4599 persone accolte nei Centri di ascolto delle Caritas diocesane umbre nel 2018

Ma è crisi di volontari e di educazione alla carità come hanno sottolineato i vescovi Renato Boccardo e Benedetto Tuzia
Perugia

È stato presentato a Perugia il Primo Rapporto sulle povertà redatto dalle otto Caritas diocesane dell’Umbria. Sono intervenuti il presidente della Conferenza episcopale umbra e arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo, il delegato Ceu per il Servizio alla Carità e vescovo di Orvieto-Todi mons. Benedetto Tuzia, il delegato regionale della Caritas Umbria e direttore della Caritas diocesana di Orvieto-Todi prof. Marcello Rinaldi, Velia Sartoretti volontaria, Caritas che ha raccolto ed elaborato i dati.
Nel saluto iniziale l’arcivescovo Boccardo ha sottolineato come nelle Caritas umbre ci sia una povertà di generosità, ossia sta calando notevolmente il numero dei volontari e sta mutando lo stile del servizio della carità: «Non vorrei – ha detto – che il virus mortifero del prima noi e poi gli altri, del prima gli italiani, abbia intaccato anche le comunità cristiane che, dimenticando la dimensione costitutiva della carità in tutte le sue manifestazioni, diventano sterili e insignificanti. Come discepoli di Gesù, non possiamo trascurare la sua esortazione: “Quello che avete fatto al più piccolo dei fratelli, lo avete fatto a me”. È una sfida che ci attende, non piangerci addosso: non possiamo chiudere il nostro cuore alle ferite dell’uomo».

Dello stesso tenore l’intervento del vescovo di Orvieto-Todi mons. Tuzia, che ha sottolineato come la comunità cristiana faccia fatica a calarsi nella realtà concreta dove la gente vive. «Come Caritas, spesso, diamo priorità alle opere, non siamo in grado di guardare in alto, facciamo fatica a dare speranza al nostro prossimo – ha detto –. Forse è giunto il momento di avere uno sguardo veritiero e intelligente sulla società, come emerso anche dalla recente Assemblea ecclesiale regionale, per pensare a delle forme nuove di educazione alla carità. Così riusciremo, poi, a realizzare anche delle opere significative per la cura dei poveri».
   Alla presentazione sono intervenuti i direttori delle otto Caritas dell’Umbria che, al termine, si sono recati presso la mensa Caritas “San Lorenzo” di Perugia per condividere il pranzo con i fruitori di questa opera segno della Chiesa perugina, e tenuto la loro mensile riunione della Delegazione. Si è deciso di promuovere annualmente un incontro su temi sociali di attualità nell’imminenza della Giornata mondiale dei poveri voluta da papa Francesco, invitando a questo incontro anche gli operatori dei media. Ospiti e volontari della Mensa “San Lorenzo” hanno ben accolto questo momento di fraternità, ha commentato l’assistente sociale Stella Cerasa, responsabile di questa struttura di accoglienza, «perché la povertà la vivono ogni giorno anche se non amano essere definiti poveri. Sono stati molto colpiti – ha proseguito la responsabile – dell’interesse che ha avuto per tutti loro, nel colloquiare nel corso del pranzo, il vescovo Tuzia, che ha apprezzato molto l’operato dei volontari della Mensa che condividono, ogni giorno, la vita delle persone accolte».


Don Saulo
Don Saulo
Le Povertà in Umbria

Nel 2018, in Umbria, la quota di famiglie in povertà relativa è pari al 14,3%, in crescita rispetto al 12,6% dell'anno precedente. In termini assoluti il fenomeno interessa oltre 50 mila famiglie.

Rispetto alle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà l'Umbria si colloca leggermente sopra la media nazionale dell'11,8%.

Anche la percentuale di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà in Umbria è di circa un punto sopra la media nazionale (15%).

Si calcola che più di 50.000 persone vivono in condizioni di grave deprivazione materiale (dati riferiti all'anno 2017).

Lo scenario che scaturisce delinea una realtà complessa in cui la crisi economico-finanziaria ha determinato l’estensione dei fenomeni di indigenza in ampi strati della popolazione, non sempre identici con i poveri del passato. Un fenomeno che colpisce duramente le famiglie, sia quelle degli immigrati che quelle dei giovani, e un vasto strato della popolazione che vive ai margini della società.

Tanti i minori a rischio povertà o esclusione sociale, ma sotto la media nazionale.

In linea generale, in Umbria, la povertà aumenta al crescere della dimensione familiare, soprattutto in presenza di figli. È più elevata nel caso di giovani, stranieri o con un'occupazione precaria. Le famiglie che in Umbria vivono in una condizione di povertà sono per lo più giovani, con figli e talvolta con un lavoro. Una quota significativa di esse è composta da stranieri e costituisce, probabilmente, la porzione di quelle che versano in una condizione di maggiore disagio.

La diffusione della povertà risulta più contenuta tra le famiglie con a capo una persona occupata; in tale caso è infatti pari al 4,8%, ma sale al 6,2% se si tratta di coppie con figli o monogenitori. Quindi, non sempre la presenza del capo famiglia occupato rappresenta una tutela dal non cadere in condizione di povertà, soprattutto quando la famiglia è più numerosa e comprende anche la presenza di figli minori.

Ad ogni modo la condizione di povertà è fortemente legata alla permanenza, almeno del capo famiglia, nella condizione di occupato. Infatti, nel caso delle famiglie con persona di riferimento ritirata dal lavoro, l’incidenza della povertà sale al 5,6%. Risulta infine particolarmente grave la condizione delle famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione, per le quali l’incidenza della povertà sale al 21,8%.

Completano il quadro per l'Umbria, alcuni indicatori sulla qualità della vita e sostenibilità, che la pongono in confronto con le altre regioni italiane.

I dati mostrano per l’Umbria un impegno dei servizi pubblici contro la povertà nettamente più modesto che altrove, in linea con il minor valore della spesa pro capite per interventi e servizi sociali dei Comuni. 

Analogamente a quello che avviene in Italia, non sono molte le risorse messe a disposizione delle funzioni di protezione sociale come la disoccupazione, la famiglia e la disabilità.

Tra le risorse messe a disposizione dalle Istituzioni, sono le problematiche legate al disagio economico delle famiglie ad attrarre la maggior parte dei fondi.

Si può rilevare, in generale, una tendenza ad un processo di delega agli enti ecclesiali (in specie alla Caritas per i casi di povertà estrema), ovvero ad una loro nuova istituzionalizzazione (per l’affidamento crescente su personale, strutture e servizi della Caritas), con sostituzione dell’intervento pubblico con quello delle suddette organizzazioni.


Come consultare il Primo Rapporto sulle povertà a cura delle Caritas diocesane dell’Umbria?
Il rapporto in formato multimediale e non cartaceo, è una story map che garantisce l’accesso alle informazioni sulle povertà in Umbria da numerosi dispositivi elettronici, è disponibile su web: