 e 1.380 allievi, e ha ordinato 400 banchi per il primo istituto e ben 590 per il liceo scientifico. Non si tratta di quelli dotati di rotelle, perchè “non abbiamo bisogno di banchi mobili, ma dei monoposto”. Numerosi anche i banchi richiesti dal Volta, 1.800 iscritti: “Ne aspettiamo 500, intanto usiamo le ribaltine”, ricorda la preside Rita Coccia. Neanche Mariella Marinangeli, preside del Mazzatinti di Gubbio, che conta 920 allievi,sa niente dei 350 nuovi banchi monoposto richiesti. Anche nel Ternano le scuole si sono organizzate in anticipo. “Il timore – spiega il dirigente scolastico dell’istituto omnicomprensivo Ipsia Sandro Pertini e Cpia (Centro per l'istruzione degli adulti), Fabrizio Canolla – era che i banchi non arrivassero in tempo e così ne ho acquistati 100. Dal ministero ne devono arrivare altrettanti. Comunque, ogni studente qui ha il suo banco monoposto”. Gli fa eco la dirigente dei licei classico Gaio Cornelio Tacito e artistico Orneore Metelli, Roberta Bambini, che invece non ha fatto nessun ordine al ministero, ma ha provveduto all’acquisto dei monoposto in autonomia. “Al momento ci siamo organizzati con i banchi che avevamo. Ne abbiamo ordinati al ministero 500”, conclude la dirigente del tecnico tecnologico Allievi-Sangallo, Cinzia Fabrizi. 


“Le persone mediocri osservano, quelle intelligenti prevedono”

Paolo Crepet, psichiatra e scrittore, è spesso intervenuto sui temi della scuola. Lo ha fatto anche in occasione della riapertura con un articolo apparso sull’Huffingtonpost, come rilanciato da . Crepet ha preso spunto da una foto postata da Vasco Rossi per analizzare quanto avvenuto in questi ultimi giorni.

Le persone mediocri osservano, quelle intelligenti prevedono. È da qui che occorre partire per parlare di scuola all’epoca della pandemia. E se qualcuno mi fa notare che prevedere è difficile, rispondo: appunto per questo abbiamo bisogno di una classe dirigente che sappia avere una visione e non navighi a vista. Tutti sapevano che cosa sarebbe successo a settembre, ma pochi hanno provato a prevedere, programmare, soprattutto sperimentare qualcosa di nuovo. Come ci ha fatto notare Vasco Rossi con quella meravigliosa fotografia del ’59 dove si vedevano dei bambini che per andare a scuola si attaccavano a della carrucole per guadare il fiume Panaro oltre il quale li aspettava la maestra, l’istruzione, la formazione, l’educazione hanno sempre avuto bisogno di coraggio, ce lo ha insegnato don Milani. Invece da decenni abbiamo guardato alla scuola come a un’agenzia desueta, quasi inutile se non come serbatoio di voti o capitolo di bilancio da ridurre ai minimi termini. Il dato di un progressivo passaggio dalla scuola pubblica a quella privata, accentuato quest’anno, si raffigura come uno scacco matto per le nostre migliori tradizioni pedagogiche”.