Settimana importante per la politica e per il futuro del Pd

La Marini ribadisce che se ne vuole andare ma spara su Zingaretti
Perugia

Di Alberto Laganà - Com’era inevitabile stanno emergendo spaccature all’interno del Pd umbro, attraversato da diverse anime ma anche da diversi interessi: chi vuole attuare il rinnovamento chiesto dal segretario nazionale Zingaretti e chi vuole salvaguardare la propria poltrona a tutti i costi ed ha come punto di riferimento Renzi.

Il segretario regionale è inesistente e delegittimato perché ormai siamo alla resa dei conti.
Naturalmente i consiglieri di Palazzo Cesaroni vogliono resistere ancora un anno, velatamente spalleggiati dalla stessa Marini che, confermando a parole le sue dimissioni, rilascia dichiarazioni al veleno sul diverso trattamento in situazioni analoghe, cioè con presidenti inquisiti ma non silurati come nel suo caso.

La voglia di restare è comprensibile, perché il nuovo consiglio regionale vedrà quasi sicuramente la sinistra all’opposizione e molti perderanno il posto, ma soprattutto tutto il sistema di clientele e di nomine, grazie allo spoils system saranno messe in discussione e ci sarà un vero e proprio terremoto.

Questa guerra, per niente nascosta o sotterranea, difficilmente avrà dei vinti e dei vincitori ma, numeri alla mano, il vecchio sistema è dato per soccombente in quanto non ci sarebbero i numeri per dilazionare la sopravvivenza di Giunta e Consiglio.
Inoltre, difficilmente Zingaretti digerirebbe essere così apertamente contestato in Umbria con tutti i problemi che ha da gestire, compresa l’ultima novità siciliana, dove si è presentata una coalizione Forza Italia-Pd che è tutto l’opposto di quanto il segretario nazionale va predicando.

Il progetto con il quale il Pd cerca di restare a galla, e quindi al governo, è quello di sostituirsi alla Lega nel governo nazionale digerendo la presenza ingombrante dei 5 Stelle sempre più intenzionati a fare pulizia di corrotti, lobbies e affaristi, ma prima deve fare pulizia al suo interno e disarticolare le armate renziane sempre in agguato.

Chi rischia letteralmente di scomparire dalla scena regionale è la componente “margaritiana” del Pd in quanto le truppe che s’erano schierate con il duo Bocci-Barberini stanno virando verso il centrodestra.