Sanità in Umbria, dopo tre mesi di blocco da smaltire quasi 29mila prestazioni

Il direttore sanitario della Usl 1, Tedesco: «Presto riaperti i calendari per visite a 30 e 120 giorni»
Perugia

Gli effetti collaterali del Coronavirus rischiano di far collassare la Sanità italiana. Basti dire che fino ad oggi sono stati annullati interventi, visite ed esami.
Sì, perché da quando tutto è cominciato gli ospedali hanno dato la priorità ai malati di Covid-19, tralasciando in un certo senso gli altri.
O meglio, fino a questo momento sono circa 600mila le operazioni chirurgiche, e 12 milioni gli esami radiologici che sono stati annullati. Che dovranno però essere recuperati con la ripartenza, andando a creare ingorghi nelle strutture ospedaliere che da poche settimane hanno ricominciato a respirare.
Per tre mesi infatti medici e operatori sanitari hanno fatto straordinari e lavorato giorno e notte per salvare tutti i positivi al Coronavirus che arrivavano in ospedale, molti dei quali in gravissime condizioni. In quel periodo molti appuntamenti prenotati in precedenza sono stati cancellati, altri annullati direttamente dai pazienti per timore di recarsi in ospedale e rischiare di contrarre il virus. Adesso però sono 3 milioni le persone che necessitano del cardiologo e 12 milioni quelle che devono fare un esame radiologico. La prossima sarà quindi un’estate di super lavoro per tutti i dipendenti della sanità. Tenendo conto che tra gli interventi chirurgici messi in bilancio almeno 50mila sono oncologici. E sono questi a preoccupare notevolmente. Visto che in Italia si contano circa 1.000 nuovi casi di tumore ogni giorno.
I medici sono i primi ad aver lanciato l'allarme. Secondo loro infatti ritardando diagnosi e cure si rischia di fare molti più morti che per il Coronavirus. Ci vorranno mesi, se non un anno, per poter tornare alla normalità, anche facendo gli straordinari.


In Umbria da smaltire quasi 29mila prestazioni

 (Lo riporta oggi )
Il Covid ha fermato la sanità in Umbria. Lo dicono i numeri. Ed è uno stop che continua a far sentire i propri effetti negativi sui malati 'normali', quelli che richiedono prestazioni ordinarie dalla cardiologia, alla radiologia, alla diabetologia e si vedono rimandare a data da destinarsi visite mediche e esami strumentali. Quasi 29mila prestazioni sono state fermate (nel periodo tra l'8 marzo e il 30 aprile scorsi). Di queste ben 10mila di servizi di radiologia che attendono di essere smaltiti proprio in questo periodo: tutto questo prima di ripartire per la Fase 3 della sanità quella che dovrebbe traghettare i malati verso la normalità. E quindi riaprire le agende per fissare gli appuntamenti per le “D” ovvero prestazioni e visite entro 30 giorni e per le “P” entro 120 giorni. Mentre le Asl le 2 che gestiscono le prenotazioni attraverso il Cup assicurano che, anche durante il lockdown, sono state assicurate le urgenze, ovvero i codici “U” e “B”, oltre ai followup stabiliti dagli specialisti. Alcuni medici di base hanno ricominciato a fare le prescrizioni, senza attendere il “via libera” dell'Asl, e i pazienti si sono riversati nei Cup per prenotare. La risposta del terminale è sempre la stessa. Impossibile, tutto bloccato.
«Dall'avvio della Fase 2 stiamo recuperando tutte le prestazioni sospese dal 9 marzo scorso - spiega la dottoressa Teresa Tedesco -, direttore sanitario dell'Asl1. Dalla prossima settimana inizieremo ad aprire anche le altre agende, al momento siamo in una fase di programmazione». Tra i nodi da sciogliere resta infatti la sicurezza legata all'epidemia. «Visite e controlli - sottolinea la Tedesco - dovranno necessariamente avere un passo diverso. Se prima per una visita si programmavano 15 minuti, adesso dovranno essere almeno 30, per consentire anche la sanificazione dei locali e il distanziamento tra pazienti». Molto dipende anche dalle disponibilità dei singoli distretti (ospedali e servizi territoriali, ndr). Alcuni stanno ripartendo, altri no». Il Santa Maria della Misericordia, ad esempio, è ancora fermo al 50% delle prestazioni (dato di pochi giorni fa). Alcuni interventi chirurgici oltre alle urgenze si stanno effettuando sia all'ex Silvestrini che nelle Cliniche private, in virtù dell'accordo con la Regione Umbria per garantire percorsi “puliti” dal Covid.