Sanità umbra in pericolo, fra medici “fuggitivi” e maxicampagna acquisti di camici bianchi

I sindacati hanno chiesto la mediazione del prefetto: «Non si assume, serve svolta»
Perugia

È troppo tempo ormai che la sanità umbra non gode di buona salute.
Quella che fino a qualche anno fa era considerata un’eccellenza nazionale sta precipitando sempre più in un baratro senza fondo.
Troppi i punti di criticità accertati e sotto gli occhi di tutti.
È di questi giorni il ritorno delle file delle ambulanze davanti al pronto soccorso dell’ospedale di Perugia, e non fanno ben sperare i troppi focolai interni, le terapie intensive occupate oltre il livello di guardia, i tanti reparti saturi, purtroppo, all’ordine del giorno.
Come se non bastasse sono sempre più numerosi gli umbri “trascurati” bisognosi di assistenza, anche per la quasi totale sospensione delle attività ordinarie di terapia, della diagnostica, della riabilitazione, a cui si aggiunge il continuo rinvio di interventi chirurgici.
Con le direzioni sanitarie dei due ospedali che non stanno facendo niente. Tutto fermo mentre dappertutto si sta sfiorando il collasso. Con gli operatori sanitari “residuali” sotto stress e ormai allo stremo delle forze, che con dedizione e coraggio si danno da fare oltre il dovuto per contenere i disagi crescenti.
Ma a tutti risulta evidente che così non si può andare avanti ancora per molto.
Evidenti le responsabilità di una “politica” passiva e impotente, che sta a guardare indifferente. Tant’è che dall’opposizione, e perfino da qualche membro della maggioranza, arriva la richiesta di un repentino cambio di rotta, perché in gioco non c’è solo il futuro dell’Umbria, ma la salute di tutti i cittadini. La preoccupazione serpeggia dappartutto. Si sta pagando a caro prezzo la carenza di decisioni, l’attendismo nella riorganizzazione dei servizi, il mancato potenziamento del personale, l’assenza di protocolli omogenei e di percorsi separati per i pazienti Covid.
Una condizione certamente aggravata dai guasti imposti dalla pandemia, ma che in realtà è figlia di una mala gestione che dura da anni e che adesso sembra essere arrivata ad un binario morto.
In verità si è pensato che con lo tsunami “Concorsopoli”, che ha fatto da leva per scardinare un vaso di pandora tenuto troppo a lungo chiuso, qualcosa potesse finalmente cambiare. Del resto proprio la “Sanitopoli” umbra ha sancito: «mentre in altre regioni ci sono i clan, in Umbria c’è allo stesso modo un meccanismo chiuso e autoreferenziale».
E dunque per un po’ ci si era illusi che quel sistema “mafioso” che decideva nomine e destini professionali di dottori, infermieri e portantini, una volta svelato e messo alla berlina, sarebbe finalmente imploso, finito, divenendo un esempio e fungendo magari da basiliare premessa per riportare tutto sui giusti binari della correttezza e della meritocrazia.
Ma tant’è, più il tempo passa e più ci si rende conto che le cose invece che migliorare vanno inesorabilmente peggiorando.

E dunque a questo punto sorge spontanea la domanda: “ma non sarà che quei poteri forti di prima, nonostante i duri scossoni inferti dalla magistratura di Perugia e ora sotto il mirino di quella di Firenze, sono ancora lì a decidere ogni cosa come prima?”.

A leggere bene le cronache la risposta è inesorabilmente sconsolante: il vecchio sistema continua imperterrito a fare il proprio comodo.
A supportare questa tesi è il fatto che in Umbria i medici migliori, invece di essere “premiati” vengono emarginati, al punto che in tanti, spesso i migliori, preferiscono andarsene.

Una situazione allarmante a cui si aggiunge ora anche la richiesta delle regioni limitrofe di poter attingere alle nostre migliori risorse.
Come si legge su La Nazione: dopo il Lazio e la Lombardia ora tocca alla Toscana (e sembra anche le Marche) avviare una maxicampagna acquisti di camici bianchi. A cominciare dagli introvabili anestesisti per proseguire con i medici dell'Urgenza rischiando di aprire/una voragine nella vicina Umbria. Il timore è quello di una fuga in massa di precari e specializzandi che potrebbe impattare sul sistema sanitario locale.
Martedì in Gazzetta ufficiale sono infatti comparsi i bandi di Estar, la centrale di acquisto unica della Toscana, che facendo seguito alla delibera del 30 marzo scorso del direttore generale hanno dato il via all'operazione di programmazione e riorganizzazione della sanità reduce dalla pandemia, aprendo le selezioni per titoli ed esami per la copertura di ben 131 posti da dirigente medico, disciplina di medicina d'urgenza e chirurgia d'accettazione per varie sedi. Tra cui il Careggi, l'ospedale universitario Pisana, l'omologo Senese, e le UsI Nordovest, Sudest e Centro. Stesso bando ancor più delicato vista la cronica carenza di anestesisti, emersa durante le fasi cruciali dell'epidemia quello da 124 posti da dirigente medico di anestesia e rianimazione. Stesse sedi e stessa indicazione: tempo indeterminato. Una notizia appresa da una fetta di camici bianchi con sollievo per la possibilità di trovare un impiego in una regione vicina e preoccupazione. Chi rimarrà potrebbe vedere decimati anche gli specializzandi del quarto e quinto anno formati in Umbria.

I sindacati hanno chiesto "la mediazione del prefetto Armando Gradone per incontrarsi con la Regione e sollecitare una svolta. Cgil, Cisl e Uil hanno confermato tutte le perplessità, già avanzate, anche sulle retribuzioni dei sanitari e sul fondo previsto come 'premio' che invece denunciano è stato utilizzato per pagare gli straordinari invece che procedere alle assunzioni. In ballo ce ne erano circa 1500, promesse dal governo regionale e rimaste inattuate. E questo dicono Cgil, Cisl e Uil nonostante il Governo centrale stia facilitando tale possibilità con una norma specifica". «Si conferma quello che è stato tutto il percorso fin qui gestito dalla sanità in Umbria: le nostre professionalità formate all'interno, per trovare un lavoro a tempo indeterminato vanno altrove perchè qui non si riescono a fare assunzioni», dice Vincenzo Sgalla, segretario della Cgil».

Ampio servizio sulla sanità umbra sull'ultimo numero in edicola di Umbria Settegiorni