La protesta dei ristoratori umbri: "Dal 6 aprile riapriamo a pranzo e cena"

Ovviamente seguendo tutte le misure anti-Covid
Perugia

La situazione per chi opera nell'ambito della ristorazione e per tutte le imprese legate al settore horeca, non ce la fanno più a restare inattivi, col rischio di dover chiudere l'attività. Un settore che conta circa cinquemila imprese in Umbria, per un totale di circa 13 mila dipendenti.Secondo una stima della Confcommercio, nel 2021 il 30% di queste rischia di chiudere.
Il centro studi Fipe Confcommercio ha calcolato, per il settore della ristorazione dell’Umbria, una perdita di fatturato di 548 milioni nel 2020 rispetto all’anno predente. Un settore, quello dell’horeca, che chiede soltanto di poter tornare a lavorare nel più totale rispetto delle norme anti-contagio.

Da qui la decisione di aderire all’iniziativa deliberata domenica sera dal direttivo di Mio Italia (il movimento che raggruppa tutte le imprese legate al mondo dell’ospitalità), di andare contro le norme e aprire, seguendo tutte le misure anti-Covid, dal 6 aprile a pranzo e cena. 
 

E dunque bar, ristoranti, pizzerie, pub alzeranno le saracinesche.“Sono convinto che il 6 aprile saremo tantissimi - evidenzia Enrico Guidi presidente di Mio Umbria al Corrieredellumbria  -. La gente è stanca, andiamo avanti senza prospettive, programmazione, piani di rilancio, interventi sui costi fissi. Nulla di nulla. Ci sono invece le tasse da pagare e adesso cominceranno ad arrivare gli sfratti. L’unica soluzione che abbiamo è quella di tornare a lavorare”. Paolo Bianchini, presidente di Mio Italia, rincara la dose: “Il Paese, come conseguenza delle decisioni scellerate della politica, sta perdendo, una dopo l’altra, aziende importanti che complessivamente creavano il 30% del Pil. Non solo.

 Lo Stato assiste inerme e irresponsabilmente al collasso dei prodotti Made in Italy e del settore della distribuzione, esposto finanziariamente con gli istituti bancari proprio a causa dei blocchi del comparto horeca e dei conseguenti crediti deteriorati. Nessuno di noi ormai ha più niente da perdere - ribadisce Bianchini - Di fronte al funerale certo di bar, ristoranti, pizzerie e pub abbiamo deciso di riaprire, a pranzo e a cena. Sempre”.