Per 113mila studenti umbri suona la prima campanella di una scuola in presenza

Ma restano tante le incognite, dai controlli del green pass, ai tamponi e ai trasporti
Perugia

Oggi suona la prima campanella della scuola che dopo gli anni della pandemia torna in funzione a pieno regime. L'auspicio condiviso dal governo, dalle famiglie, dai professori e dagli studenti è che le porte che oggi si spalancano non si chiudano più fino all'ultimo giorno di lezione.
La scuola deve gestire in questo anno scolastico 7.407.312 studenti, tra loro ci sono 277.840 alunni con disabilità quindi con esigenze specifiche.
Sono state formate 368.656 classi e molte di queste non avranno spazi sufficienti a garantire quel distanziamento ancora richiesto in tempi di pandemia.
Oggi rientrano a scuola 3.865.365 alunni in Umbria, Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Valle d'Aosta e del Trento. Gli ultimi a tornare in classe saranno gli 813.853 alunni di Calabria e Puglia il 20 settembre.
«Ritrovarsi a scuola è una gioia grandissima», scrive il ministro Patrizio Bianchi rinnovando l'impegno a non tornare alla didattica a distanza. Sono ancora molte però le questioni irrisolte che potrebbero mettere a rischio il tranquillo andamento delle lezioni: alcune vengono da lontano e non sono mai state affrontate, altre invece sono strettamente legate alla pandemia.

In Umbria sono 113mila  gli studenti che rientrano in classe in presenza. Dalle materne fino alle superiori. Con tante incognite in relazione alle norme anti Covid: da quella dei trasporti ai tamponi. Ci sono 86 bus in più con 15 controllori concentrati nelle ore di punta: basteranno per mantenere il riempimento sotto l’80? Ancora: il monitoraggio volontario con i test rapidi copre solo 1.325 studenti di elementari e medie.
Tra tanti interrogativi un dato è certo: la soglia di copertura vaccinale in alcuni casi è nettamente insufficiente. In base ai dati forniti dalla Regione Umbria, comprensivi delle prenotazioni, c’è una fascia d’età, quella dei dodicenni, che non arriva al 50% per la prima dose. Anzi, supera di poco il 40. Nel dettaglio su 5.316 studenti di seconda media, ne risultano vaccinati 2.134 (dati al 10 agosto) e prenotati solo 36, con una copertura del 40,8%. I tredicenni vanno leggermente meglio: 54,5%. Ma sono lontano dal 60% di obiettivo minimo indicato dal commissario nazionale all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo.

In questo quadro c’è il fattore relativo ai docenti e al personale scolastico non immunizzato: in base all’ultimo report in Umbria sono 2.887, pari al 10,1%. Intanto da ieri in tutti gli hub della regione ci si può vaccinare, muniti di documento, senza prenotazione.  

GREEN PASS

L'introduzione dell'obbligo del possesso della carta verde per chiunque entri a scuola, compresi i genitori che vogliano accompagnare i figli all'interno dell'istituto, a ridosso dell'inizio delle lezioni, ha destato grande preoccupazione sia tra i dirigenti scolastici sia all'interno delle famiglie. Per i docenti il controllo dovrebbe essere veloce grazie alla piattaforma messa a punto dalla Sogei che garantisce anche la privacy, se non andrà in tilt.

ASILI A RISCHIO CAOS

La preoccupazione maggiore degli addetti ai lavori si appunta sulle materne dove solitamente i genitori accompagnano i figli fin dentro la classe. E non solo. Durante le prime settimane del primo anno di materna uno dei genitori di solito resta in classe con il figlio per il cosiddetto periodo di ambientamento. Per farlo ora sarà necessario esibire il green pass. Ma si teme che la mole di lavoro che deriverà dall'esigenza di controllare possa rivelarsi ingestibile. Tuttoscuola, rivista specializzata del settore, ha fatto i conti: sono coinvolti un milione e 330mila bambini dai 3 ai 5 anni e ovviamente i loro genitori. Quindi si dovranno effettuare 2,7 milioni di controlli manuali quotidianamente all'ingresso e all'uscita. E a questo punto ci si chiede sia quanto ci vorrà per entrare sia come verrà superato il problema per i piccoli accompagnati da genitori senza green pass: si perderanno ore. Per Tuttoscuola le alternative sono due. O si sospende l'applicazione del decreto per la scuola dell'infanzia, che ha caratteristiche specifiche, oppure si deve introdurre l'obbligo vaccinale. Certamente tra le 13.234 sedi delle scuole statali dell'infanzia e le 8.590 scuole paritarie, comunali e private, le situazioni sono molto diverse: i plessi con pochi alunni avranno meno problemi. Ma i controlli manuale del green pass rischiano di mandare in tilt il sistema. E se un genitore rifiuta il controllo? Dovrà lasciare il bambino a qualcuno che lo accompagni in classe. Ma gli istituti avranno a disposizione personale sufficiente a controllare i green pass e ad accompagnare i bimbi in classe? Facile immaginare code interminabili con genitori impazienti perché devono correre al lavoro. Dal ministero dell'Istruzione non sono state inviate al momento note operative alle scuole su aiutarle a gestire i controlli decisi con l'approvazione del decreto tre giorni fa.

CLASSI AFFOLLATE

In questo caso è Cittadinanzattiva che da anni monitora il rispetto delle normative negli istituti scolastici a chiedere che si renda cogente la normativa antincendio che fissa a 25 il numero massimo di alunni per classe. Problema antico che il Covid ha soltanto aggravato. Sono quasi 17mila le classi con oltre 25 alunni, più della metà alle superiori. Situazione, denuncia Cittadinanzattiva «che va sanata una volta per tutte» visto che «gli istituti scolastici italiani sono ancora privi del certificato di agibilità per una percentuale pari al 53,8%». Le scuole in zone ad elevata sismicità sono 17.343.

MASCHERINE

I dispositivi di protezione personale rappresentano ancora un nodo irrisolto soprattutto nelle scuole. L'indicazione di permettere agli studenti vaccinati con doppia dose di non indossarli è stata criticata. La Sicilia ad esempio ha già emanato una circolare in questa direzione. Non solo. Il triste capitolo delle mascherine «giarrettiera» e giudicate inefficaci volute dall'ex commissario, Domenico Arcuri, si arricchisce di un nuovo capitolo. Due lotti di mascherine prodotti dalla Fiat Chrysler Automobiles già distribuiti alle scuole vanno ritirati in quanto irregolari. La segnalazione del ministero è arrivata il 6 settembre scorso dopo che la stessa Fca Italy aveva avvisato del problema. Ora si tratta di rintracciare i lotti incriminati.