Salvini si è sconfitto da solo

L'errore imperdonabile del leader della Lega, che non ha calcolato bene i risvolti del divorzio annunciato
Perugia

di Francesco Castellini - Si sa, anche i capitani coraggiosi possono commettere gravi errori. E, visto come sono andate le cose, a Salvini adesso non resta che recitare il “mea culpa”, ricordardogli l'antico detto “chi è causa del suo mal pianga se stesso”.
L'8 agosto è una data che gli rimarrà sullo stomaco, fortemente indigesta. Quello è stato il giorno in cui ha ritirato la fiducia al “suo” governo Conte, provocandone la crisi e dunque la fine, per poi, visto l'andazzo (peraltro alquanto scontato e prevedibile), invocare un giorno le urne e un altro il perdono di Di Maio.
Dimostrando non solo un'ingenuità strategica, ma anche una patologica miopia politica, preoccupante.
Da allora l'astro nascente Matteo Salvini, quello che andava configurandosi come il punto di riferimento per milioni e milioni di elettori, il cervello pensante di un'intera coalizione, l'aspirante grande statista lucido e determinato che iniziava a spiccare di una spanna su tutti, come il Cristo Redentore di Rio De Janeiro, è crollato in un attimo giù come un fantoccio senz'anima.
Da questo autogol la sua figura ne esce oggettivamente ammaccata, di certo molto ridimensionata, capace ora solo di inspirare nell'animo di tanti fan una certa tenerezza e compassione, ma anche di instillare tanti dubbi circa la sua reale adeguatezza ad esercitare una leadership che non sia quella tipica di una campagna elettorale permanente.
Perché diciamocelo chiaro: una fesseria del genere non è facile da comprendere e giustificare, tantomeno a chi si dà le arie da condottiero.
E sì che sarebbe bastato far tesoro della cultura e della collaudata storia dorotea e democristiana, per non cadere nel vortice suicida del cosiddetto “divorzio all’italiana”.

Sfiduciare il governo di cui si fa parte, è un po' come vedere un boscaiolo che sega il ramo dove è seduto.
E va da sé che il capitano avrà avuto mille ragioni, che era esasperato dai tanti no che i compagni gialli continuavano a rispedirgli ad ogni sua proposta. E certo anche gli insulti dei vari Toninelli e Fico alla fine non fanno piacere, oggettivamente farebbero girare le scatole anche al miglior samaritano. Ma caro Matteo, è risaputo che fra parenti i litigi sono di casa e che se ogni volta si dovesse stare lì a staccare la spina, “spaccare” tutto e mandare ogni cosa all'aria, alla fine non esisterebbero davvero in giro tante famiglie, più o meno allargate.
   Il buon senso, che è poi lo slogan di tutta la campagna elettorale della Lega, doveva prevalere su ogni decisione partorita d'istinto.
Si dice che “per il bene dei figli un padre è disposto ad accettare ogni cosa”, e in politica viene automatico parafrasare “per il bene del popolo italiano un vice premier deve sopportare e subire qualsiasi affronto”.
Perché il tempo, è risaputo, è galantuomo.
Ti saresti sempre più accreditato negli animi ben disposti di molti elettori, semplicemente dimostrando nei fatti che sei un uomo affidabile, tutto di un pezzo, capace di soffrire ma anche di rispettare la parola data.
E in quest'Italia dove tutti hanno fatto proprio lo slogan “Francia o Spagna purché se magna”, ecco che ti saresti distinto, saresti rimasto benevolmente impresso nella memoria di tanti.
E poi c'è anche da dire un'altra cosa.
Questa discutibile scelta di rompere il governo in cui si è autorevole ministro, ha in qualche modo “santificato” agli occhi della gente i tuoi ex partner.
Il motivo è semplice. In un paese dove sinistra e destra se le danno di santa ragione, spostare l'ago della bilancia sul Movimento 5 Stelle non fa altro che potenziarlo e qualificarlo come la sola forza moderata e liberale di questo Paese. L'unico schieramento capace di mediare e pacificare gli animi, e contenere le spinte dei più fanatici e intransigenti.
 Un favore che un politico di razza non avrebbe mai concesso a nessuno, perché è risaputo che se si vuol vincere occorre attingere nell'elettorato di mezzo.
E poi anche questa scelta di “divorziare” in maniera univoca per annunciare un governo insieme alla Meloni e a Berlusconi, non sembra neanche questa un'idea tanto geniale.
Semplicemente perché a nessuno interessa ritornare al passato, fascittizzare la Lega, rivedere in gioco fantasmi mummificati e incartapecoriti.
    E comunque adesso non ti rimane che aspettare, agitandoti il meno possibile.
Magari facendo leva sul fatto che i tuoi nemici sono dotati di sole armi di autodistruzione e che, è risaputo, a certi cavalli imbizzarriti basta lasciargli libera la briglia per vederli arenarsi nel fango. E' solo questione di tempo. E forse non bisognerà attendere molto.
Tutti sanno che è stato appena concepito un mostro a due teste che rischia davvero di non andare lontano.
  Nessuno sa ancora se e quanto potrà governare. Ma di certo avrà qualche chance in più di riuscirci solo se i più autorevoli rappresentanti del popolo rinunceranno ancora a fare scelte sane e ponderate, per continuare a specchiarsi a colpi di tweet nella pancia della gente.
La Politica, quella con la P maiuscola, è un’altra cosa.