Un umbro su 10 a rischio di povertà e in tanti chiedono aiuto alla Caritas

Si calcola che siano circa 29mila i nuclei familiari interessati al sostegno economico statale
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Perugia

Ha sempre più natura “strutturale” la povertà in Umbria, dove la pandemia ha inasprito le disuguaglianze e aggravato una situazione già caratterizzata da “una elevata quota di famiglie vive in stato di disagio economico”.

A rilevarlo è il Rapporto Caritas, presentato a Terni, alla presenza di monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra.

Stando ai dati raccolti nei centri di ascolto Caritas delle otto diocesi umbre, in totale sono state 3.516 le persone che si sono rivolte all’ente della Cei, il 53% circa donne e il 52% straniere.

Su un totale di 7.830 richieste di aiuto, l’incidenza più elevata ha riguardato i bisogni strettamente collegati ad una condizione di povertà, come sussidi economici o altre tipologie di beni o servizi (35,9%), seguiti dalla richiesta di occupazione (29,1%), dai bisogni legati alla famiglia (8,7%), alla casa (8,2%), all’immigrazione (5,5%), alla salute (4,6%).

Molte - emerge dal rapporto - le richieste di aiuto indotte dagli effetti del Covid. Nell’ultimo trimestre sono state infatti 782 le nuove persone che si sono avvicinate alle Caritas, con una forte presenza di italiani.

A fronte dell’aggravarsi della situazione generale le Caritas hanno accresciuto “in modo rilevante” il volume e le modalità degli interventi: ne sono stati operati oltre 77 mila, tra cui 4.472 per beni e servizi materiali, 15.436 per l’alloggio, 11.132 per l’ascolto, 2.897 per sussidi economici.

Il Rapporto Caritas mostra anche come stia cambiando la composizione dei poveri, con la presenza di disoccupati, ma anche di occupati.

Preoccupante è stato definito anche il fenomeno dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, che, anche se non quantificato numericamente, è percepito in forte aumento.

Presso il “Villaggio della Carità - Sorella Provvidenza” di Perugia sono stati invece evidenziati dal direttore della Caritas diocesana don Marco Briziarelli, i dati relativi alla emergenza economica e sociale generata a causa della pandemia nell’Archidiocesi perugino-pievese, con queste parole: «Ringraziando il cielo ci troviamo di fronte ad una progressiva diminuzione dei casi di contagio, di ospedalizzazione e di decessi, tuttavia registriamo una crescita molto significativa nelle richieste di aiuto da parte delle nostre famiglie. L’impatto della pandemia sulla nostra comunità diocesana è grave, siamo nel pieno di un’emergenza sociale ed economica che sta provando duramente la nostra gente».

La gravità di questi dati trova riscontro anche nel rapporto nazionale sulle povertà pubblicato da Caritas Italiana, secondo il quale una persona su quattro è un “nuovo povero”.

«Insieme a molte persone di buona volontà - ha commentato il direttore don Marco Briziarelli - siamo impegnati nel prenderci cura delle tante donne e dei tanti uomini, spesso madri e padri con a seguito i loro piccoli, che maggiormente stanno soffrendo questa emergenza. Lo facciamo ascoltando quotidianamente le persone e le loro storie di sofferenza, ricercando e promuovendo all’interno della comunità risposte solidali capaci di prendersi cura delle fragilità e delle vulnerabilità che incontriamo. Il volto della povertà muta velocemente, di mese in mese, e ci impone, ancora di più, una riflessione attenta che abbia uno sguardo profetico. Come profetiche furono le parole pronunciate da Sua Eminenza Cardinal Bassetti un anno fa: “Ne usciremo con l’aiuto di tutti”».

Nei confronti di questa gente la Caritas diocesana sta intervenendo anche grazie a campagne di raccolta fondi, a cominciare da “Adotta un affitto” e “Adotta una famiglia”, che fanno appello alla generosità di persone, famiglie, comunità parrocchiali e realtà imprenditoriali, e a progetti cofinanziati con il contributo del fondo 8xMille di Caritas italiana, facendo registrare un aumentato dei suoi interventi addirittura a tre cifre percentuali rispetto a quelli messi in campo nei primi quattro mesi dell’inizio pandemia.

Le voci dell’aiuto Caritas più allarmanti sono i “contributi alloggio” con +891%, “interventi alloggio” con +263% e i “contributi utenze” con +103%. Anche i servizi erogati dai quattro Empori della Solidarietà Caritas, attivi nelle zone più sensibili dell’Archidiocesi (Perugia città, San Sisto, Ponte San Giovanni e Marsciano) fanno registrare un significativo incremento del rilascio di tessere di accesso, passate da 800 alle attuali 1.327, pari a +66%, con 3.669 persone beneficiare (+44%), contro le 2.551 dello stesso periodo dello scorso anno.

Un quinto Emporio è in fase di progettazione nella frazione perugina di Ponte Pattoli così da servire la zona nord dell’Archidiocesi dove si registra un sensibile incremento di richieste di aiuto.

Non è un caso che questi dati sulla povertà sono stati presentati condividendoli con gli operatori dei media. «È un modo per ringraziare tutti loro - ha commentato il sacerdote - per il prezioso servizio, sostegno e continua attenzione avuta nel promuovere e sensibilizzare la comunità locale alla Carità».

Insieme nella cura. «È questa la vera forza che, insieme - ha ribadito don Marco Briziarelli -, dobbiamo provare a sviluppare. La risposta migliore che possiamo dare, come comunità, è quella di una Carità senza delega. Oggi più che mai ne abbiamo bisogno. Pertanto rilanciamo questo appello, fiduciosi di poter contare sul contributo di tutti per far fronte alle sfide di questo tempo, ‘insieme nella cura’».

Dati inquietanti arrivano anche dal rapporto Istat sui Bisogni economico-sociali (Bes), che rileva come nella regione 1’11,1% delle persone (quasi 100mila), vive un “rischio di povertà”, e che il 3,7% delle famiglie (oltre 14mila) è in “grande difficoltà economica”.

I dati Ires e Istat sulla situazione economico-sociale della regione, in base all’elaborazione delle informazioni di Prometeia e altri istituti di ricerca, dunque la dicono lunga sul perché il 20% degli umbri guardando al prossimo futuro “vede nero”.

A tale proposito Monsignor Boccardo ha lanciato un appello: «Dietro i numeri che oggi presentiamo ci sono tante storie di vita e di sofferenza, c’è un popolo che sperimenta la fatica dell’oggi e la paura del domani. Solo insieme, istituzioni civili e religiose, associazioni e terzo settore, riusciremo a produrre qualcosa per introdurre nella società germi di bene che contrastino i germi del male così diffusi oggi».

Il professor Pierluigi Grasselli, docente emerito di Politica economica all’Università degli Studi di Perugia ed attuale direttore dell’Osservatorio diocesano di Perugia-Città della Pieve sulle povertà e l’inclusione sociale, ha auspicato «una pluralità di politiche, da coordinare, per raccogliere le informazioni necessarie, sfruttare le sinergie potenziali, monitorare i risultati conseguiti. Per realizzare al meglio questo processo può attuarsi un approccio di “welfare responsabile”, che implichi il coinvolgimento coordinato di tutti gli attori del welfare locale».