“Abbandonata per ore su una barella”

Lo denuncia su Facebook il figlio. La risposta dell'ospedale.
Perugia

Un'anziana è stata lasciata per ore su una barella. Massimo Rolla, un legale del foro perugino, nel suo profilo , riferisce quanto accaduto alla madre 73enne al Pronto Soccorso di Perugia la notte scorsa.
“Cari amici, vi prego di leggere questo post: un po’ lungo ma è un atto di denuncia, la Nostra Bella Perugia deve avere una sanità all’altezza.....

Fb mi chiede a che cosa sto pensando...sto pensando a quanto è accaduto stanotte ....

Ore 23.30: sto pagando il conto dopo la cena con i miei amici del Comitato Pari Opportunità; il telefono squilla: è mia moglie che mi dice che mia madre è caduta... non la riescono a tirare su ed ha dolori ovunque; dico loro di aspettarmi... 5 minuti e sarò a casa.

Arrivo e la vedo sdraiata in camera da letto per terra che piange dal dolore; arriva l’autoambulanza... la tirano su e la trasportano al pronto soccorso.

Arriva alle 00.06 dolorante...triage: codice verde ( lei che ha avuto una emorragia celebrare, ischemie, attacchi epilettici, 6 fratture da caduta, 2 vertebre rotte, un femore in titanio, plegica dalla parte sinistra ... ecc ecc.)

Ore 1.56... Ospedale Santa Maria della Misericordia...aspetto che mamma entri per le radiografi; controllo necessario per constatare se vi siano state fratture dovute alla caduta ...

Ore 2.24 mamma esce: diagnosi: frattura composta del bacino; la dimettono perché non è necessario il ricovero, 30 gg di riposo senza poter camminare.

Ore 2.50: chiedo come riportare a casa mia madre considerato il fatto che deve stare sdraiata e non è possibile per me aiutarla a salire nella mia macchina e soprattutto, poi, aiutarla per entrare in casa, data la frattura importante.

Mi dicono che il 118 non può aiutarmi perché operano solo per emergenze e le uniche autoambulanze che operano il trasporto dall’ospedale alle abitazioni private sono quelle gestite dai Volontari ( Croce Bianca, Ovus, Croce Rossa ecc) ma operano solo la mattina dalle 7.00 in poi....

Decidono di trattenere mamma in ospedale ma non ricoverandola ma lasciata in uno stanzino, al pronto soccorso, in una barella, ma mi assicurano che avrà tutta l’assistenza possibile fino a quando, la mattina, io dovrò essere lì per chiamare le varie assistenze ed aiutarmi, così, a riportare mamma a casa.

Mamma mi dice di andare; “ starò bene” sussurra...

Ore 3.58.. sono stanco, penso che mi dovrò svegliare presto per essere alle 7.00 in ospedale... bacio mamma... torno a casa, stanco ....

Ore 7.07: torno in ospedale; nel corridoio del pronto soccorso barelle gettate qui e la con degenti stanchi, al freddo che hanno passato la notte li, buttati come pacchi vecchi e rotti... come bestiame per il macello...

Trovo mamma, piangente... mi dice che ha chiesto, insistentemente una padella per fare pipì ma nessuno le ha dato udienza, ha chiesto dell’acqua per calmare la sete... ma nessuna risposta... ha chiesto una tachipirina per calmare il dolore... ma nessuna risposta

Cerco un’infermiera... in medicheria non ne trovo .... passo in un altro reparto li accanto e trovo un’infermiera a cui gentilmente chiedo una padella e lei gentilmente mi aiuta...

Iniziò a chiamare insistentemente un’ambulanza.... sono tutte occupate e prima delle 10.00 nessuna è disponibile....

Rientro a casa in fretta, mi cambio ( devo andare a lavorare) torno in ospedale per portarle le sue medicine e la trovo bagnata, sulla barella, con un pannolone messo al posto della padella perché, mi dice, che le infermiere le hanno detto in malo modo che lei, visto che è stata dimessa, non ha diritto alla padella ma è già tanto se le concedono un pannolone per i suoi bisogni.

Uno schifo....

Come cittadino, come figlio, come padre, come marito, come contribuente e come libero professionista, URLO che non è possibile: le persone non sono bestie, trattate come carne da macello, senza un minimo di cura o di rispetto, lasciate a “marcire” nella notte scura in uno squallido corridoio di un Pronto Soccorso....

Capisco il duro lavoro che gli operatori nelle Aziende Ospedaliere devo fare e sopportare tutti i giorni, ma è il lavoro che loro hanno scelto, come ognuno di noi... un sorriso, un abbraccio, una parola buona in situazioni critiche, valgono moltissimo...

E le strutture devono essere adeguate alle esigenze dei cittadini...

Scusatemi amici per lo sfogo... che sicuramente non si fermerà qui, sui social network... ma proseguirà anche in forma ufficiale”.


Il responsabile del Pronto Soccorso dottor Paolo Groff e la dottoressa Monia Ceccarelli spiegano (come riportato sul Corriere dell'Umbria): “La paziente è stata accolta in ospedale quando la parte clinica era conclusa. Solo le difficoltà dei familiari hanno impedito il trasferimento a casa. Ciò non toglie che + stata data la massima attenzione nel rispetto di altre priorità assistenziali numerose e con codici assai più gravi di quelli della signora. Sono stati sentiti tutti i sanitari, e dal diario della caartella risulta che le richieste della donna sono state soddisfatte, e che la signora era in una medicheria, e non in uno stanzino. Però l'ospedale non vuole fare polemica”. Tanto che i medici hanno manifestato la volontà di conoscere i familiari. L'incontro ci sarà nei prossimi giorni.