Coronavirus: continuano le proteste dei pubblici esercizi

Bar, ristoranti e centri estetici: "Siamo esasperati"
Perugia

Continuano le proteste da parte dei pubblici esercizi, messi in ginocchio dalla pandemia e costretti a chiudere nuovamente durante le festività natalizie.

"Siamo costretti a tenere le serrande abbassate, pur cercando di mantenere in funzione le nostre cucine per il servizio di vendita per asporto e le consegne a domicilio. Ma non intendiamo passare Natale e Capodanno in silenzio - ha affermato Romano Cardinali, presidente del Fipe Confocommercio Umbria, come riportato da Il Corriere dell'Umbria -, al contrario, vogliamo dire basta! Il caos normativo di questi ultimi mesi ci sta mettendo in ginocchio. E lo faremo coinvolgendo i nostri clienti che sono la nostra più preziosa risorsa".

Fipe Confcommercio ha dato vita ad un'iniziativa che ha coinvolto decine di migliaia di locali in tutto il territorio nazionale, i quali esporranno un cartello con la scritta "Basta!", per portestare contro le chiusure.

"Da febbraio scorso - ha aggiunto Cardinali - abbiamo contato 22 DPCM a cui si sommano le ordinanze regionali, 36 decreti legge, almeno 160 giorni di chiusura; soprattutto una differenza impressionante fra quanto annunciato e quanto attuato. Per questo c'è tanta rabbia ed esasperazione".

Per quanto riguarda la situazione dei centri estetici, anche loro costretti ad abbassare le saracinesche durante la zona rossa di Natale, i fatturati quest'anno hanno subito un pesante calo del 70%, come ha confermato Marina Gasparri, responsabile regionale Cna della categoria.

Il calo del fatturato sarebbe dovuto, spiega Martina Gasparri, "sia per gli incassi ridottissimi, sia per l'aumento dei costi dovuto all'applicazione dei protocolli anti-Covid. Protocolli che sono applicati con scrupolo, anche oltre le misure validate dai comitati tecnici e scientifici e da ben prima della pandemia se consideriamo che per questo settore l'igiene e la sicurezza sono elementi che determinano la professionalità del centro".

Un'esclusione, quella prevista dall'ultimo decreto, che, secondo la presidente dell'E.T.U. (Estetiste titolari umbre), Chiara De Meo, non trova alcuna valida motivazione e per la quale gli aiuti governativi sarebbero "del tutto inadeguati".