Ospedali in difficoltà in Umbria: mancano medici e infermieri

Da più parti arrivano gridi di allarme per rimediare ad una situazione preoccupante
Perugia

Se nella prima ondata del Coronavirus era un corsa continua alla ricerca di ventilatori per aggiungere letti in terapia intensiva ora, nella seconda, è caccia a medici rianimatori, anestesisti e a infermieri specializzati in emergenza, da impiegare per i nuovi posti che faticosamente si stanno attivando. Una ricerca che rischia però di andare a vuoto visto che di camici bianchi e operatori specializzati non ce ne sono o ce ne sono troppo pochi e infatti i bandi per il personale vanno deserti e si comincia a guardare ai giovani specializzandi o ai medici pensionati.
Secondo le stime sul fabbisogno nelle corsie di rianimazione a livello nazionale servono almeno 9mila operatori per poter attivare i 3mila letti in terapia intensiva che si punta ad aggiungere nei prossimi mesi ai 6.960 attivati dalle Regioni. 

Anche in Umbria mancano infermieri, dottori, tecnici.
Si calcola che nella nostra regione manchino almeno 330 medici, di cui 60 primari.
Cristina Cenci, vice segretaria regionale del Cimo invita le istituzioni competenti ad "una riorganizzazione del sistema sanitario regionale che deve partire dal capitale umano".
"Il rischio - ha aggiunto  all'Ansa - è quello di erogare un servizio di pessima qualità e noi medici non lo vogliamo. Da più parti arrivano gridi di allarme. Faccio un esempio. A Foligno i 24 posti letto Covid sono stati gestiti in aggiunta ai 36 di degenza ordinaria dallo stesso organico della Medicina. A Spoleto - ha detto ancora Cenci - sei dirigenti medici si sono fatti carico dei 32 posti letto Covid aperto per necessità regionali. A Perugia - ha aggiunto - gli anestesisti-rianimatori in questi mesi, da soli, hanno gestito l'ordinario e lo straordinario. L'hanno fatto nonostante le malattie, perché si sono ammalati pure loro e l'hanno fatto senza che venissero rimpiazzati con le assunzioni promesse di specializzandi e adesso non ce la fanno più, guardano con preoccupazione all'arrivo della terza ondata".
Anche il direttore generale della sanità, Claudio Dario, ha posto l’accento sulla necessità di procedere a nuove assunzioni.
Le 362 effettuate sino a oggi non bastano. Servono, in particolare, 23 medici di varie discipline (otto all’ospedale di Terni e 15 all’Usl Umbria 2), 35 anestesisti di cui dodici all’ospedale di Perugia, cinque in quello di Terni, sei all’Usl Umbria 1 e dodici all’Usl Umbria 2. Per quanto riguarda gli infermieri, si parla di un fabbisogno di 116 unità : 24 all’ospedale di Perugia, 23 in quello di Terni, 44 all’Usl Umbria 1 e 25 all’Usl Umbria 2. “Stiamo cercando di reclutarli ma non è semplice – ha detto Dario – ci sono carenze in tutta Italia”.
Per far fronte a questo fabbisogno di personale si farà riferimento a tutti gli strumenti consentiti dall’ordinamento vigente per il contrasto della pandemia e funzionali al tempestivo potenziamento degli organici necessari. Il direttore Dario, che ha voluto ringraziare quanto il personale sanitario tutto sta facendo in questo momento estremamente delicato, ha voluto anche porre l’accento sugli ottimi rapporti che intercorrono con l’Università per gli studi di Perugia.
Intanto critiche feroci sono arrivate dalle associazioni di volontariato, come Cittadinanza attiva o Perugia solidale, che in questi mesi hanno aiutato i cittadini monitorando la situazione. 
Ma in campo sono scesi anche i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil che hanno chiesto un incontro con l’assessore Luca Coletto per un confronto sulle problematiche relative ai lavoratori della sanità. Confronto che la scorsa settimana si era risolto in un buco nell’acqua.