Ristoratori: protesta a Monte Citorio, presenti anche molti umbri

L'appello: "Fateci lavorare"
Perugia

I ristoratori, i commercianti, i baristi e i professionisti del settore Ho.Re.Ca., hanno un solo desiderio: lavorare. O meglio ancora, riprendere a lavorare, dopo le chiusure a intermittenza provocate dalla divisione in zone gialle, arancioni e rosse a livello nazionale.

Uno dei settori più colpiti dalla pandemia, preoccupato per la grave crisi economica correlata all’emergenza Covid-19, scende nuovamente in piazza. Alla manifestazione organizzata da Tni Italia (Tutela nazionale imprese) e Ristoratori Toscana, che si è svolta a Roma nella mattinata di lunedì 22 febbraio, anche i ristoratori umbri hanno manifestato il proprio dissenso davanti a Montecitorio, al fine di ricevere risposte dal nuovo governo e dal neo presidente del Consiglio Mario Draghi.

Una delle principali richieste avanzate è quella della riapertura a pranzo dei locali nelle zone arancioni e la sera in quelle gialle. Il presidente e amministratore delegato di Cancelloni Food Service Spa, Fabio Cancelloni, ha spiegato, come si legge su Il Corriere dell'Umbria, che: "Il nostro settore è stato preso a capro espiatorio di tutti i problemi legati alla pandemia. A marzo i ristoranti sono stati fatti adeguare nel rispetto dei protocolli di sicurezza molto rigidi, poi, come se questo non bastasse, sono stati fatti chiudere. I numeri del contagio dimostrano che il provvedimento non è servito a dimostrazione che non sono i ristoranti la causa del problema".

Anche le imprese della distribuzione, di cui Cancelloni è un rappresentante, soffrono enormemente a causa degli effetti della pandemia. "Noi lavoriamo soprattutto con ristoranti e mense di asili, scuole e uffici. Abbiamo 110 dipendenti, 60 venditori e 35 autisti che viaggiano ogni giorno per garantire le consegne - ha aggiunto l'Ad di Cancelloni Food Service Spa -. Nei mesi di marzo e aprile abbiamo registrato un calo di fatturato di oltre l'80%, mentre ora si attesta intorno al 50%. Se i ristoranti non lavorano, le aziende di distribuzione che sono collegate esclusivamente a quel mercato non possono non risentirne. Eppure per questo comparto non è stato previsto alcun ristoro".