Diaspora all’interno del Pd umbro

Tre candidati a Letta: «Pronti al ritiro, congresso illegittimo»
Perugia

A pochi giorni dall’inizio delle votazioni nei circoli si riapre tale e quale a prima la diaspora all’interno del Pd umbro. In una lettera tre candidati alla segreteria su quattro (Francesco De Rebotti, Massimiliano Presciutti e Alessandro Torrini), ai quali si unisce Carlo Elia Schoen, chiedono un incontro al neo segretario Enrico Letta al quale lanciano un messaggio chiaro: "o si trova una soluzione unitaria o i tre, insieme ai circa 200 all’assemblea regionale che li appoggiano, si ritireranno da un congresso «che riteniamo illegittimo e dannoso".


In alto da sinistra in senso orario: Francesco De Rebotti, Massimiliano Presciutti, Carlo Elia Schoen, Alessandro Torrini

"In questi mesi - aggiungono - abbiamo esperito ogni tentativo possibile per provare a trovare una soluzione condivisa alla disastrosa situazione in cui versa il Partito regionale. Non abbiamo avuto successo. Abbiamo chiesto un governo collegiale del Partito insieme al commissario, per riuscire a interloquire con i tanti problemi degli umbri, ma Rossi non ha preso in considerazione la nostra richiesta. Abbiamo sospeso le attività congressuali per promuovere un dibattito unitario a livello di Partito, per stemperare il clima, ma questo non è servito".
"Qualora entro pochi giorni non si concretizzasse tra tutti i candidati umbri la volontà di procedere all'incontro - sostengono i candidati - dovremmo prendere atto, con grande sofferenza e dispiacere, che sarebbero definitivamente venute meno le condizioni politiche che avevano motivato il nostro impegno oramai più di otto mesi fa. E, pertanto, noi, candidati alla segreteria regionale, insieme ai 200 candidati alla assemblea regionale a nostro sostegno, ai candidati al congresso provinciale di Perugia e a tanti, tantissimi, nostri sostenitori ci fermeremo, ritirandoci da questo congresso del Partito democratico dell'Umbria che riteniamo illegittimo e dannoso".

Nella lettera i quattro spiegano di avere «storie, provenienze, culture e sensibilità politiche differenti, e per questo ci siamo candidati scegliendo percorsi diversi», maturando poi nel corso del tempo «una visione comune sul metodo che dovrebbe seguire il Pd umbro per non implodere definitivamente».

I quattro parlano di un partito che ha bisogno di ripartire dalle fondamenta, che ha perso la bussola, dove occorre ritrovare le differenze, dove non ci sia una «guerra perenne per un incarico nelle istituzioni», che scelga il riformismo e non il populismo, che si doti di organismi «autorevoli, plurali, unitari e inclusivi». 

Con le dimissioni di Zingaretti, attaccano, «tutti gli organismi collegiali e monocratici da lui nominati sono decaduti: Rossi, prima di prendere ogni decisione, avrebbe dovuto aspettare almeno una eventuale conferma e dare a Letta il tempo materiale di occuparsi della vicenda umbra. Solo successivamente il commissario ha chiesto il nostro parere sul nuovo regolamento congressuale», a proposito del quale i quattro hanno sollevato una serie di questioni, la più importante della quale è quella relativa agli iscritti: a poter votare, infatti, saranno gli iscritti 2019 che avranno rinnovato la tessera entro gennaio 2020 (con la possibilità di farlo anche entro lo svolgimento del congresso di circolo di riferimento. Una scelta «incomprensibile e irricevibile» e quindi non ci sono «le ben che minime condizioni politiche per un confronto di merito». Per i quattro, infatti, si aprirà solo «un congresso chiuso, un votificio».