Recovery plan, l’Umbria presenta 458 progetti per 6,419 miliardi

Dentro l'alta velocità Roma-Ancona, l'ex Fcu e impianti di trattamento dei rifiuti
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Perugia

In prospettiva del Recovery plan, l’Umbria ha presentato al Governo 458 progetti per un valore totale calcolato di 6,419 miliardi, su cui a tutt'oggi non c’è stato nessun confronto e nessun percorso di ascolto, in quanto nei progetti per il Recovery Plan proposti dalla giunta Tesei è all’oscuro persino la maggioranza e presumibilmente la giunta.
Il computo arriva direttamente da Palazzo Chigi e viene reso noto dal consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Thomas De Luca.
Tra i progetti principali c'è l’alta velocità ferroviaria Roma-Ancona, comprensiva del raddoppio Orte Falconara: con i 29 chilometri di galleria tra Terni e Spoleto e l’aumento della velocità fino a 200 km orari, rappresenta una sorta di mini-tav per il cuore verde. Costo di quest’opera: 3,2 miliardi, all’interno di un pacchetto complessivo di 14,7 mld. Le documento viene specificato che “per lo sviluppo infrastrutturale dell'Italia centrale sono previsti gli interventi per il potenziamento delle linee trasversali appenniniche: Orte-Falconara (Ancona) e Roma-Pescara. Si tratta di investimenti che si collocano nel filone dell'evoluzione dell'attuale sistema ad alta velocità in un sistema ad Alta velocità di rete, che riesca a massimizzare le prestazioni offerte ai principali centri urbani, mediante un utilizzo oculato di tratte convenzionali e dedicate, eventualmente integrate da interventi infrastrutturali di adeguamento della rete esistente, o anche, laddove necessario, dalla realizzazione ex novo di varianti e tratte integrative”.
Poi c’è la riapertura della ex Fcu nei tratti Ponte San Giovanni-Terni e Città di Castello-Sansepolcro, che con l’adeguamento della tratta in essere per superare il limite di 50 km l’ora dovrebbe arrivare a costare 300 milioni. Altra opera che se non viene ricompresa nel contratto di programma Anas è stata comunque indicata come prioritaria anche per il piano del Recovery fund è la variante al nodo di Perugia, costo stimato 160 milioni di euro all’interno di un pacchetto di risorse per le ferrovie regionali di 2,67 miliardi di euro. In tutto per l’Italia ci sono 209 miliardi: 82 per nuove opere e 127 per opere già previste per cui manca in tutto o in parte i finanziamento.
De Luca, nel criticare la giunta guidata da Donatella Tesei, mette in evidenza come gli “investimenti per la sanità siano pari soltanto all’1,34% del totale. Allarmante che per le politiche sulla disabilità la Regione Umbria pensi di investire solo lo 0,7%. Sconcertante che la cosiddetta “rivoluzione verde” del centrodestra riesca a concepire solo progetti che con la sostenibilità ambientale hanno poco a che fare. Progetti molto più adatti, invece, a dare una spinta alla “sostenibilità economica” degli investimenti delle multiutility e dei loro consulenti, così come delle multinazionali. Curioso che la presidente Tesei, seppur richiedendo risorse consistenti, abbia puntato tutto sui progetti per la produzione di CSS e per la termovalorizzazione dei fanghi di fogna. Scelte che mal si conciliano con il fiume di miliardi che l’Europa sta investendo per la transizione energetica e le politiche ambientali. Non sappiamo quanti e quali di questi progetti verranno realmente finanziati. Ma preoccupa che siano stati presentati in stretta complementarità con la definizione della nuova programmazione 2021‐2027 e rappresentano, quindi, la visione politica di questa giunta e gli obiettivi che le destre si pongono per l’Umbria nei prossimi sette anni”.

Invece sottolinea come tra i progetti vi siano impianti di produzione di css e di energia elettrica dalla essiccazione dei fanghi di depurazione. Tesei la scorsa settimana in consiglio ha fatto sapere che sul piano “Next generation Eu” punta ad una condivisione con la minoranza per definire le opere prioritarie per l’Umbria, posto che al momento sia sul fronte del budget sia per quanto riguarda la gerarchia delle opere le decisioni spettano al livello centrale. Alle Regioni è stato solo chiesto di presentare tutte le opere finanziabili rimaste nel cassetto.