Presentato quinto rapporto Umbria sulla povertà

Un passo indietro di 15 anni, è al 9%
Perugia

Anche l'Umbria, come le altre regioni italiane, avverte i segni della crisi e le famiglie in sofferenza tendono ad aumentare rispetto al passato: se tra il 2008-2010 i nuclei familiari poveri erano circa 20 mila, con un'incidenza media del 5,5 per cento, nel 2011 l'Istat li stima pari a oltre 36 mila, quasi il 9 per cento. Il dato sposta la nostra regione più vicino alla media nazionale dell'11 per cento e ci riporta nelle stesse condizioni del 2003-04 e, accanto a questa fascia, c'è poi quella degli umbri a rischio di povertà. E' quanto emerso nel corso della presentazione del Rapporto sulle povertà in Umbria realizzato dall'Agenzia Umbria Ricerche (AUR) e dall'Osservatorio sulle Povertà in Umbria della Conferenza Episcopale Umbra.

Lo studio, articolato in quindici capitoli, cinquecentotredici pagine, fitte di dati commenti e proposte, è stato presentato ieri a Perugia.

In Umbria, all'interno delle famiglie povere - è stato spiegato durante l'incontro dal consulente scientifico dell'AUR, Paolo Montesperelli - si possono individuare quelle che versano in uno stato molto grave che sono circa 6.300, l'1,7 per cento di tutte le famiglie umbre, mentre appena al di sopra della soglia di povertà, vi è un altro 5 per cento, pari a 19 mila famiglie. In pratica, dal 2010 al 2011, molte di queste unità definite 'quasi povere' sono passate ad uno stato di povertà conclamata calcolata in termini di spesa per i consumi. Se si considera invece il reddito familiare disponibile, gli umbri a rischio di povertà sono circa 109 mila, il dato colloca la regione al terzo posto tra quelle del Centro-Nord più a rischio".

"Il Rapporto spiega il perché del fenomeno ricorrendo all'immagine di due ondate di cui una, l'onda lunga, è costituita dalla disuguaglianza sociale e dalla povertà cronica, l'altra più recente che si è riversata sulla prima, è rappresentata dall'attuale crisi economica, che accentua gli squilibri sociali e che ai poveri veri e propri aggiunge l'impoverimento di famiglie del ceto medio e medio-basso. L'effetto congiunto di queste due tendenze sta profondamente modificando il profilo sociale della nostra regione. In particolare l'allargamento dell'area della povertà prodotto dalla crisi economica ha investito soprattutto le famiglie più giovani e quelle più numerose.

A ciò si aggiungono le "famiglie disagiate" - un terzo del totale - che hanno un basso reddito e un alto stato di malessere: in tal caso di solito i capifamiglia sono molto giovani, donne, monogenitori con figli, con un basso livello di istruzione, disoccupati o con un contratto a termine.