Terremoto nel Pd in Umbria: lasciano tutti i candidati

Abbandonano la corsa Massimiliano Presciutti, Francesco De Rebotti e Alessandro Torrini, ai quali si aggiunge anche il candidato al congresso provinciale di Perugia Carlo Elia Schoen
Perugia

Terremoto dem in Umbria: i candidati al ruolo di segretario regionale del Pd - vale a dire Massimiliano Presciutti, Francesco De Rebotti, Alessandro Torrini e il candidato al congresso provinciale di Perugia Carlo Elia Schoen - hanno formalizzato il ritiro dalla corsa al ruolo per il quale erano in lizza.

 

Tramite una lettera indirizzato al partito, ciascuno dei protagonisti della vicenda ha comunicato il perché della propria decisione.

Un percorso progressuale, quello determinato dal commissario straordinario regionale Enrico Rossi, che era stato definito illegittimo e che sarebbe dovuto passare attraverso le votazioni dei circoli dal 9 al 29 aprile prima di giungere all'assemblea regionale in programma per il 15 maggio. Decisioni prese, tuttavia, senza che venisse raggiunto prima un accordo tra le parti. "Con le dimissioni di Zingaretti tutti gli organismi collegiali e monocratici da lui nominati sono decaduti: Rossi, prima di prendere ogni decisione, avrebbe dovuto aspettare almeno una eventuale conferma e dare a Letta il tempo materiale di occuparsi della vicenda umbra", avevano scritto i quattro candidati prima di arrivare alla rottura odierna. Tutto inutile, dato che lo strappo è infine arrivato.

"Il congresso è illegittimo". Nuovo terremoto nel Pd
Le parole di De Rebotti
"Ritiro la mia candidatura per tanti motivi politici che ho cercato nel corso dei mesi passati di portare all’attenzione e perché ritengo che con le misure restrittive imposte per la pandemia, non abbia ragione di svolgersi il congresso", spiega Francesco De Rebotti, come riportato da Umbria24. "Oltretutto non aprire a nuovi iscritti e consentire la partecipazione ai soli tesserati 2019 ritengo sia un vero e proprio controsenso. Quindi proprio stamattina ho comunicato la mia scelta, nella più totale serenità".

Più spigoloso il contenuto del comunicato di Massimiliano Presciutti. Anche l'attuale sindaco di Gualdo Tadino si scaglia contro la scelta irresponsabile di convocare un congresso tra 9 e 29 di aprile, in piena pandemia: "È una grave responsabilità che vi assumerete, anzi che farete assumere a quei pochi segretari o coordinatori di circolo che lo faranno", affonda l'ex candidato, "ovviamente senza il mio avallo, perché per me la salute e la sicurezza dei cittadini vengono prima dell’ansia da prestazione di qualche saltimbanco nel teatro dei burattini".

L'affondo di Presciutti
Ma è la condotta del Pd umbro a lasciare più basito Presciutti, che parla di un attacco alla democrazia: "Avete preferito il colpo di mano, il blitz, chiudere tutto ed in fretta il giorno prima della scadenza del tesseramento 2020, una cosa folle, antidemocratica e non degna di una comunità come la nostra, che state ferendo a morte ed umiliando per i vostri miseri interessi di bottega", attacca senza mezzi termini il sindaco di Gualdo Tadino. Una chiusura ai nuovi iscritti, quindi, la stessa criticata anche da De Rebotti. "Avete scelto di rinchiudervi nel vostro fortino coi vostri fedelissimi, ma in un partito, in una comunità democratica tutti hanno il diritto di starci con lealtà non certo con fedeltà e soprattutto ci si sta rispettando le regole ed il libero pensiero di tutti". Parla di colpevoli silenzi nel Pd, Presciutti, e di "yes man" pronti ad avallare scelte democraticamente non giustificabili. L'ex candidato, tuttavia, si dice pronto a dar battaglia dall'interno del partito dopo il rinnovo della tessera: "continuerò da semplice militante, perché per far politica non servono incarichi, magari lautamente retribuiti (forse troppo) o poltrone ma, grande passione, umiltà e coraggio, voglia di stare tra quella gente che avete da troppo tempo abbandonato e dimenticato, per occuparvi soltanto delle vostre misere carriere".

Torrini chiede un passo indietro
Critica la politica del Pd Alessandro Torrini, che parla di un partito "in grandissima difficoltà, dilaniato da anni di contrapposizioni, più personali, che politiche". Poche idee per il rinnovamento ed i soliti nomi:"Ci troviamo a gestire un congresso competitivo, con iscritti di due anni fa, che non rappresentano, se non parzialmente la volontà del nuovo corso, che non può che allargare il solco delle difficoltà e delle laceranti divisioni. Serviva esattamente l’opposto", affonda Torrini. "Credo fermamente che quando le proprie idee ed i propri intendimenti vengono rigettati", spiega ancora in conclusione l'ex candidato, "bisogna anche avere il coraggio di prenderne atto e fare conseguentemente un passo indietro".

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