Corruzione e abuso nei fallimenti, 11 indagati a Perugia

Accuse ancora tutte da dimostrare e che precedono una ormai molto probabile richiesta di rinvio a giudizio e quindi di processo
Perugia

Caso fallimenti, la procura di Firenze chiude le indagini: undici le persone finite nel mirino del procuratore aggiunto Luca Turco e del sostituto Leopoldo De Gregorio. Per un’inchiesta delicata in cui luci e ombre s’inseguono, come sempre accade quando è la giustizia a finire nel mirino.
Lo riporta che riferisca anche: a un anno dalle perquisizioni, a ricevere l'avviso di conclusione delle indagini, infatti, è stato il giudice Umberto Rana, accusato di falso, abuso di ufficio e corruzione per l'esercizio della funzione, con la procura fiorentina che contesta la gestione di alcune procedure fallimentari, tra nomine di commissari conosciuti e le presunte utilità (buoni, dichiarazioni dei redditi e collaborazioni gratuite) che secondo le accuse avrebbe ricevuto «quale presidente del Collegio del tribunale di Perugia incaricato della trattazione dei procedimenti fallimentari». Accuse pesanti nei confronti di un magistrato conosciuto in città per aver seguito il fallimento del Perugia calcio e soprattutto per aver salvato dalle coltellate di un imprenditore furioso la collega Francesca Altrui, finendo lui stesso al pronto soccorso.

Accuse ancora tutte da dimostrare e che precedono una ormai molto probabile richiesta di rinvio a giudizio e quindi di processo. Che insieme al giudice Rana adesso rischiano anche Patrizio Caponeri, Andrea Ceccarelli, Roberto De Bernardis, Andrea Pedetta, Corrado Maggesi, Pier Francesco Valdina, Francesco Mitridate, Fabio Dominici. Tutti professionisti, commercialisti e un avvocato che negli episodi contestati nei dieci capi di imputazione avrebbero partecipato alla presunta mala gestione dei fallimenti.
In particolare, secondo la ricostruzione della procura, in cinque casi tra il 2018 e il 2019 sarebbero stati nominati come commissari di concordati preventivi di altrettante aziende professionisti che avrebbero attestato «falsamente l'insussistenza di cause di incompatibilità, in particolare dichiarando di non avere rapporti di assidua frequentazione con magistrati addetti all'ufficio giudiziario, mentre in effetti aveva rapporti di assidua frequentazione» con il giudice. Insomma, sotto accusa finiscono i rapporti di conoscenza o amicizia degli indagati, qui accusati di falso, «pur essendo pienamente consapevoli della causa di incompatibilità».
Il capo di imputazione numero 8, poi, è quello che racconta l'inizio dell'inchiesta della procura di Firenze che – competente a giudicare i magistrati perugini - dopo il caso Antonella Duchini (con l'ex procuratore aggiunto accusata di corruzione, rivelazione di notizie e abuso d’ufficio) è partita ancora una volta dalla procedura di concordato preventivo della Fc Gold della famiglia di Franco Colaiacovo. Con il legale della società, l'avvocato Alfredo Brizioli, che presentò un'istanza contro i costi considerati eccessivi della procedura fallimentare che aveva visto coinvolta l'azienda. Azienda parte offesa (come nel caso Duchini, appunto), insieme a Giuseppe Colaiacovo. In questo caso, la procura parla di abuso d'ufficio per aver anticipato «le decisioni dell'organo giudicante» avendo comunicato ai professionisti incaricati da Colaiacovo di procedere al ricorso per l'ammissione alla procedura chi sarebbero stati i commissari giudiziali, «così di fatto anticipando la decisione favorevole del collegio fallimentare sul ricorso» e procurando agli stessi professionisti – Valdina e Caponeri, secondo le accuse - «un ingiusto vantaggio patrimoniale poiché gli stessi erano in grado di prospettare all'imprenditore che il ricorso sarebbe stato accolto».
Tutte accuse che gli indagati, assistiti tra gli altri dagli avvocati Francesco Maresca, Francesco Falcinelli, Francesco Crisi, Chiara Lazzari, Franco Matarangolo, Massimiliano Sirchi, Silvia Marinelli, Katia Mambrucchi e Michele Nannarone, sono pronti a contestare dimostrando la correttezza del proprio operato.